Lo scrittore che ama i negozi di dischi, Nick Hornby (osservate le foto che accompagnano questa recensione...) incontra il musicista che ama le belle melodie classiche, Ben Folds. Come ci si può immaginare il risultato è un album sentimentale e all'antica, con rari tocchi cinici nei testi e piccoli guizzi modernisti (si fa per dire: il moog) nei suoni. I pezzi tendono a dividersi abbastanza nettamente fra uptempo e ballate. I primi sono simpatici e vagamente inconsequenziali nella loro dimensione nerd-rock (il migliore è Saskia Hamilton), le seconde qualche volta la tirano un po' in lungo (Password), qualche altra azzeccano un felice ritornello che le fa salire in alto (Claire's Ninth). Il momento più bello del disco è Doc Pomus, in cui i due filoni principali del disco si fondono armoniosamente come si conviene per l'omaggio a un grande compositore. Dato il nome dell'autore dei testi, Lonely Avenue è un album da ascoltare, almeno la prima volta. con il libretto sotto gli occhi. Hornby racconta piccoli disadattamenti e sofferenze antiepiche e se la cava quasi sempre bene con la necessaria stringatezza dei versi di canzone. Se l'ironia un po' amara di Your Dogs e Working Days è quel che ci si aspetta da lui, a convincere di più sono però i momenti dove commozione e rimpianto occupano tutta la scena come Picture Window e Amanda, capaci di evocare anche visivamente le situazioni raccontate. (Antonio Vivaldi)
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