Giusto l'altro giorno spiegavo alla mia classe che tre quarti delle cose che amiamo in realtà attingono ai nostri ricordi più che costituire un vero e proprio "piacere nuovo". Gli Allah Las, giunti qui al loro debutto su lunga durata, sono esattamente questo. L'ascolto è vera e propria macchina del tempo, stroboscopico e musicarello insieme. Questo tipo di operazione credo sia scevra di astuzie commerciali, si sente che il quartetto non cerca la trovata produttiva, il photoshop sonoro per accattivarsi ascolti, insomma loro sono davvero vintage. L'impressione è quella di avere tra le mani un disco tardo sixties dimenticato per chissà quale motivo dalle cronache d'epoca. Certe sonorità richiamano addirittura i revivalisti anni '80 ma non bisogna considerarlo un difetto. Buona parte della cosiddetta "nuova musica" cerca queste suggestioni (ad esempio alcune prove degli Arctic Monkeys) ma qui la genuinità è tale da non concedere paragoni. Sono sicuro che chi ha amato Zombies, i Them, la Surf music più crepuscolare, e si, mettiamoci anche i Fuzztones e, strana l'assonanza, anche i La's, troverà negli Allah Las ampia soddisfazione. (Marcello Valeri)



