Ora che se n’è andato per sempre dopo una carriera iniziata nel 1956 e terminata il 10 ottobre scorso, due giorni prima di un concerto fissato ironicamente al Paradiso di Amsterdam, il titolo del suo ultimo album suona davvero epigrafico. Per Solomon Burke niente é stato davvero impossibile: un numero improbabile di mogli, figli e lavori (tra i quali una florida agenzia di pompe funebri), ma soprattutto un titolo di “King of soul” che lo portava a esibirsi su un trono (anche per motivi di peso). Detto ciò “Nothing's Impossible” non è un disco all’altezza dell’inarrivabile capolavoro del 2003, “Don’t give up”, né del successivo “Nashville”; ma benché la voce sia a tratti stanca, il vecchio leone lascia ancora il segno (“Oh what a feeling”, “Dreams”, “The error of my ways”). Ti rimpiangeremo Solomon! (Danilo Di Termini)




