Blue Monday di Dario Gaggero

Buonasera a tutti e bentornati ad una nuova puntata di Blue Monday, viaggio nel periglioso mare della musica afroamericana con come nocchiero il vostro Dario Gaggero, che poi sarei io.

Visto che continuate a non esprimervi sull'opportunità di fare puntate monografiche o 'libere' ho deciso di fare due puntate che sono una e l'altra cosa, con il probabile risultato di scontentare entrambe le fazioni.
Come già accennato nell'episodio precedente è stata recentemente scoperta una TERZA foto di Robert Johnson che – udite udite – pare proprio che sia autentica.
Eccovi le tre foto conosciute, giusto per rinfrescarvi la memoria:

robertjohnson

La puntata di oggi e quella che verrà saranno dedicate quindi al corpus johnsoniano (storicamente composto da 29 brani, incisi in due separate occasioni nel 1936 e 1937); temendo di annoiarvi con incisioni che DOVRESTE conoscere a menadito ho deciso di ricorrere alle versioni originali solo in un paio di casi.

Partiamo quindi con una versione abbastanza tradizionale di 'Kind Hearted Woman', ad opera di una nostra vecchia conoscenza: Keb' Mo'

Per 'I believe I'll dust my broom' ho scelto una versione dal vivo di Frankie Chavez, artista portoghese messosi in luce come autore di brani che miscelano varie influenze (rock, blues e fado per citare solo le più evidenti) in un connubio alquanto interessante.

Anestetizzati come siamo dalle mille cover eseguite da chiunque (e spesso ricalcate sulla versione dei Blues Brothers) mi sembra giusto tornare all'originale con 'Sweet Home Chicago'.
Ecco dunque la versione di Robert Johnson, registrata il 23/11/1936 a San Antonio, Texas.

Torniamo a degli affezionati 'clienti' della nostra rubrica per questa versione di 'Ramblin' on my mind', tratta dal seminale 'John Mayall Bluesbreakers with Eric Clapton (aka 'The Beano Album'):

E per 'When you got a good friend' scomodiamo un altro grande classico: la versione che vi propongo è un estratto dal primo, fondamentale album di Johnny Winter su Columbia (1969).

L'incisione originale di 'Come on in my kitchen' è uno dei capolavori insuperabili della musica blues, a mio modesto avviso. L'ho già postata qualche puntata fa e credo (e spero) che l'abbiate presente - in caso contrario rimediate subito, eretici! Per questa sera ho scelto una versione 'intima' delle giovani Larkin Poe:

E' arrivato il momento di sentire uno dei grandi virtuosi della slide contemporanea che avevo negligentemente trascurato sino ad ora: Roy Rogers, qui impegnato in una strabordante versione di 'Terraplane Blues'

Classe 1942, nativo di New York e 'figlio d'arte' (più o meno): il nostro prossimo ospite è John Hammond, che ci regala un'intima versione di 'Phonograph Blues'.

Come sicuramente già saprete Robert Johnson ha avuto diverse fonti di ispirazione, alcune più evidenti di altre. La sua '32-20 Blues', ad esempio, è chiaramente derivata dalla '22-20' di Skip James (tanto che alla fine sbaglia anche calibro). Noi stasera sentiamo la versione di una delle jam band per eccellenza, i Gov't Mule di Warren Haynes.

Per 'They're Red Hot' ho scelto di citare un progetto nostrano 'all acoustic', i St.Mud Avenue (composti da Stefano Ronchi, Fabio 'Kid' Bommarito, Flavia Barbacetto, Stefano Cabrera e Pietro Martinelli). Enjoy!

'Dead Shrimp Blues' è uno dei brani di Robert Johnson il cui testo può apparire apparentemente più oscuro (allegoria di sopravvenuta impotenza sessuale o metaforica allusione ad un'esca – sessuale pure quella?): per una dissertazione esaustiva sull'argomento vi rimando all'ottimo libro 'Robert Johnson: I got the blues – Testi Commentati' dell'amico Luigi Monge. Sentiamolo nell'interpretazione di Peter Green, qui redivivo dopo anni di inattività.

'Cross Road Blues' ha un posto importante nella mitologia creatasi negli anni attorno a Robert Johnson: il riferimento a questo misterioso crocevia e il senso di desolazione che si avverte nelle parole hanno suggestionato a lungo chi favoleggiava di patti col diavolo e maledizioni assortite. La versione che l'ha scolpita nella memoria collettiva degli appassionati di rock è senz'altro la versione dei Cream, tratta da 'Wheels of Fire' del 1968.

Manteniamo alta la tensione elettrica con la versione di 'Walkin' Blues' della Paul Butterfield Blues Band – registrata nel 1978 (dieci anni esatti dopo la 'Crossroads' dei Cream) lontani dal loro periodo d'oro ma decisamente in gran forma.

E chiudiamo questa carrellata dedicata alla musica di Robert Johnson con un supergruppo morto sul nascere: i Rising Sons di Taj Mahal e Ry Cooder e la loro originale versione di 'Last Fair Deal Gone Down'

A lunedì prossimo per la seconda parte!
Dario.

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