Barbuti e americani, i Fleet Foxes cercano una via nuova al revival folk attraverso il più naturale degli strumenti: le voci. I brani di questo, ottimo, esordio si nutrono di complesse armonie vocali che s’intrecciano sull’accompagnamento (essenziale e contenuto) regalando una ulteriore dimensione alle melodie. Come degli Housemartins cresciuti nei boschi degli Stati Uniti, i FF sposano una scrittura sempre all’altezza con soluzioni originali e azzeccate. In un panorama affollato come quello dei nuovi menestrelli rurali, non è cosa da poco. Qua e là affiorano elementi diversi, a regalare sfumature, come qualche chitarra elettrica o un ritmo più insistito. Ma per lo più, come capita ai buoni dischi, Fleet Foxes è un’idea sola, una sola atmosfera, approfondita e cesellata quanto basta. (Marco Sideri)
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