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Rock Recensioni CONOR OBERST - Conor Oberst (Wichita 2008)
 

CONOR OBERST - Conor Oberst (Wichita 2008) Hot

ImageFin qui Conor Oberst aveva inciso la propria musica a nome Bright Eyes, nella forma un gruppo, nella sostanza un veicolo per la sua debordante, a volte caotica, più spesso geniale, energia creativa. Ormai ventottenne, l’ex ragazzo prodigio di Omaha, Nebraska, decide di pubblicare quello che è nominalmente il suo prima album solista. Si tratta in realtà di una sorta di personale detour in chiave country-rock, registrato in Messico in una località misterico-ufologica con l'aiuto di un’improvvisata, ma compatta, Mystic Valley Band. Anche in un contesto sonoro teoricamente risaputo viene fuori la personalità forte, nervosa e irrequieta di Oberst, oltreché il suo gusto per il tocco destabilizzante. Lo dimostrano i due momenti più ritmati e vivaci del lavoro a cui vengono associati il testo più toccante (Danny Callahan) e quello più tragicomico (I Don’t Want To Die In The Hospital) del disco. In generale si può parlare di artista se non normalizzato, almeno (e almeno per il momento) abbastanza pacificato. Può non piacere il suono troppo liscio di certi passaggi, ma se Sausalito sembra davvero una cartolina dalla California anni '70, Moab è una road ballad da far morire d’invidia Tom Petty. Ciò detto, ai cultori dei Bright Eyes prima maniera piaceranno soprattutto i monologhi acustici dove salgono alla ribalta il talento lirico (Cape Canaveral) e il timbro vocale strangolato-straziato (Lenders In The Temple) di uno dei maggiori talenti del rock contemporaneo. (Antonio Vivaldi)

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