Smoke Ring For My Halo è uno di quei dischi svaccati da America alternativa, ma non troppo. Un disco da cantautore, in un certo senso, pervaso però dall’indolenza indie rock; da quel senso di casualità e disordine tanto caro agli anni 90 USA. Quello che lo rende diverso, e lo eleva una spanna sopra la nutrita concorrenza, è la scrittura di Kurt che, da fenomeno sotterraneo, troviamo oggi alle prese con arpeggi byrdsiani, melodie cristalline, canzoni dolci che solo raramente (Puppet To The Man) cedono all’elettricità e a distanti ricordi Lou Reed. Il disco dunque ha le carte in regola per fare contenti tanto i cultori della canzone classica, quanto i fan della melodia sbilenca. E poi, siamo sinceri, con un nome (non è d’arte) così perfetto, Kurt Vile è nato per il rock’n’roll o, in alternativa, per fare il cattivo in qualche fumetto. (Marco Sideri)



