Blue Monday di Dario Gaggero

Buonasera a tutti e benvenuti ad una nuova puntata di Blue Monday! Stasera vi tocca, come precedentemente annunciato, la seconda puntata dello special dedicato a Robert Johnson e alla sua musica.
Visto che nel corso della serata ascolteremo interpretazioni molto diverse tra loro dell'opera Johnsoniana cominciamo dall'originale, che come al solito risulta insuperabile.
Partiamo con la movimentata 'Preachin' Blues (Up Jumped the Devil)', solo omonima del classico di Son House.


La passione di Eric Clapton per Robert Johnson è ben nota: oltre ad interpretare diversi suoi brani nel corso della sua carriera ha dedicato alla sua opera ben due album. Tratta dall'interessante 'Sessions for Robert J' eccovi la sua interpretazione di 'If I had possession over judgement day'.



Spostiamoci dall'altra parte dell'oceano per far visita ad un artista che non viene comunemente associato con il blues, John Mellencamp. A sorpresa però la sua versione di 'Stones in my Passway' non è affatto male. O no?



Continuiamo col rock blues ad alta tensione: il nativo del Delaware George Thorogood e la sua violentissima cover di 'Stones in my Passway', tratta dall'album 'Platinum' (2008)



Richie Kotzen ha cominciato la sua carriera come virtuoso della chitarra metal (nel suo curriculum ha anche una breve presenza nei Poison) ma nel tempo ha maturato uno stile vario e personale e – soprattutto – una voce espressiva e duttile. Stasera sentiamo una sua sorprendente versione di 'From Four 'til Late', già familiare agli amanti del rock per essere stata reinterpretata dai Cream nel loro primo LP.



Per l'ascoltatore moderno uno dei pezzi più evocativi del corpus Johnsoniano è senz'altro 'Hellhound on my trail', vuoi per lo spettrale falsetto con il quale è interpretata (probabile retaggio dell'influenza di Skip James) vuoi per i temi di persecuzione 'diabolica' tanto cara ai cultori della leggenda. Eccone una convincente interpretazione di Kelly Joe Phelps

Nel corso delle puntate precedenti abbiamo già incontrato Robert Jr. Lockwood, figliastro di Robert Johnson e chitarrista d'eccezione, oltre che raffinato interprete dell'opera del patrigno. Questa è la sua versione di 'Little Queen of Spades':


Torniamo all'originale per uno dei brani meno celebrati tra quelli da lui incisi: l'elegante 'Malted Milk', ricca di sottili variazioni chitarristiche. (Cos'é di preciso il 'Malted Milk'? Semplice latte con aggiunta di malto - come pare si vendesse all'epoca - o un'allusione a qualche bevanda alcolica? O nessuna delle due cose? Vi rimando come al solito al già citato libro di Luigi Monge per fugare questo e altri eventuali dubbi)

Per 'Drunken Hearted Man' ho scelto la versione bluegrass dei Devil Make Three (giovane formazione di Americana proveniente da Santa Cruz, California), giusto per suggerirvi che alla musica di Johnson si sono davvero abbeverati cultori e musicisti di ogni genere, dal country all'heavy metal.



E a proposito di riarrangiamenti eccone uno 'moderno' ad opera di un altro protagonista della musica nera, solo di un'altra decade: Gil Scott-Heron e la sua versione di 'Me and the Devil'


Per 'Stop Breaking Down' ho scelto una versione tratta dal primo, omonimo album degli White Stripes.
Sicuramente non il loro lavoro di maggior successo ma con i tratti caratteristici che li hanno resi celebri già in bell'evidenza.

Quasi tutti i protagonisti della scena musicale inglese della seconda metà degli anni '60 sono stati ispirati dal blues dei maestri afroamericani e Robert Johnson è stato uno tra i più saccheggiati. I Led Zeppelin ovviamente non hanno fatto eccezione e i loro primi album sono ricchi di suggestioni e cover blues (alcune dichiarate, altre non proprio...). Questa è la loro versione di 'Travelling Riverside Blues', incisa per la BBC e a lungo rimasta inedita se non su bootleg.



Parlando di virtuosi della slide contemporanei abbiamo parlato nella scorsa puntata di Roy Rogers: in questa è il turno di Bob Brozman, scomparso nel 2013 e vero studioso (e insegnante) della tecnica bottleneck non solamente legata al blues ma alla musica tradizionale di paesi di tutto il mondo. Eccovi la sua versione di 'Honeymoon Blues', forse uno dei pezzi meno celebrati del repertorio Johnsoniano.


E' innegabile che 'Love in Vain' sia ormai indissolubilmente legata al nome dei Rolling Stones che ne incisero una fortunatissima cover in uno dei loro album capolavoro, 'Let it Bleed'. Devo confessarvi che non è mai stata tra le mie favorite ma ve ne metto comunque un'interessante versione dal vivo filmata nel 1972, con uno scintillante Mick Taylor in formazione.



E visto che la puntata di stasera è stata piena di grossi nomi chiudiamo con un altro gigante: Bob Dylan e la sua versione di 'Milkcow Calf Blues' (apparentemente una outtake dalle sessions di 'The Freewheelin' Bob Dylan', il suo secondo album). Spero che vi siate divertiti e che i più puristi tra voi non si siano scandalizzati troppo.
A lunedì prossimo,
Dario.


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