La mezz'ora dell'Ignoranza di Diego Curcio

Prima di tutto: scusate il ritardo. E' stata una bella giornata, ma è finita un po' tardi. Detto questo: la puntata odierna della (Mezz)ora dell'ignoranza è dedicata alla memoria di George Floyd, il cittadino afroamericano brutalmente ucciso da un poliziotto bianco, Derek Chauvin, a Minneapolis. Un omicidio che ha scatenato proteste in tutti gli Stati Uniti. Un fiume di rabbia e dolore che sta attraversando il "Paese più libero del mondo". Al di là delle questioni politiche – naturalmente qui si è tutti antirazzisti e antifascisti e quindi si sta dalla parte della popolazione afroamericana statunitense che chiede una vera parità di diritti – nella puntata di oggi metterò solo gruppi di Minneapolis e di Saint Paul: i due epicentri della protesta. Da queste città freddissime del Minneosata provengono alcuni gruppi incredibili, a cominciare dal GRUPPO per eccellenza: gli Husker Du, che qui vi cuccate con uno dei miei loro pezzi preferiti: "Celebrated summer" (1985).

Contemporanei degli Huskers e loro amici/rivali erano i Replacements. Gli Husker venivano da Saint Paul, i Replacements da Minneapolis. Anche se musicalmente entrambe le band erano nate all'interno del calderone punk-hc, ben presto il talento dei loro musicisti le ha fatte decollare vers altri lidi, senza dimenticare attitudine e radici. Dal capolavoro del 1984 "Let it be" eccovi "I will dare".

I Soul Asylum di Minneapolis hanno raggiunto la fama mondiale nel 1992 con la canzone "Runaway train" e da lì si sono trasformati in uno discreto (ma assai anonimo) gruppo pop-rock americano, che tanto piace alle radio generaliste. I nostri però hanno un pedigree alternativo molto interessante, soprattutto all'inizio della loro carriera. Erano una sorta di "nipotini" degli Husker Du, tanto che lo zio Bob gli ha prodotto il primo e ottimo album "Say what you will Clarence...Karl sold the truck" del 1984. Da lì è tratta "Long day".

Tra le punk band di ultima generazione più interessanti (anche se non ultimissima visto che suonano da 24 anni..) ci sono i Dillinger Four di Minneapolis. Canzoni suonate con furia hc, senza dimenticare la melodia e con una venata malinconica e urlata, tipa di un certo punk-hc del Midwest. I Dillinger Four hanno fatto scuola e sono stati imitati da un sacco di gruppi. Questa è "File under 'Adult urban contemporari'" da "Situationism comedy" del 2002.

 La Babes in Toyland erano un gruppo grungettoso di ragazze terribili di Minneapolis. Il loro esordio, "Spanking machine", è datata 1990 e lì era contenuta la dissonante "Pain in my heart". Erano del gioro ript grrrl e hanno pubblicato i primi dischi sull'etichetta di Minneapolis Twin/Tone che ha tenuto a battesimo molte band cittadine come i già citati Replacements.

Tra le prime punk band i Minneapolis ci sono i Suburbs, che al punk però mescolavano anche il funk e tante altre influenze. Sono stati i primi a incidere per la Twin/Tone con il loro ep di esordio. Questa "Drinking" è tratta dal loro primo album del 1980 intitolato "In combo".

Non mi piace tutto degli Off With Their Heads (il nome però mi fa sballare). Ma tra alti e bassi (l'ultimo album uscito per Epitah piace a tutti tranne a me...) hanno scritto parecchie ottime cose, compreso un mini pazzesco come questo "Hospitals" del 2006. Loro, insieme ai Dillinger Four e altre band, sono tra gli esponenti più in voga del Midwest punk. Questo pezzone è "Jackie Lee". E la dedico (anche se non gli piacerà perché è un pin de musse, dal punto di vista musicale) al mio amico e fratello Alessandro Di Tizio.

Pure i Semisonic erano di Minneapolis e che ci crediate o no, per me, la loro hit “Closing time” del 1998 è una gran bella canzone. Lo so che è robetta da Mtv e da radio commerciali, ma quando ero un pivello quel retrogusto malinconico – come accade spesso alle band della zona – mi faceva impazzire. Eccola!

Tornando a territori a me più congeniali, una band poco conosciuta, ma da assolutamente da approfondire fra quelle nate e cresciute a Minneapolis sono i Rifle Sports. Un mix fra post-punk e dark condensato alla perfezione nel secondo disco “White (Made in France)” del 1987 da cui è tratta questa splendida “Bloodline”.

Chiudo questa (Mezz)ora dell'ignoranza dedicata a Minneapolis e Saint Paul (da dove provengono solo gli Husker Du) con Prince, forse il musicista più famoso della città. Una mosca bianca in mezzo a tanto punk, ma che ha il suo perché. Non sono un suo mega fan, ma un po' di cose sue mi piacciono (e anche parecchio). L'unico disco di Prince che possiedo originale è "Purple rain" e da qui è tratta "Let's go crazy". A martedì prossimo (puntuale, lo prometto, altrimenti Gian mi tira un pattone sulla noce di capocollo)

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