Tecnologicamente teutonica, sinfonicamente post kraut, l'emissione di Karl Bartos dovrebbe porre seri quesiti retrologici. Se, come i vari comunicati dicono, questo materiale Bartos lo scriveva nei ritagli di tempo nel periodo di maggior fulgore della case madre (Kraftwerk per i non iniziati o smemorati, uno l'ho incontrato...) viene davvero da chiedersi, e anche da rispondersi, se il successo planetario in termine di hits (come si diceva una volta...) non fosse dovuto in buonisssima parte a questo gentile signore di oltre mezz'età. Già, i Kraftwerk prima del suo arrivo erano fortemente kraut rock e la cosa più vicina alla popolarità era Autobahn ma da Radioactivity a Computer world le cose sono passate dai raggi kosmik alle vere e proprie stelle. In questo lavoro atemporale talmente datato nei suoni da essere avveniristico, Bartos risplende e riprende le fila tirando anche qualche orecchio agli epigoni : dai New Order agli Air, passando per i Pet Shop Boys, ma anche gli ultimi Clock DVA e John Foxx, insomma qui si rammenta che queste cose lui in testa le ha avute. Che poi la testa sia, nello specifico iconico, di plastica, poco ce ne cale. Candidato a pluriascolti e divulgazione a chi questo verbo non vuol sentir. Uno dei migliori dischi dei Krafwerk mai usciti, ops... (Marcello Valeri)

