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Rock Recensioni STEVEN WILSON - Grace For Drowning
 

STEVEN WILSON - Grace For Drowning STEVEN WILSON - Grace For Drowning Hot

STEVEN WILSON - Grace For Drowning

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Titolo
Grace For Drowning
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Steven Wilson, leader-chitarrista-cantante-tastierista dei britannici Porcupine Tree e non solo, da oltre 20 anni il più blasonato gruppo rock progressivo del mondo, pubblica un nuovo doppio album a proprio nome, che sembra proseguire nel solco tracciato dal famoso albero del porcospino. Grandi spazi sonori, solide ed ampie strutture, eleganza espositiva, perizia tecnica, intelligente e colto citazionismo, nel contesto di una sempre rinnovata classicità. Questi gli ingredienti della musica di Wilson, che in questo "Grace for Drowning" dimostra di aver trovato nuova linfa ed ispirazione per preparare al meglio la consueta, raffinata emulsione di reminescenze floydiane, echi genesisiani, ruggiti krimsoniani e quel tocco metal di stretta derivazione americana. Il tutto sapientemente calibrato da una vena compositiva ancora una volta di altissimo livello: spettacolare nel primo cd la sequenza di brani che va dalla splendida ballata "Deform to Form a Star", dall'avvincente ritornello radiofonico, alla pirotecnica e conclusiva "Remainder the Black Dog".

Lo aiutano, oltre ad una serie di ottimi turnisti ed illustri personaggi come il batterista Pat Mastellotto e l'ex chitarrista dei genesis Steve Hackett, anche i fiati dello sconosciuto (almeno per noi) ed eccellente Theo Travis (sassofoni, soprano soprattutto, clarinetti e flauto). Travis aggiunge l'imprevedibilità dell'improvvisazione alla maggiore staticità di una già straordinaria impalcatura musicale, rivelandosi un prezioso strumentista, capace di porsi come elemento di congiunzione tra la profondità armonica del linguaggio jazzistico e le formulaiche cellule melodiche tipiche del rock. Meravigliosi, in questo senso, i suoi interventi al flauto negli oltre ventitre minuti di "Raider II", la traccia fiume al centro del secondo cd, che potremmo definire di maggiore atmosfera rispetto al primo, nell'ambito di un lavoro che nel complesso appare meno malinconico del solito. Anche se l'impressione di assistere all'incontro tra perdute session del floydiano "Animals" e del krimsoniano "Red" - due caposaldi del genere certo non solari - a tratti è davvero molto forte. Un'opera, in sintesi, decisamente sontuosa, vera e propria festa per gli appassionati, e al contempo piccola, grande enciclopedia o introduzione alla storia del progressive rock, per i meno esperti. Tra le uscite migliori di questo 2011. (Marco Maiocco)

 

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