Profumo di colla bianca di Mauro Costa

Ben ritrovati da Mauro 'Stellameringa' Costa tra una domenica che sta per finire e un lunedì che sta per principiare.
Questa settimana, puntata atipica che spariglia: brani mediamente corti; ne metterò ben sette + quattro spezzoni (così spiazzo il buon Gian), quiz, contro-quiz, opinione a richiesta, insomma il tutto per cercare anche un minimo d'interazione con voi
... ma andiamo, come al solito, con ordine.

I Cressida erano una band britannica, dalle nobili origini letterarie, appartenente al sottobosco del progressive e della psichedelia inglese con all'attivo un paio di ottimi album, quello omonimo del 1970 e specialmente Asylum del 1971.
Le vendite del primo lp, forse un po' troppo debitore di un prog dichiaratamente sinfonico sulla scia di quello dei Moody Blues e dei Procol Harum, non furono certo confortanti.
A questo punto ci fu una micro rivoluzione all'interno del gruppo con avvicendamenti, ma anche con idee modificate da quelle originali; inviarono quindi alla loro casa discografica, la celeberrima Vertigo, un nuovo brano decisamente più "easy" che, secondo loro, sarebbe stato adatto per un 45 giri da mettere sul mercato da titolo 'Situation'.
Con loro sommo stupore se lo videro rifiutare con la seguente laconica comunicazione: "sorry, troppo commerciale" e con l'invito ad osare maggiormente sulla base delle loro intenzioni originarie sviluppate nel primo lavoro.
Questa incredibile presa di posizione della Vertigo, che di questi tempi sarebbe assolutamente contro-natura, li spronò a rinchiudersi in studio e partorire il secondo album "Asylum", assolutamente magnifico, che fu stampato con piena soddisfazione da parte di tutti.
Oggi vi immaginate una cosa del genere?
Vi propongo quindi un lungo brano, 'Let Them Come When They Will' che occupa buona parte della seconda facciata, una mini suite dalla struttura piuttosto complessa, un ottimo biglietto da visita.
Purtroppo l'album, in tempi fecondi, non venderà nemmeno 1000 copie e questo segnerà inevitabilmente il loro capolinea.


In una trasmissione precedente parlai di un brano, 'Nothing at all' dal primo album uscito nel 1970 dei Gentle Giant, della durata di circa nove minuti in cui erano contenuti tutti gli stilemi del prog. Ed allora stasera li ripropongo con un altro brano, 'Think of me with kindness' scritto due anni dopo di appena tre minuti e mezzo, quindi in pieno rispetto della nostra epoca mordi e fuggi, perché la musica prog o rock romantico a volte aveva anche il dono della sintesi senza, per questo, farci mancare la minima emozione.
Ripensateli con benevolenza.
Immortali!


E veniamo al primo quiz odierno. Questo brano si avvicina al prog, meglio al soft prog, in senso molto lato perché chi lo propone è un bravissimo cantante, dalla voce nera, ma che del genere non è mai stato nemmeno lontano parente, eccetto che in questo brano soprattutto per merito del complesso che lo accompagna.
Senza barare e, sempre nel caso non lo sappiate già, mettete alla prova le vostre orecchie in modo da cercare di capire quale gruppo prog supporta Fausto Leali in 'L'ultima volta' tratto da un suo innocuo album del 1975 dal mieloso titolo 'Amore Dolce, Amore Amaro, Amore Mio'; la coda strumentale, della durata di metà brano, probabilmente vi metterà sulla buona strada... chi sono? (se nessuno riuscirà a beccare il nome, non credo ma non si sa mai, lo rivelerò nella mia prossima trasmissione).


Ventuno (!!!) album la maggior parte assolutamente trascurabili, ma i primi tre sono uno più bello dell'altro. Sarebbero dovuti bastare questi tre lp, in special modo il terzo "Argus" del 1972, per collocare i Wishbone Ash nell'olimpo degli dei e invece ben pochi nel vecchio continente a malapena ricordano il nome di questo gruppo. Giovarono poco, a livello artistico, il trasloco negli States della band inglese formatasi a Devon ed i frequenti avvicendamenti nella formazione, nobilitata anche da nomi importanti quali John Wetton e Trevor Bolder, perché ben presto si perse l'identità stilistica e si diede inizio ad un viaggio ondivago tra sperimentazioni di scarso riscontro ed anonime banalità devote al mercato; tuttavia i primi tre dischi non possono cadere troppo facilmente nel dimenticatoio. Furono proprio i Deep Purple, soprattutto Blackmore, a sponsorizzare i Wishbone Ash che avevano fatto da supporter ad un loro tour così il gruppo riuscì ad ottenere un buon contratto con la MCA e realizzare, nel 1970, il primo album omonimo. Fu però la loro terza fatica "Argus"(1972) che sintetizza i pregi dei due dischi precedenti creando la formula perfetta, dunque il loro capolavoro.
Il brano che vi propongo per l'ascolto è la significativa "Throw down the sword" che secondo me ha ispirato i Deep Purple di "Stormbringer" (Soldier of Fortune) quando hanno tentato di mitigare, soprattutto Blackmore, l'andazzo troppo hard rock avuto con il, peraltro migliore, precedente "Burn".
Sembra l'inizio di un'ascesa irrefrenabile o perlomeno il mantenimento dell'altissimo standard raggiunto, ma invece con il quarto album, "Wishbone Four" del 1974, le composizioni diventano inaspettatamente più ordinarie e lontanissime dalle ambizioni del precedente lp. Sono al capolinea creativo, il gruppo sbanda, un amareggiato Ted Turner abbandona la barca e dei Wishbone Ash vincenti in causa spariscono definitivamente le tracce.
Nonostante ciò riusciranno a fare ancora ben diciassette (!!!) dimenticabili album (misteri del mercato a stelle e strisce) con qualche lievemente ispirata eccezione ("Nouveau Calls" del1987), più antologie varie ed una pletora di live.
Restiamo su Argus, o sui due lp precedenti, e non avremo a pentircene

