Dietro la voce non era difficile scorgere lo spettro di Ian Curtis. Nella musica si condensavano l'essenzialità del post-punk inglese più algido, l'electro-wave dei primi Cabaret Voltaire e le sperimentazioni dei Normal, con schegge del Lou Reed di Metal Machine Music. Il risultato era un synth-pop minimale, zeppo di ronzii sinusoidali e assolutamente pionieristico nel suo genere. L'unico problema era che i Minny Pops venivano da Amsterdam e che i loro dischi (almeno inizialmente) non si trovavano fuori dall'Olanda. Nel 1980 aprirono a Eindhoven per Joy Division e A Certain Ratio, con i quali molti erano i punti di contatto. Martin Hannett – il quale li produsse su singolo – e John Peel li fecero conoscere in Inghilterra. Tuttavia era tardi e il momento magico era passato: tutta la seconda fase della carriera dei MP (attivi nel complesso dal 1979 al 1985) fu una parabola discendente e trascurabile. Gli anni migliori furono quindi i primi: nel corso di una tournée del 1981 suonarono anche in Italia. In quell'anno, il gruppo registrò i 15 pezzi ripescati ora da questo live d'epoca. Si tratta di un documento unico e straordinario – diciamolo subito – per conoscere e finalmente apprezzare i MP al meglio della forma espressiva. Affiancano il leader Wally van Middendorp (voce, manipolazione di nastri) Gerard Walhof (chitarra), Lion van Zoeren (basso) e Wim Dekker (sintetizzatore e drum machine). Peccato manchino i brani editi su 45 giri (Dolphin Spurt, Footsteps, Kojak). Nonostante ciò, c'è da rimanere davvero soddisfatti: la qualità dell'incisione è a dire poco eccellente e i suoni sono affilatissimi e taglienti come lame, per una geometria del rumore, insieme spigolosa e d'atmosfera. Il DVD abbinato al compact costituisce, poi, un'ulteriore testimonianza visuale circa il talento dei quattro olandesi, alfieri pure sul palco di una new wave con il suffisso 'art': la stessa che gli statunitensi Tuxedomoon avevano, in quegli anni, importato in Belgio. Questa riproposizione è dunque da avere e colma una lacuna, gettando luce su una scena che in ambito punk produsse in Olanda anche altre cose interessanti e misconosciute (i Suzannes, nel 1978) e che merita d'essere riscoperta. (Davide Arecco)


