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Diario del 11 giugno

Diario del 11 giugno
Arrivo presto, sono le otto e un quarto quando apro il negozio, stranamente, per un sabato mattina, il tavolino del bar Verdi vicino alla nostra entrata è già occupato; sono due signore tra i 60 e i 70, sigarette in mano, caffè e brioches. Accendo la luce, il computer, la cassa e la voce di quella più vicina rompe il silenzio della tranquillità mattutina di via San Vincenzo, "E' un pensiero continuo, pensa sono sveglia dalle tre, non riesco a dormire...", ha una voce acuta e fastidiosa.
Entra una strana coppia di giovani, sembrano grebanotti, mi aspetto una richiesta di liscio o simili, invece, il ragazzo, "Ha qualcosa dei L-I-T-F-I-B-A?", lo dice proprio così, per farmi capire bene le lettere di questo gruppo (secondo loro) ai più sconosciuto; glieli mostro e lui, "Cercavo qualcosa che costasse un euro".
"Secondo me hanno usato Graziella solo per avere un figlio", ancora lei la signora al bar, mi affaccio, sono sempre lì, altra sigaretta, altro caffè (del resto se non ha dormito, le serve per rimanere sveglia).
Mattinata di malmessi. Ragazzone, fan dei Pink Floyd, "Mi dai Division Bell?", "Eccolo, 15,90€", mi da 20€ e chiede, "Quindici?", io "Quindici?", "Se mi fai quindici, io con cinque ci mangio, sono disastrato", "Quindici".
"Ai miei consuoceri interessa solo il loro figlio e il nipote", sono le 8:40, è una colazione lunga, ma ecco una speranza per me, "Andiamo a prendere le sigarette", vana perché la socia, "Le ho io" e ne accendono un'altra, così lei può continuare e farci sapere che era una dottoressa, da poco in pensione.
Per fortuna entrano dei clienti amici. Con loro l'argomento del giorno è la lettera anonima versus Dario. Si cerca di fare l'identikit dell'autore, Guspe propende per una donna "E' il loro stile", altri per un nemico già dai tempi della Fnac, io non riesco proprio a vedere Dario nella veste di un orangotango e per giunta maleducato, in mia presenza non ha mai dimostrato questa inclinazione, a meno che nelle due ore di mia assenza per il pranzo non si scateni e prenda a elasticate i clienti (come gli ho insegnato io). Un episodio ci sarebbe. E' successo mercoledì. Ottantenne, appena passa la soglia si rivolge a Dario, "Musica anni 60 o 70", così, secco, Dario, "Sì, ma che genere?", quello, già irritato, "Come che genere, anni 60 o 70", Dario, un po' in difficoltà, "Mi dica un artista come esempio", lui, "Iva Zanicchi, anni 60 o 70", Dario, addolorato, "Mi spiace, non abbiamo niente", vede che quello s'inferocisce e ci mette una pezza deviandolo da Fabio, "Guardi, potrebbe esserci qualcosa nel nostro reparto usato", l'altro, alzando la voce, ed entrando finalmente del tutto in negozio, "Dov'è?", Dario, sulla difensiva, "No, non qui, venga che glielo mostro" e lo accompagna nel negozio dietro l'angolo. Non facciamo in tempo a commentare che il vecchietto torna indietro e si avventa su Dario, schiamazzando, "Poteva anche dirmelo!", Dario, confuso, "Che cosa?", lui, "Che poteva anche ordinarmelo un disco della Zanicchi, me lo ha detto il suo collega", Dario, ringraziando in cuor suo la solidarietà del collega, fa la ricerca, appaiono a video un po' di titoli, alcuni ordinabili, "Non so però se ci sono i titoli che vuole lei", niente da fare, non demorde, "E ci guardi, no?", io passo dietro a Dario e gli sussurro, "Digli che non si può ordinare niente", Dario, grato per l'autorizzazione, lo congeda, "Non c'è niente", l'altro finalmente ci lascia, ma poco convinto della buona volontà di Dario, "E va bene, se non si può, me ne vado". Sarà stato lui?
"Mi sono espressa male, ti disturba, faremo in modo, aperto la mente, ecco, gli ho detto, non è giusta la tua reazione verso una sedicenne, il messaggio che mandiamo è importante", spezzoni di conversazione che giungono da fuori, sono le 9:18 e la colazione continua a suon di sigarette e caffè, la voce sempre più acuta e fastidiosa.
Arriva Angelo, lo Strinato fan delle ugole femminili, "Gian, fammi un po' sentire quella lì che hai in vetrina, The Shires. Metto su il disco su spotify e lo sparo a volume abbastanza alto anche all'esterno. Mi avvicino alla porta e sento che le voci delle disturbatrici del bar s'interrompono, poi la solita riparte, "Andiamo via che qui con questa musica non si può parlare tranquille e alle 9:26 abbandonano il campo. Si può proprio dire che questa volta lo Strinato è stato il mio Angelo salvatore.
p.s. Se lo avessi saputo invece dei tranquillissimi Shires avrei messo prima il nuovo live dei Motorhead.

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