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FM - Ristampe Esoteric

Con un nome che potrebbe a torto suggerire fantasmi AOR, i canadesi FM (anglofoni, di Toronto) sono stati una splendida realtà dell'art rock di fine anni Settanta. Autori di quattro dischi fantasiosi e sfortunati (Black Noise, 1977; Direct to Disc, 1978; Surveillance, 1979; City of Fear, 1980) sul finire di quel decennio, erano molti originali e creativi, personalissimi anche sul piano della formazione. Schierati a trio, basavano la loro proposta sostanzialmente sui potentissimi sintetizzatori, i virtuosismi del violino (sia i primi sia il secondo di derivazione UK-Wolf) e su una batteria poliritmica alla Bill Bruford (era Crimson). Nessuna chitarra dunque – ma non se ne sentiva la mancanza, davvero – mente il basso era di fatto ricavato dall'MS. Ora, solitamente si pensa – e quasi sempre a ragione, specie se si guardano le cose da un punto di vista storico – al progressive come a un regno magico di riff, sezioni ritmiche ed escursioni strumentali, mentre all'elettronica associamo (specie pensando a Eno, compositore e produttore) predominanze di timbri, tessiture e cromatismi. Nel prog siamo soliti rintracciare insomma melodie e composizioni, nell'elettronica invece suoni ed atmosfere. Visto così, il confronto e ancor più l'unione dei due registri paiono impossibili. Eppure gli FM riuscirono a fondere le due istanze, in una miscela esplosiva e multiforme. Nei loro brani troviamo, accostati senza forzature di sorta, momenti che sembrano rimandare per un verso a Yes (il gusto melodico), Camel (la voce, bellissima) e Hawkwind (le frequenti inflessioni e divagazioni spaziali), per un altro ai maestri dell'hard pomp canadese di allora (Triumph, Saga, Rush) e per un altro ancora all'elettronica tedesca e alla nascente new wave sintetica (Gary Numan, con il quale il violinista Nash the Slash – al secolo Ben Mink – avrebbe collaborato nel 1981). Gli FM erano progressivi, elettronici, futuristici, oscuri e melodici al contempo. Nel terzo e nel quarto album collaborò (sequencer e produzione) il grande Larry Fast, mago del synth, già al servizio di Peter Gabriel e dei Nektar, nonché mente dei Synergy (alfieri dell'elettronica a stelle e a strisce, attivi dal 1974 al 1987). Negli FM, Fast contribuì a radicare e declinare in termini sintetici le aspirazioni prog del gruppo. Romanticismo e fantascienza. (Davide Arecco)

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WAR - The World Is A Ghetto (ltd edition)

WAR furono la prima jam band nera: provenienti da Compton e da Long Beach, nella loro musica fusero il meglio della BLACK MUSIC: FUNK, OLD SCHOOL R&B, LATIN MUSIC, JAZZ e POP-SOUL. Il primo successo nel 1970, “Spill The Wine” il singolo con Eric Burdon alla voce e l’album “Eric Burdon Declares War!” ma è con “The World Is A Ghetto”, uscito nel 1972 che la band di colore arrivò al primo posto delle charts USA. L’album “The World Is A Ghetto” viene ripubblicato in versione LTD EDITION dalla Hip-O Select, rimasterizzato e ampliato con 4 BONUS TRACKS: “Freight Train Jam”, “58 Blues”, “War Is Coming” e un’alternate version di “The World Is a Ghetto”. 

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 12 marzo 2013 al prezzo di 18,90 €
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DIO - Dream Evil (deluxe edition)

“Dream Evil” è il quarto album di DIO, originariamente uscito nel Luglio del 1987. Nella band entrano gli ex-membri dei Rough Cutt Craig Goldy e Claude Schnell; l’album include i singoli "All The Fools Sailed Away" e "I Could Have Been a Dreamer". “Dream Evil” fu l’ultimo album della band con il batterista Vinny Appice. Questa nuova edizione in doppio CD Deluxe Edition presenta nel secondo CD la trionfale esibizione della band al Monsters Of Rock dell’Agosto 1987. Il booklet comprende le note bio-discografiche dell’esperto giornalista Metal Malcolm Dome e di Wendy Gaxiola, vedova di Ronnie James Dio.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 19 marzo al prezzo di 24,90 €

vedi sotto dettaglio

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JULIAN COPE - Saint Julian (deluxe edition)

