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Il Diario di Disco Club Il Diario di Disco Club Diario - Dal 20 al 25 maggio 2013
 

Diario - Dal 20 al 25 maggio 2013 Diario - Dal 20 al 25 maggio 2013 Hot

lowDiario del 20 maggio
"Rissa nel più vecchio negozio di dischi di Genova", mi vedevo già questo titolo nella pagina della cronaca del Secolo XIX, e di seguito "contesa con lancio del disco tra due clienti, nel senso che i cd volavano sulle teste dei presenti". Per fortuna le cose non sono arrivate fino a questo punto, ma c'è mancato poco. Cos'è successo? Prima di tutto ci tengo a dire che io questa volta sono completamente innocente, nel senso che non sono stato io ad aizzare i due contendenti. La cosa è incominciata a sorpresa, fino a quel momento si andava avanti a suon di battute inoffensive e risate. Oltre a me erano presenti il geometra, Massimo e Gabriele, quest'ultimo se ne esce con "Non so cosa p(r)ende(r)e oggi" (con la sua erre moscia che spariva tra le vocali) e Massimo (con la stessa erre) "P(r)ende(r)ai la solita schifezza", Gabriele s'irrigidisce e non lo considera "Dammi il nuovo dei Low", "Ecco lì, te l'ho detto che p(r)endevi un disco di me(r)da". Ecco la mina, Gabriele impazzisce, "Pa()li di me()da (nella foga la erre è completamente sparita) tu, che con quella pancia (Massimo è dotato di una notevole circonferenza) sei pieno di me(r)da (con un po' di sforzo una mezza erre è tornata)", Massimo pensa ancora allo scherzo e insiste sul disco di merda, Gabriele non scherza per niente, prende il cd e....no, non lo tira in testa al rivale (meno male), lo paga e andandosene raddoppia il contenuto della pancia di Massimo, concludendo con "Panzone di me(r)da".

A metà della contesa, il geometra si è dileguato, forse timoroso di prendersi qualcosa in testa (tra l'altro, come la mia, non molto fornita di capelli), io ho fallito nella mia duplice funzione, di arbitro (quando pensavo che scherzassero) e di paciere (quando mi sono reso conto che non scherzavano). A dire il vero a non scherzare era soprattutto Gabriele, infatti Massimo, quando il rivale se ne è andato urlando, mi ha detto sorpreso, "Ma, Gabriele non si sarà mica offeso?".

Diario del 21 maggio
Signora anziana, molto raffinata, atteggiamento alla Greta Garbo, "Mi dia un disco con una o due beguine", "Non ne ho nemmeno una di beguine", se ne va con aria disgustata e temo che mi tiri il lungo guanto anni '30 o l'ombrellino.
I clienti di jazz sono spesso noiosi, vogliono sentire i dischi e chiedono sempre sconti. Uno in particolare non scherza ed anche oggi non si smentisce. Dopo aver ravanato nella sezione jazz-usato, si presenta alla cassa con tre espositori, "Questo lo prendo (il nuovo di Norah Jones, usato a 8€), questi fammeli sentire"; alla fine li prende tutti e tre, anche se "Questo di Intra non mi convince, sarà mica pesante?", gli faccio il conto "18", "17, va bene" (di tre cd, di cui uno usato, ma appena uscito), "18, va bene", "Di quello di Norah Jones fammi una confezione regalo", "Per le confezioni regalo, torna a Natale". Paga, esce, cinque minuti e rientra., "Quello di Norah Jones lo cambio, volevo regalarlo a mia sorella, ma ce l'ha già". Spilorcio, regala a sua sorella un cd usato e voleva anche lo sconto!
Antonio, altro stressatore telefonico, "Gian, sono Antonio, ti è mica arrivato quel cd di Pino Daniele che non si trova", "E no, non si trova", "Lo so, ma lo sai che io cerco i dischi che non si trovano; se per caso lo trovi, mi telefoni per dirmi che l'hai trovato?".
Signora anche questa abbastanza "ariosa", "Scusi, mi sa dire dove trovo Studio One?", "Se cerca Studio Uno" è lì di fronte".
Ragazzo inesplicabile, italiano che ha studiato poco e parla male la sua lingua o straniero che si arrangia e parla sufficientemente l'italiano? Boh, ad ogni modo mi chiede "Tiene dischi italiani?", "Cosa cerchi?", "Chessò, Albano", "No", "Battisti?", "Qualcosa", glieli mostro, "Quanto costano?", "Cinque euro", sorpreso "Così poco?" (mi ricorda quella indisponente pubblicità della macchina); la sua attenzione si sposta su un altro oggetto "E questo?", "Dieci euro", soddisfatto lo prende "E' un poster", "Veramente no, è un vinile di Little Richard", i suoi occhi si riempiono di punti interrogativi, cerco di spiegarmi meglio "Ellepi", niente, stessa espressione, insisto "Quei dischi che usavano una volta", ha un minimo di reazione, "Ah" posa il vinile e deluso se ne va.

