Recensirlo non è mai semplice. Varg Vikarnes, titolare della one-man-band Burzum, è uno dei personaggi più difficili e controversi degli ultimi vent'anni. Nemico giurato del music business, già al centro di fatti di cronaca nera notissimi (purtroppo più della sua musica, che rimane molto bella e personale), l'eroe del black norvegese si ripresenta con un disco veramente splendido, a cavallo tra ambient elettronico e folk nordico, di undici tracce in tutto. Poca oscurità invero, molte sonorità ancestrali, ideale colonna sonora per i culti del più antico paganesimo scandinavo (Burzum – vediamo di rammentarlo una volta per tutte – non è un satanista, ma un odalista). In Sol austan fredde trame di sintetizzatore e porzioni elettroacustiche si alternano o, spesso, si combinano insieme per un risultato assai suggestivo. Arcano, minimale, fuori dal tempo, molto melodico e tutto strumentale, grandemente evocativo: tutto questo è il come-back del Conte. Passati i tempi del low-fi, la registrazione è davvero impeccabile ed eccellente. I suoni sono curatissimi. Se avete amato Daudi Baldurs e Hildskjalf, oppure le escursioni à la Tangerine Dream dei primi Burzum, questa scelta di pezzi non potrà non incantarvi. E' ora di deporre i pregiudizi. (Davide Arecco)


