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MINISTRI - Per un passato migliore

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Per un passato migliore
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I Ministri tornano con il loro quarto lavoro, programmatico fin dal titolo. Per un passato migliore è un album che s'impegna a mantenere vivo il filo della memoria, ma non no lo si deve considerare un discorso "impegnato". O meglio, lo è solo nella misura in cui ogni punto di vista sulla società può essere definito "politico". Si tratta piuttosto di un percorso empatico alla riscoperta delle radici, verso la forma più grezza, semplice e sonora del rock senza aggettivi (Le nostre condizioni, Spingere). La band, che dal vivo indossa sempre delle giubbe napoleoniche, ricompone un mosaico di esperienze poliedriche e si tuffa in un calderone di grandi nomi nazionali e internazionali dai quali emergono le strutture compositive degli Oasis, l'urgenza comunicativa del grunge e testi degni della canzone d'autore, con influenze che si amalgamano (Una palude) mostrando freschezza e intensità. D'altronde sono molti gli artisti che oggi sentono il bisogno di descrivere la situazione attuale – dagli Skunk Anansie ai Muse, che tra l'altro dal 2006 collaborano con Tommaso Colliva, responsabile anche della produzione di questo disco. Con la loro schiettezza, i tre ragazzi di Milano vogliono distaccarsi dal panorama della musica italiana degli anni Duemila, troppo spesso bloccata dai cliché dello star system ma, per la sensibilità lirica, l'impatto scenico e l'impatto auditivo, si potrebbe tentare un parallelo con alcuni gruppi cult come i Blastema o i Nobraino, i Marta sui Tubi o gli Afterhours. Federico, Davide e Michele ritrovano il valore di un tappeto ritmico dirompente sul quale piazzare testi carichi di rabbiosa denuncia o di nostalgia e raccontano il presente – un presente "storico", fieramente anacronistico – con l'ironia di immagini inconsuete. Sono parole che destabilizzano, sovvertendo il luogo comune e lasciando un velo di "disperata speranza", come ha detto il giornalista Antonio Vivaldi. Comunque è l'esempio lampante di questo meccanismo che sembra la continuazione ideale di Do the Evolution dei Peal Jam. Consigliato ai rocker e ai poeti. (Elena Colombo)

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