Diario del 22 maggio
Giornata conclusa in riserva, riserva di voce, a stento sono riuscito ad arrivare alle 19; sicuramente a questo ha contribuito un cliente, anzi direi ex-cliente, che mi ha costretto a degli acuti a cui le mie corde vocali non sono più abituate. E sì, direi che era qualche anno (dall'episodio del postino espulso), che riuscivo a trattenere il vulcano che ogni tanto cerca di eruttare dalla mia testa contro qualche cliente indisponente, "invecchiando sono migliorato" pensavo, ma questa volta ha vinto lui: la lava mi è scesa sulla faccia, imporporando le gote e ha incenerito il malcapitato. Malcapitato, ma colpevole (almeno a mio giudizio). Vi spiego. Dado (il suo nome) m'intrattiene per una mezz'ora alla ricerca di cosa comprare, c'è voluto tanto perché spesso si perdeva in conversazioni telefoniche. Alla fine sceglie tre cd e un cofanetto di dvd degli Eagles, "Fammi il conto", glielo faccio, sarebbero 94,40 €, ma gli faccio 90,00 €; mi passa la carta di credito, faccio per inserirla, ma un urlo mi blocca, "Ma sei matto?", "Perché?", "Non mi hai fatto lo sconto", "Ti ho tolto quasi cinque euro", prende il sacchetto e tira fuori gli acquisti (incomincio a cedere e sento vampe sul viso) e, nonostante che poco prima mi avesse detto che da vicino senza occhiali non vedeva più niente, conteggia i prezzi, "Mi hai tolto meno di due euro", "Sugli Eagles, più tre sugli altri" (reggo ancora, ma a stento), ed ecco la frase che provoca la deflagrazione, mi guarda con aria sarcastica "Ma cosa dici, tu prendi per il culo la gente". Esplosione: riprendo sacchetto, dvd, cd e "Non ti prendo per il culo, ti mando a fare in culo, vatteli a comprare da Feltrinelli i tuoi dischi"; devo avere un aspetto terribile, perché, come vi dicevo, lo incenerisco e, non ribattendo niente, fugge via. Ancora una volta ho dimostrato la democrazia di Disco Club: in un altro negozio ci avrebbero pensato due volte prima di espellere un cliente che ha appena speso 90 euro, qui no, non c'è differenza di trattamento tra chi spende 9 o 90 euro, per di più, avendo già battuto lo scontrino, ci ho rimesso anche l'iva, 21% su 90,00 €, uguale a 18,90€, tanto mi è costata la soddisfazione di quel "ma vaffan...".

