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Ristampe Recensioni THE UNITED STATES OF AMERICA – The United States Of America
 

THE UNITED STATES OF AMERICA – The United States Of America THE UNITED STATES OF AMERICA – The United States Of America Hot

UNITED STATES OF AMERICAQuando di parla di primo progressive americano vengono sempre in mente i notissimi ma tediosi (a parere di chi scrive) Vanilla Fudge o gli eredi della loro psichedelia organistica Poliphony (autori di un solo rarissimo album su Eleventh Hour, l'etichetta dei Mason, nel 1971), molto alla Nice. Di rado si parla degli oscuri H.P. Lovecraft di Chicago – forse il primo gruppo dark prog di sempre – o dei Sopwith Camel (Norman Mayell, poi nei Blue Cheer degli ultimi tre dischi, transitò fra le loro fila), così come poco si dice in genere del duo Silver Apples – responsabili di due dischi nel 1968-69, tra le primissime band elettroniche della storia – o dei Jasper Wrath (un LP nel 1971, tra Moody Blues e Renaissance). Pochi, malgrado il valore, rammentano infine Gandalf, Lamb, Lothar and the Hand People e United States of America. Per questi ultimi, un sestetto di New York, un ritorno d'interesse può finalmente venire ora dalla riedizione con dieci bonus track (che raddoppiano in pratica il vinile originario, uscito per la Columbia, nel lontano 1968), della sempre benemerita Esoteric.

Il gruppo di Joseph Byrd (macchine elettroniche, tastiere, piano) e Dorothy Moskowitz (voce solista), coadiuvati da Gordon Marron (violino elettrico, modulatore ad anelli), Rand Forbes (basso), Craig Woodson (batteria) e Ed Bogas (tastiere aggiunte), si formò nel 1967 e partecipò allo storico Monterey Pop Festival, nel medesimo anno. Gli USA si rifacevano alla lezione californiana dei Jefferson Airplane (anche solo per la scelta di una cantante donna), al raga rock di Ravi Shankar – che in Inghilterra, di lì a poco, avrebbe ispirato Clark Hutchinson, Quintessence, East of Eden e Third Ear Band – ed alla musica colta di Cage e Stockhausen. Il risultato – sublimato, ad esempio, nel brano The American Way of Life, perfetta sintesi del loro estro – fu (e rimane) un art rock elettronico, ricco di echi e di effetti, dadaista e sofisticato, coraggioso e sperimentale, amato da non pochi artisti di età new wave (Wire, su tutti). Anche la strumentazione scelta, con la volontà di non dotarsi di una chitarra, allora simbolo della musica giovane, li pose all'avanguardia. E troppo avanti per essere realmente capiti, si sciolsero quasi subito, per mancanza di terreno fertile (come ha scritto Cesare Rizzi). Avventurosi e geniali: oggi ci appaiono ancora così. Su di un altro pianeta, rispetto ai Vanilla Fudge. Ristampa da procurarsi senza indugi, è un ordine! (Davide Arecco)

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