A nostra memoria e conoscenza non c'è un disco di Richard Thompson che non meriti un meditato e grato ascolto. Anzi possiamo tranquillamente sostenere che ogni sua pubblicazione rappresenti una sorta di piccolo grande evento. Sempre troppo alta la qualità dell'ispirazione, la profondità della ricerca, l'abilità tecnica di questo straordinario chitarrista e songwriter, padre del folk rock britannico, la cui opera è davvero una sorta di romanzo senza fine, capace di stagliarsi (sì) sulla "limacciosa" formulaicità della popular music, ma solo per procedere di continuo ad arricchirla, reinventarla, e senza compiacimenti. Qualcuno prima o poi dovrà (per esempio) affrontare, attraverso opportuni studi e approfondimenti, la questione del singolare stile chitarristico di Richard Thompson, forse (ci viene da azzardare) l'unico grande chitarrista della storia del rock e della popular music (in questo senso potremmo associargli probabilmente il solo Steve Hackett, e ovviamente per altri versi), che, prescindendo dal suo già personalissimo tocco, non affondi particolarmente le proprie radici nei cliché e nelle formule del blues.
Due, infatti, i filoni principali, oltre al primo rock and roll, grazie ai quali Thompson si è potuto formare: (da una parte) il folgorante ascolto sin da bambino della musica di Django Reinhardt, del suo funambolismo, intuito melodico, della sua inesausta e mirabolante creatività, (dall'altra) la scomposizione ritmica, la particolare, quasi spezzata, distribuzione degli accenti, l'ancestrale ricchezza narrativa della musica popolare scozzese, alla quale il padre, musicista delle lowlands, lo ha introdotto fin dalla tenera età. Su questi elementi si è poi innestato il resto (pensiamo alle voci dello skiffle, senz'altro ascoltato e assimilato da Thompson, e che comunque dal blues rurale era derivato, o a un certo sound più americano, successivamente inglobato dalle sue corde), si è costruita insomma l'articolata compiutezza espressiva di un musicista, che (possiamo dirlo) non ha eguali. In questo ennesimo gioiello sonoro Thompson torna alla chitarra acustica, reinterpretando, con sostanzialmente il solo ausilio della sei corde e della propria voce (il tallone di Achille di Thomposn?), una serie di classici (da "Walking On A Wire" a "Shoot Out The Lights", passando per "I Want To See The Bright Lights Tonight"), che hanno segnato profondamente la sua carriera. Ci sembra di ricordare che non imbracciasse la chitarra acustica, per altro mai utilizzata in modo particolare, dall'ambizioso e scanzonato live album del 2003 "1000 Years Of Popular Music", ma potremmo sbagliare. Il risultato è come al solito superlativo, da far rabbrividire (in senso buono naturalmente) ogni possibile specialista. Tra l'altro Thompson più passa il tempo e più sembra trovare energie per la strada. Un'ulteriore occasione, qualora ce ne fosse ancora bisogno, e anche più nitida di molte altre, complice l'assenza del filtro elettrico, di saggiare e "mettere alla prova" le qualità tecniche ed espressive di questo musicista manifesto, simbolo della popular music nel mondo. Da non perdere. (Marco Maiocco)


