Musica italiana

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GIARDINI DI MIRÒ - Rapsodia Satanica

Sesto album per i Giardini Di Mirò che contiene le musiche originali ispirate dal film di Nino  Oxilia "Rapsodia Satanica", realizzato nel 1917 ed interpretato dalla diva del cinema muto  Lyda Borelli. Nuovo album a tutti gli effetti quindi e non un progetto speciale, “Rapsodia Satanica” è un componimento estremamente libero, suonato con un piglio luciferino, dove  le componenti tipiche della rapsodia, dell'improvvisazione, della libertà compositiva e delle  variazioni ritmiche ed armoniche sembrerebbero promanare da Mefisto in persona.  "Rapsodia Satanica" è una lunga suite strumentale che riporta in musica la voce di un  moderno rapsodo, con il suo canto tra lirismo ed epicità. Le registrazioni fatte per lo più in  presa diretta, limitando al massima le sovra‐incisioni, testimoniano e rafforzano l'intento di  dare al suono una terza dimensione, quasi dovesse uscire dal disco ed accerchiare  l'ascoltatore. Per la band non si tratta della prima esperienza di questo tipo; ma  diversamente delle esperienze precedenti le musiche di “Rapsodia Satanica” introducono  nuovi elementi, si sentono influenze blues, sonorità mediterranee e orientali, influenze di  musica contemporanea e ambient, il tutto all'interno di quelle trame musicali che  caratterizzano il suono dei Giardini di Mirò sospeso tra post rock, elettronica, psichedelia e  noise. Un amalgama sonoro razionale ed epico tra cuore e cervello. Nel disco suonano Jukka Reverberi (chitarra, basso, elettronica, armonica, voci), Corrado  Nuccini (chitarra, elettronica), Emanuele Reverberi (violino, tromba, saz, campane) Luca di  Mira (pianoforte, tastiere), Andrea Mancin (batteria) Lorenzo Cattalani (batteria), Mirko  Venturelli (basso)

CD in vendita da Disco Club a partire da mercoledì 17 settembre 2014 al prezzo di 15,50 €
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CRISTINA DONA' - Così vicini

Il nuovo album, il settimo di studio, nasce da un lungo lavoro e viene pubblicato quattro anni dopo l'acclamato Torno a casa a piedi. Cristina ci ha abituati a lunghi periodi di esplorazione introspettiva e artistica, dai quali riemerge regolarmente con opere sorprendenti e mai uguali a se stesse. Una delle artiste più rappresentative degli ultimi venti anni, perché sempre in grado di rinnovarsi, da anni Cristina Donà è un punto di riferimento nell'universo musicale italiano nonché figura ispiratrice per le nuove generazioni di artisti. Le nuove canzoni, scritte insieme a Saverio Lanza, che ha prodotto l'album, sorprenderanno per il fascino degli spazi evocati e l'originalità espressiva. Cristina Donà è stata, a partire dalla metà degli anni ’90, una delle voci più originali della scena musicale italiana. Accanto a gruppi come i La Crus, gli Almamegretta, gli Afterhours o i Marlene Kuntz ha contribuito a definire una nuova stagione del rock di matrice mediterranea, riuscendo a conquistarsi il plauso di gente come Robert Wyatt, David Byrne e Peter Walsh. Prima artista italiana a esibirsi al Meltdown Festival di Londra, Cristina Donà è sicuramente una delle poche artiste italiane capaci di “rivaleggiare” con le grandi colleghe all'estero che, proprio come lei, a partire dagli anni ’90 hanno reinventato il modello di interprete femminile nell’ambito della musica.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 23 settembre 2014 al prezzo di 19,50 €
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LA ROSA TATUATA - Scarpe

E' una cosa così, una sensazione che arriva all'improvviso. C'è un attimo, un attimo brilla in una scheggia di tempo piccolo come un pulcino, una frazione di secondo dopo è svanita. Uno, nella vecchia Genova rancorosa e disillusa, sta ascoltando un cd nuovo, del buon rock, fatto con tutta la nobiltà artigiana che merita, al di là di ogni retorica, ed all'improvviso vede un sorriso che lampeggia tra le nuvole, forse è una nuvola stessa che ci è apparsa in forma di sorriso in quella frazione di secondo. E' non è il sorriso solo, come quello del gatto di Alice, c'è un guizzo d'occhi con una luce indimenticabile, e un cranio lucido, e due braccia muscolose e tatuate e spalle potenti. Su una spalla c'è tatuato “Vele ancora tese, bandiera genovese”. Chissà. Loro, quelli del rock nobile e artigiano in questo disco fatto di sangue e di plettri e di  scarpe e chilometri hanno scritto che “niente è eterno quaggiù”. Appunto. Ma lassù è diverso, e Max batte il tempo col piede, e sorride alla “sua” Rosa Tatuata, a Giorgio Ravera, a Paolo Bonfanti. Gli hanno ridato la sua musica e la sua Rosa. Tutto è eterno, lassù. (Guido Festinese)

