Norvegesi, gli Ulver sono attivi da oltre vent'anni. Cinque lustri in cui sono passati dal black metal sinfonico all'elettronica, attraverso il folk nordico. Gli ultimi due lavori – Blood Inside (2005) e Shadows of the Sun (2007), incerti fra trip hop, new age, dance e avanguardia – non avevano convinto. Questa guerra delle rose rimette le cose a posto, codificando in forma compiuta un art rock moderno e tecnologico, messo a punto in particolare bilanciando macchine e sperimentazioni cameristiche. Elettrico ed acustico. Naturalmente, chi ha amato il dark ambient cui gli Ulver si convertirono a fine anni Novanta non rimarrà deluso e troverà in questi sette pezzi – dai titoli suggestivi e assai poetici – le atmosfere brumose dei paesaggi nordici. A tratti possono venire in mente i Blackfield più oscuri, anch'essi del resto tornati con uno splendido disco e anch'essi della scuderia di Steven Wilson. (Davide Arecco)


