Peccato che El Camino esca all’inizio dell’inverno e non dell’estate, e non perché sia un disco da spiaggia. E’ invece una sequenza di canzoni che esplode nell’ascolto in auto e si presta a far da perfetta colonna sonora on the road: sia pure per gli scarsi 40 minuti della sua durata. Nel 2008, con Attack & Release, i Black Keys sembravano poter tentare il colpo riuscito a un altro duo americano, i White Stripes, ossia lasciarsi alle spalle il mondo indie e puntare a un pubblico più ampio; operazione portata a buon fine nel 2010 con Brothers, e ribadita oggi con grande consapevolezza con El Camino. Sister è un brano che, con un riff semplice e assassino, si ricorda già dopo il primo ascolto; Lonely Boy ha un incedere forsennato e sembra finire subito dopo l’inizio; Dead And Gone è tra i loro momenti più riusciti in assoluto; Little Black Submarines è l’unica canzone che comincia in sordina per esplodere poco dopo, non senza reminiscenze dei Led Zeppelin. Alla fine, il merito principale dei Black Keys è quello di riproporre un suono 60’s e 70’s immediato e potente, fintamente retrò (non è una critica) e in realtà molto moderno, anche grazie alla produzione intelligente dell’ormai storico produttore/collaboratore Danger Mouse. (Marina Montesano)




