L’album si muove su due piani almeno: recupero di oscure canzoni del periodo e un’esplicita critica verso l’ingordigia e la corruzione dei poteri locali dell’epoca. Sono molto belli i brani d’atmosfera messicana ed è geniale il pastiche cinese-chicano di “Chinito Chinito”. Ineccepibile è, al solito, la strumentazione, e splendide sono le parti vocali di veterani quali Little Willie G. o Ersi Avizu. Resta, come sempre nel caso del Cooder recente, una sensazione, se non di freddezza, di troppo studio e poco ‘abbandono’. (Antonio Vivaldi)

