I neozelandesi Veils sono in giro ormai da una decina d'anni buoni e nei quattro LP prodotti finora hanno sempre dato ottima prova di sé, pur restando in qualche modo una band non di primo piano. Propongono un ideale crossover tra il suono downunder (gli amanti di Moffs, Triffids o del Nick Cave più serafico dovrebbero apprezzare) e il pop inglese: nel primo disco, per esempio, la voce di Finn Andrews (figlio di Barry degli XTC, nonché compositore di tutte le canzoni) richiamava quella di Brian Molko, mentre oggi si rivela più personale, forse meno emotiva e comunque sempre bella. Ciò che probabilmente ai Veils è mancato è la capacità di lasciare davvero il segno, di graffiare. Il discorso per il nuovo Time Stays, We Go non è poi molto diverso: tutti i brani viaggiano su livelli alti, nessuno è eccezionale; però, ad esempio, Birds ci va molto vicino e nel complesso questo è un disco che si ascolta senza un momento di noia. Il che davvero non è poco. (Marina Montesano)


