I francesi Alcest sono giunti al quinto disco. Partiti da un'intrigante forma di post-black molto weird, si sono via via sempre più spostati verso sonorità melodiche e d'atmosfera, intrise di folk medievale ed echi dark dal grande respiro. Oggi forse il duo transalpino fa una musica sin troppo ariosa rispetto al passato, assai liquida e levigatissima. Alcuni potrebbero parlare di manierismo, lo stesso la cui ombra certi hanno visto aleggiare anche sull'ultimo Katatonia, 'accusati' di non saper più inventare nulla. Come che sia, nessuno può però credo negare la bellezza formale del nuovo Alcest, l'eleganza delle trame armoniche, il soave ed evocativo charme di queste otto composizioni, pubblicate, come in passato, dalla tedesca Prophecy. Tranne che in Away, i testi sono sempre in francese e questo aspetto contribuisce non poco ad ammaliare chi ascolta. Il resto lo fanno un glockenspiel alla Velvet Underground e sublimi arrangiamenti d'archi. Artwork asciutto e molto suggestivo, per questa perla di shoegaze pittorico. (Davide Arecco)


