Mainstream Rock di Ida Tiberio

Mainstream songwriters. Seconda parte
Ovvero: altre canzoni memorabili. Almeno per chi scrive...

Tom Petty
Leggenda vuole che Tom Petty si sia accostato alla musica dopo aver assistito ad un concerto di Elvis Presley. Non stupisce che un simile incontro abbia avuto un impatto emotivo fortissimo sul giovane studente di Gainsville, Florida, non ancora in grado di manifestare con chiarezza interessi e passioni. Ben presto, però, la strada da intraprendere si delinea con chiarezza: è quella della musica. Southern rock, ballate accattivanti e ispirate, nonché la preziosa collaborazione di Benmont Tench e Mike Campbell sono la linfa vitale degli Heartbreakers, la band con cui Tom Petty raggiunge il successo. Sothern Accents, pubblicato nel 1985, è uno degli album più apprezzati (e premiati) della band. Il brano d'apertura è quello che stiamo per ascoltare

Bob Seger
Ed ecco un rocker sanguigno e al tempo stesso romantico in grado di incarnare lo spirito del mid-west con grande efficacia. Bob Seger, chitarrista, pianista e cantante di talento, nasce a Detroit, la celebre e musicalmente ricchissima Motown, e i suoi esordi musicali, soprattutto live, avvengono nei tardi anni sessanta presso numerosi club del Michigan. Ma la svolta discografica, quella decisiva, arriva a metà anni settanta, grazie all'etichetta Capitol e al coinvolgimento degli ottimi musicisti della Silver Bullet Band. Da quel momento Bob Seger darà voce alle storie cariche di fatica e di volontà di riscossa dei blue collar e dei proletari del midwest. Con ardore e grande empatia.

Steve Earle
Nato in Virginia ma indissolubilmente legato al Texas per ragioni familiari e artistiche, Steve Earle, al di là del carattere ruvido e delle notevoli scosse esistenziali, è un ottimo chitarrista e un autore di grande sensibilità poetica e sociale. Il suo talento è apprezzato anche da uno dei più geniali e inquieti cantautori texani, Townes Van Zandt e da Guy Clark, con cui Steve collabora durante la sua lunga permanenza a Nashville. La svolta arriva nel 1986, quando dopo un lungo e prestigioso "apprendistato" artistico, Steve pubblica il primo, apprezzatissimo album: Guitar Town. Da quel momento, nonostante le traversie e i problemi giudiziari dovuti al massiccio uso di droga, Steve non ha mai smesso di scrivere canzoni coraggiose e lungimiranti. Il suo sguardo critico e implacabile è ancora rivolto verso gli aspetti meno "presentabili" della realtà americana. Il brano che ascoltiamo è la title-track di uno dei suoi album migliori

Elliott Murphy
Trascorrere l'adolescenza nella New York degli anni '60 e sviluppare una sana passione per la musica sono due dati che si riscontrano con una certa regolarità. Soprattutto se l'esigenza di trovare una via di comunicazione "universale" fanno già parte di te. Elliott Murphy ha queste caratteristiche alle quali si aggiunge una grande opportunità: quella di intraprendere un lungo e proficuo viaggio in Europa in compagnia del fratello maggiore e di una provvidenziale chitarra con quale si esibisce nelle stazioni della metropolitana. Tornando a New York, Elliott frequenta i club alternativi della città e incontra gli artisti di punta del momento (Patti Smith, i New York Dolls, Lou Reed..). Presto, e meritatamente, comincia a farsi strada nel mondo del songwriting. L'estro, la profondità poetica e la bella vocalità del giovane autore confluiscono nell'album d'esordio Aquashow, un piccolo gioiello discografico molto apprezzato dalla critica specializzata. Questa è una delle canzoni più intense e affascinati della lunga carriera di Elliott Murphy.

Jackson Browne
Intimismo e impegno sociale, narrazione sofferta e poetica della propria vita, riferimenti letterari e causa ambientalista. Jackson Browne è tutto questo e anche qualcosa in più. E' il cantautore sensibile e ispirato che ha coinvolto i nomi più importanti della scena musicale californiana nei suoi progetti artistici (da Joni Mitchell a David Lindley, da David Crosby a Glenn Frey, solo per citarne alcuni), è l'autore di canzoni memorabili ed è anche uno dei principali ideatori del movimento No Nukes. Tra i suoi dischi, alcuni dei quali sono delle vere pietre miliari della musica west coast degli anni settanta, la mia preferenza va a Late for the sky, splendido a partire dalla celebre copertina "magrittiana". L'album è un capolavoro di scrittura e soluzioni sonore perfette. E questa è una canzone fortemente e poeticamente ambientalista

Bruce Springsteen
"Quando mai nel rock si è parlato di una cosa del genere, di uffici di collocamento, di una normale quotidianità di gente che lavora invece di pensare solo a ballare e ai rapporti sentimentali, quando mai nei rapporti sentimentali c'entrano i rapporti di lavoro?" (Alessandro Portelli, Note Americane)
Lascio ad Alessandro Portelli, docente di letteratura americana e grande studioso dei fenomeni sociali e di cultura popolare, questa riflessione che io trovo illuminante. Portelli si riverisce a Springsteen, nello specifico a The River, che definisce "una canzone politica" con quell'inedito accenno alla tessera sindacale ricevuta in regalo per il diciannovesimo compleanno. Oltre ad un abito da sposo. Il che conferisce a Springsteen un ruolo cruciale nel cogliere l'abbinamento, tutt'altro che fortuito, tra la storia individuale e quella di classe nel paese delle grandi e irrisolte contraddizione: gli Stati Uniti d'America. Da un album importante come The River, ho scelto una delle canzoni più intense, dolenti e poetiche della carriera del Boss.

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