In Hassaniya, il dialetto arabo delle tribù beduine della Mauritania e del Sahara occidentale, pare che tzenni significhi letteralmente circolare, girare, ruotare. Il riferimento è alla tipica danza rotatoria che accompagna o (meglio) che è accompagnata dalla tradizionale musica dei griot appartenenti a questa cultura islamica dell'estremo ovest dell'Africa settentrionale, che rimanda (sì) al deserto "bianco" di quei luoghi, ma anche alla vita nella capitale della Mauritania, l'estesa e polverosa Nouakchott. Danza che è l'allegorica rappresentazione del movimento della terra attorno al sole, dell'alternarsi del giorno e della notte, evocatrice anche dell'avvicendarsi delle fasi lunari e delle maree. Noura Mint Seymali, originaria di queste terre, è una vocalist intensa, dalla forza eccezionale, dai melismi spiazzanti, dal timbro delicato, ma anche fermo e pulviscolare, potremmo dire "guerriero": il suo canto è davvero ad alto impatto emotivo, a tratti sbalorditivo. Discendente di una famiglia di musicisti - il padre è stato un musicista insegnante, determinante nell'elaborare un sistema di notazione per la propria musica, la madre è stata anche lei cantante e band leader -, Noura è qui alle prese con una personalissima rielaborazione di una serie di brani della tradizione. Tra gli altri, la accompagnano il marito Jeiche Ould Chighaly, chitarrista straordinario, dal linguaggio vorticoso, audace, aggressivo e al contempo misurato, limpido e incandescente, che spesso raddoppia, con i suoi intrepidi ed ellittici arpeggi elettrici, la voce della moglie, le sue figure melodiche, i suoi "nervosi" intervalli ascensionali; e una sezione ritmica (basso e batteria) dalle infuocate andature "funky", dal backbeat micidiale. Rispetto ad altro desert rock (perché anche qui di desert rock possiamo parlare) di matrice tuareg e quindi berbera (i berberi erano i "barbari" per gli arabi, le popolazioni che abitavano l'Africa settentrionale prima della conquista musulmana), l'influenza islamica sembra davvero maggiore (e non potrebbe essere altrimenti), soprattutto nel modo di portare il canto, nel forte indugiare sul melisma, negli equilibrismi "gutturali" attorno all'intonazione, che spesso richiamano la cantillazione coranica. Con la sua abilità la Seymali offre un saggio di come si possa riflettere sulla propria storia, su temi anche delicati, come il cambiamento del contesto, la paura, l'equilibrio trovato attraverso l'instabilità, con una determinazione, una modernità e un entusiasmo davvero fuori dal comune. Un lavoro trascinante, imperdibile. (Marco Maiocco)