Diario del 23 maggio
La voce non si è ancora completamente ripresa, ma all'ennesima telefonata non rinuncio alla mia prerogativa, lo scazzo alla risposta, "Discocluuub", dall'altra parte una voce femminile "Per piacere mi passa il professor M....", "Qui non c'è nessun professor M.....", "Ma...scusi...con chi parlo?", "Gliel'ho detto, Disco Club", "Ma non è lo Zooprofilattico?", "No, è lo zoomusicale", "Ah, scusi"; non sembra molto convinta, infatti poco dopo squilla di nuovo il telefono, è lo stesso numero, "Discocluuuub", posa subito. Quello che mi incuriosisce è quella parola "Zooprofilattico", cos'é? Una volta ci pensava il gigante buono, adesso Wikipedia "Zooprofilattico: ha compiti in materia di ricerca scientifica, di accertamento dello stato sanitario degli animali...". Sta a vedere che cercavano qui il professor M..., perché è stato incaricato di controllare la salute psicofisica della varia fauna che frequenta Disco Club, proprietario compreso!
A proposito, Carletto (il pluriespulso) si sente sempre più al centro dell'attenzione, ogni volta che un cliente cita il Diario in sua presenza, lui dice "Sì, sì, non ha altro da fare, parla tutte le sere di me", e oggi ha aggiunto, tutto contento, con riferimento alla violenta espulsione di ieri, "A me non mi", "Carlooo, non si dice a me mi", "Va be', non mi espelle da un po', le ultime volte mi son autoespulgiuto io", "Carloooooo".

Diario del 24 maggio
Anziano, "Scusi ha niente di Juan Gabriel?", "Juan o Peter?", "No Juan", "Mi dispiace, non lo conosco, chi é?", "Un artista sudamericano, credo brasiliano, o forse cubano?", "Scusi, ma se è sudamericano non può essere cubano, se canta in spagnolo non può essere brasiliano", "E di dov'è allora?", "E' lei che lo conosce, non io", "Io credevo che fosse brasiliano, anzi no cubano", "Va be', cerchiamo su wiki..... è messicano".
Signora con figlia, "Guardi, mi vergogno solo a chiederlo, ha mica il cd di Carla Bruni?", e la figlia, "Ed io mi vergogno di essere insieme a mia mamma che chiede il cd di Carla Bruni", la mamma "Me l'ha chiesto una ragazza per regalo, contenta lei...". Sto per rispondere "Mi dispiace, non tengo questa musica", poi mi viene in mente che forse invece una copia ce l'ho, eccola! Io, a testa bassa, "Guardi, mi vergogno, ma ce l'ho". Alla fine tutti contenti, lei fa il suo regalo ed io mi libero di Carlà.

Diario del 25 maggio
Da un po' di giorni la gente che passa davanti alla vetrina sembra essersi accorta dell'esistenza di Disco Club, mi tocca quindi sentire commenti del tipo "Sono passato centinaia di volte di qui e non mi son mai accorto che c'era un negozio di dischi, eppure c'è scritto dal 1965, ma magari prima era in un altro posto". Probabilmente ad attirare la loro attenzione sono state le notizie apparse sui quotidiani ultimamente, la Fnac che a fine mese chiude e purtroppo la stessa fine ormai prossima per gli amici di Dischi Dischi Orlandini Srl; pensavano quindi che ormai a Genova non fosse rimasto nessun negozio di dischi e si sono accorti finalmente che in quella vetrina, vista mille volte, quelle cose quadrate, qualcuna più piccola e qualcuna più grande, non erano altro che cd e vinili.
Anche oggi, prima due uomini, li sento, ma non li vedo, "Hai visto? Questo è ancora aperto", si avvicinano alla vetrina, "E' vero che i cd adesso costano meno, ma con la concorrenza di internet non so come possano essere ancora aperti", si avvicinano ancora e studiano la vetrina, "Tra l'altro tiene solo cose strane".
Poco dopo, due ragazze, "Guarda, un negozio di cd; chissà se ha anche dischi nuovi", anche loro si avvicinano alla vetrina e dopo averla scrutata, "Hanno solo roba vecchia".

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