Sono accanito ammiratore degli Opeth sin dal "lontano" 1994 quando uscì il loro folgorante esordio "Orchid" e li ho costantemente seguiti apprezzando sia le loro sonorità doom degli inizi con ampio uso del"growl" che Mikael Åkerfeld inframezzava ad un cantato più tradizionale e sia la deriva decisamente progressive degli ultimi album con una voce pulita e potente.
Parimenti ho sempre apprezzato i Goblin sin dal 1975 nella loro formazione classica e anche adesso che il gruppo si è diviso in due tronconi, con i membri spesso intercambiabili, capitanati rispettivamente da Simonetti e Pignatelli.
Peccato che tra i due sia accaduto l'irreparabile e che probabilmente mai più li vedremo e sentiremo suonare insieme.
Succede quindi che questi due complessi, che apprezzo particolarmente, si apprezzino a vicenda e che gli svedesi, oggi gruppo di riferimento nel panorama del prog metal, decidano di omaggiare piuttosto palesemente il loro riferimento italiano.
'Pale Communion" (2014) contiene una traccia dal titolo 'Goblin', unico brano strumentale e totalmente differente dal resto dell'album. Si tratta di un concreto tributo al gruppo romano a cominciare dal titolo con riferimenti stilistici piuttosto inequivocabili.
Ascoltare per credere


Ed ecco il secondo quiz, la cui risoluzione è ancora più sorprendente della precedente.
Chi sa riconoscere a quale album, italiano, appartiene questo primo brano introduttivo dichiaratamente prog e chi è l'artista in questione che ha dato alle stampe questo lavoro?
Tutto l'album, nei limiti dell'accettabile, si manterrà su un binario compatibile al genere.
La risposta potrebbe 'destabilizzare' non poco chi non la conosce. Vi aiuto dicendo che l'anno d'uscita del disco è antecedente al 1975.

Gli italianissimi "Arpaderba hanno rilasciato solo un album, "L'Aleph", che è ormai, purtroppo, molto raro a trovarsi. Lo stile personale è una miscela di progressive, folk dance e minimalismo. L'album, interamente strumentale, ci ricorda molto i lavori di Terry Riley, i rimandi del prog-folk di gruppi francesi come Malicorne e Minimum Vital. ma anche qualche intuizione di Mike Oldfield. Se le influenze celtiche sono molto forti, la maggior parte delle tracce sembrano essere radicate in un repertorio più "mediterraneo": il risultato è sorprendentemente vicino a quello ottenuto da Paolo Fresu con la sua banda sarda folk-jazz, Tanit.
Le ripetizioni, la metrica dispari e gli acuti del synthetizer sono gli elementi fondamentali di Arpaderba, la formula unica, che è spesso arricchita da violino, fisarmonica e pianoforte, marimba, ed un uso ben arrotondato del basso.
L'album è molto accattivante, la sua tranquilla ma travolgente ritmica non concede mai un momento di riposo".
Giusto citare la formazione: Antonio Martorella (tastiere,marimba,fisarmonica e percussioni) Enzo Ciotola (chitarre mandolino e viola), Mario Torta (chitarre) Vincenzo Martorella (batteria e percussioni).


Infine una mia personale considerazione.
Sarabanda di Venegoni & Co. è del 1979 (e non 1980 come erroneamente riportato su Wikipedia), sembra un particolare di poco conto ma forse non lo è.
Nello stesso anno bazzicavano negli studi di registrazione i "Crisalide" del compianto Stefano Cerri e Mark Harris il cui sound ricorda molto di più "Sarabanda" che tutti gli lp jazzrock degli Arti & Mestieri cui faceva parte Venegoni.
Chissà se c'è stata interazione, collaborazione tra i due gruppi non presente nei crediti, sta di fatto che "Sarabanda", piuttosto che (correttamente usato nella forma come sinonimo di "invece di") il precedente "Rumore Rosso" di Venegoni & Co. trova il mio pieno apprezzamento.
Mi sono quindi permesso di fare un parallelo tra il sound degli Arti & Mestieri, quello dei Crisalide e quello dei due primi album di Venegoni & Co. MI pare che l'influenza del gruppo di appartenenza originale di Venegoni e cioè gli Arti & Mestieri sia ben presente nel primo album "Rumore Rosso", ma che il probabile incontro con i Crisalide in sala d'incisione abbia spostato e reso più "mediterraneo" il sound del secondo album "Sarabanda" rendendolo molto simile a quello del gruppo di Finardi.
O magari è solo la mia impressione, voi che ne pensate?

Ci si sente, bontà vostra, domenica prossima e naturalmente... Prog on!

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