Con una discografia sterminata – quaranta titoli tra dischi, nastri, mini, live e raccolte – ritorna lo storico act italiano, che negli anni Ottanta seppe imporsi come una delle realtà europee del synth-pop. I Kirlian Camera, senza tradire o rinnegare il passato, si muovono mirabilmente sospesi tra musica eurocolta, dark wave austro-tedesca, notturne atmosfere elettroniche e sfarzosità degna del miglior Vangelis. La forma, la preparazione e il talento della creatura di Angelo Bergamini – affiancato dalla straordinaria Elena Alice Fossi (voce, tastiere, piano, programmi), Kyoo Nam Rossi (chitarre) e Naym Ceithre (basso) – sono davvero invidiabili e assoluta è la padronanza della materia sonora. Quest'ultima fluttua, elegante e raffinatissima, come il mare di notte. Il rifacimento di Hymn degli Ultravox – da Quartet, 1982 – non è solo l'omaggio al tempo che fu, ma qualcosa di addirittura superiore, per maturità espressiva, all'originale. Non mancano echi del più moderno future pop (sponda Covenant) ed è naturale, visto che i KC guardano all'attualità, filtrata però anche attraverso la lente della musica da camera (predominante in molti frangenti). Disco italiano dell'anno per chi scrive. Bentornato Angelo. (Davide Arecco)