“Saint Julian”, uscito originariamente nel 1987, segna un profondo cambiamento dopo i due capolavori “World Shut Your Mouth” e “Fried”: Julian Cope muta il suo sound virando da sonorità psichedeliche a quelle di un grintoso rock elettrico con una nuova backing band composta da Donald Ross Skinner (chitarra), Chris Whitten (batteria) e James Eller (basso). Cope stesso è naturalmente alla voce e alla chitarra e suona anche le tastiere con lo pseudonimo di Double DeHarrison. Julian Cope svolta verso un potente Rock’N’Roll, testimonianza del suo smisurato amore per il Detroit Sound di Stooges e MC5 e per artisti come l’Alice Cooper degli anni settanta. Per questo chiama in cabina di regia il produttore dei Ramones Ed Stasium che lavora ai tre brani “World Shut Your Mouth”, “Pulsar” e “Spacehopper” mentre il resto dell’album è prodotto da Warne Livesey.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 5 febbraio 2013 al prezzo di 21,90 €
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JADE WARRIOR – Waves / Kites / Way Of The Sun

Inglesi, particolarissimi, capaci di fondere le tradizioni musicali occidentali con quelle orientali, ispirati agli antichi samurai (come si evince dal nome scelto), i Jade Warrior furono – accanto a Third Ear Band, Clark Hutchinson e Quintessence – i paladini del raga rock nei primi anni Settanta. Guidati dal duo John Field – Tony Duhig, entrambi valenti polistrumentisti, dalla notevole preparazione musicale, i JW registrarono tra il 1971 ed il 1972 tre dischi per la Vertigo, stilisticamente in bilico fra i primi Jethro Tull (complice l'uso del flauto) e gli If (per via degli onnipresenti inserti fiatistici). Nel 1974 passarono, grazie a Steve Winwood, alla Island, con Floating World. Per la nuova etichetta incisero anche i successivi tre bellissimi album, ristampati dalla Esoteric con pregevoli riedizioni, splendidamente illustrate ed al solito ricche di notizie. Waves (1975), con un grande e originale uso del Moog, è tinteggiato di aromi funk, mentre una chitarra hendrixiana dialoga con tastiere pinkfloydiane alla Richard Wright. Kites (1976) è ispirato all'opera di Paul Klee e raggiunge –intimistico e panico – raffinate vette di lirismo poetico. Infine, Way of the Sun (1978) rielabora tendenze di marca kraut rock (leggasi Can), combinandole con fraseggi chitarristici alla Robert Fripp. I JW, forse quanto di meno 'commerciale' prodotto dai Seventies britannici e non solo, seppero regalarci un riuscito connubio di space progressive e ambient ante litteram, non senza intrusioni di folk acustico e jazz rock. Soltanto con la riformazione del 1984 – da allora altri cinque lavori e un sesto, annunciato in arrivo – i JW virarono verso la new age. Chiunque ami l'etno-prog – ed apprezza Popol Vuh, Cluster, Harmonia, Assagai, Eno o gli odierni Sigur Ros – è invitato a riscoprirli. Quando la musica è cultura e spiritualità, nel significato più alto. (Davide Arecco)

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TÍR NA NÓG - Tír na nÓg
Nel 1970 scegliere come sigla artistica Tír na nÓg, la terra dell’eterna giovinezza nella mitologia celtica, era un’ambiziosa idea intellettual-hippie. Quaranta e più anni dopo significa invece una gran fatica con  i motori di ricerca. Digitando il termine ci si imbatte infatti in un podere in provincia d’Arezzo, in una villa su un’isola dell’Indonesia e persino in un gruppo ragusano di folk celtico, mentre occorre parecchia fatica per pescare il duo formato dagli irlandesi  Sonny Condell e Leo O’Kelly.  Eppure i Tír na nÓg ‘giusti’ conobbero a loro tempo discreta notorietà (fecero da spalla live a Jethro Tull e Procol Harum)  e fra il 1971 e il 1973 incisero tre album oggi ristampati con pregevoli riscontri di vendita.

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