Ry Cooder non ha mai abdicato al ruolo che gli è più congeniale: quello di song-writer. Nel suo ultimo lavoro, “I, Flathead”, si affida ad un alter-ego fantastico, il cantautore Kash Buk, narratore di vicende introspettive ma profondamente legate alla terra, alla luce del deserto e al fascino della notte. Brani a forte connotazione letteraria, dunque, e di profonda suggestione. L’album è anche un attraente compendio di musica delle radici. Nulla di didascalico, ben inteso: l’incontro tra rock-blues, country e musica latina genera un sound inconfondibile. Tra i “pezzi” di maggior pregio dell’album segnaliamo ballate come Johnny Cash e My Dwarf Is Getting Tired e brani “roots oriented” come Waiting For Some Girl e Pink O’Boogie. Il tutto, con il piccolo ma prezioso aiuto di amici come Jim Keltner, Flaco Jimenez. E di un figlio: Joachim. (Ida Tiberio)
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