
Una voce che arriva dall’Inferno; il blues che è davvero la forma espressiva attuale più vicina alla tragedia greca, come temi; una serie di compagni di avventure che comprendono due Queens Of The Stone Age, un ex-Afghan Whigs, un Masters Of Reality. La Mark Lanegan Band non è di certo fatta per riempire di speranze o di sole i vostri pomeriggi invernali. Otto tracce, un assaggio in prospettiva del prossimo album (in primavera), che mettono insieme acid rock, ballata e impressionismo amoroso. Qualche volta sembra di sentire Nick Cave e i suoi Bad Seeds; in altri momenti il ricordo va ad alcuni folk-heroes del passato, di sicuro dimenticati. Lanegan riesce ancora una volta a lambire la musica tradizionale e ad essere se stesso: un rocker maledetto, magari, ma per nulla autocompiaciuto e per questo capace di grandi, grandissime cose.
(John Vignola)