
A grandi linee si può dire che la miglior scrittura “rock” contemporanea ha come poli opposti il minimalismo quasi ideologico di Bonny Prince Billy da una parte e l’enfasi romantica dei Coldplay dall’altra. Con quest’opera prima intitolata “O”, l’irlandese Damien Rice si va a collocare in un giusto mezzo che significa grande ricchezza melodica associata ad estrema compostezza negli arrangiamenti. Il “di più” che rende tanto affascinante “O”, al punto da poterlo giudicare una delle migliori opere prime del 2003, è la trattenuta intensità delle composizioni (“The Blower’s Daughter”), la naturale emotività della voce (“Older Chest”) e i semplici tocchi pittorici degli arrangiamenti (le voci liriche di “Eskimo”). C’è anche, alla fine, una rielaborazione di “Silent Night”, perfetta per chi a Natale non può fare a meno d’intristirsi.
(Antonio Vivaldi)