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LORIS VESCOVO - Penisolâti

Fosse nato qualche centinaio di chilometri più a Nord, diciamo da qualche parte tra Norwich e Birmingham, il suo nome sarebbe nel piccolo Olimpo prezioso dei più grandi folksinger “progressivi”. Quella terra fatata abitata da gente come Nick Drake, John Martyn, Piers Faccini, anche, per usare un nome meno usurato ma sulle medesime stazioni emotive. Invece no, Loris Vescovo è friulano, della Val Resia. Che è di per sé un giacimento culturale tanto poco conosciuto quanto magnifico. Loris Vescovo nella vita si occupa di faccende scientifiche, ma quando ha la chitarra tra le mani cava fuori acquerelli agrodolci e pieni di riferimenti incrociati che, fossero stati scritti allo scorcio dei Sessanta, sarebbero finiti dritti in un disco dei Faièport Convention. O dei Mellow Candle. Invece, come ci racconta in questo quarto disco, è un “penisolato” come tutti noi, dove l'isolamento  è più che altro quello di chi cerca di opporre le proprie motivate ma fragili forze ad un imbarbarimento culturale squassante. Troverete echi folk, elegantissime patine jazz nell'uso dei fiati, due brani dalla sua tradizione, qualche affondo ironico, perfino una deliziosa deriva blues. In due parole: un piccolo capolavoro del folk “progressivo”. (Guido Festinese)

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EDMONDO ROMANO - Missive Archetipe

Dopo Sonno Eliso, dedicato al binomio maschile-femminile,  il poli-strumentista genovese Edmondo Romano, ci propone la seconda tappa di un viaggio sonoro denso di fascino. Missive Archetipe, album che sottintende un lavoro di ricerca estremamente accurato, ha un incedere sontuoso, immaginifico e di indubbia suggestione.  Le radici dell’uomo, la sua evoluzione antropologica e spirituale e le modalità comunicative sono alla base di questo lavoro colto e ricco di riferimenti poetici. Non a caso, l’album è corredato dai testi di poesie di poesie di  Catullo (Carme e A Lesbia) e brani di Jalal al-Din Rumi, poeta  e filosofo turco, cultore della mistica sufi.  Missive Archetipe si addentra nei territori della world music e in quelli della sperimentazione sonora e si avvale della collaborazione di un gruppo di eccellenti musicisti che affiancano Edmondo Romano in questo progetto colto e suggestivo. (Ida Tiberio)

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CONFUSIONAL QUARTET - Confusional Quartet Play Demetrio Stratos

Non sono uno di quelli che storce il naso di fronte all'utilizzo di voci che non ci son più su musica muova, anzi. In fondo anche la letteratura ed il cinema spesso utilizzano sensazioni revivant per infondere nuove linfe artistiche in un mondo culturale sempre più assuefatto di tecnoditate e poco altro. L'esplosione Confusional Quartet paly Demetrio Stratos sta molto nel programmatico titolo: la voce, declinata in tutte le possibili modalità a cui lo scomparso e compianto Stratos ci aveva educato, è qui strumento tra gli strumenti, mai sovrasta e mai sorpassa. Il lavoro musicale dei Confusional Quartet, quartetto bolognese con nuovo si batterista ma storia musicale radicata nei primi anni ottanta è un profluvio innarestabile di convulsioni no wave, suggestioni etno parmigiane, propulsioni marinettiane e chi più ne ha ne metta ma mai, ribadisco, mai superando un gusto sopraffino nella composizione. L'utilizzo, con la benedizione della moglie di Demetrio e la cortesia di Gitti, detentore dei nastri, della voce, di "quella" voce è perfettamente coniugato al punto che, vien quasi da pensare, che con la curiosità intelletuale che lo contraddistinse, lo stesso Demetrio in universo parallelo, stia già tenendo concerti con i fantastici quattro. Oltrearea, se mai si può, e qui si può. (Marcello Valeri)

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