Musica italiana

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FEDERICO SIRIANNI – L’Uomo Equilibrista – libro + CD (Miraggi Editore 2014)

Questo di Federico Sirianni non è, purtroppo, un nuovo disco, e per la verità  non è neppure un disco ma un libro. Dentro, però un disco c’è,  anche se rientra nella categoria delle antologie. Una raccolta, quando la discografia completa comprende solo tre dischi in dodici anni (escluso il bootleg natalizio dello scorso anno) si giustifica come compendio al libro e, comunque, per la presenza di un inedito dallo stesso titolo (o viceversa). Inoltre le canzoni sono tutte riregistrate per l'occasione, quindi piuttosto diverse e scarne.

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ROBERTA ALLOISIO - Xena Tango

Qualche anno di lavoro, ed alla fine un grande esito, uno di quei dischi importanti che marcano stretto un periodo e si fanno ricordare. Xena Tango va a concludere la sostanziosa trilogia di dischi di Roberta Alloisio dedicati a Genova di ieri, di oggi e, chissà, forse anche di domani, iniziata con Lengua Serpentina, proseguita con Janua. Se il focus delle prime due opere era una sorta di pendolo cronologico tra un passato genovese da “superba” e un presente fatto di urgente mediterraneità tornata cronaca (anche drammatica), Xena Tango va a indagare quanto c'entri Genova e la banda dei liguri in trasferta forzata, a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, nelle Terre d'America Latina dove cercarono e trovarono scampo a una miseria fattasi cupa. L'Uruguay, il Cile, l'Argentina infinita, soprattutto. E Buenos Aires, dove i genovesi in pratica resero un quartiere intero, la Boca, frammento di Zena a distanza di un oceano. Impastando ricordi e nostalgie nel cuore malleabile di una musica che aveva radici afroamericane, ma che come tutte le musiche afroamericane seppe accogliere tanta Europa. Il Tango. Alloisio ha inventato con Luis Bacalov e Walter Ríos un percorso tanghero inedito e splendido, tra Bindi e Gardel, Mario Cappello e Vittorio De Scalzi e Ivano Fossati. Ascoltare per credere. E per capire che Tango è una parola singolare con valore plurale. Per tutti. Disponibile anche in versione con libro accluso. (Guido Festinese)

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ARLO BIGAZZI - Sempre Sofia

La buona notizia è che questo cd inaugura la serie economica dell'etichetta toscana, in cd slim. La notizia ottima, invece, è che il cd è splendido, e potrebbe catturare attenzione e preferenze di diverse fasce di pubblico. Tutti coloro che si sentono già orfani dei Pink Floyd, ora che un disco ha messo la parola fine. Chi ha avuto conforto da certa ambient music meno “decorativa”, chi ascolta post rock, di quello sporto sul bordo estremo, chi ha amato o ama ancora Bill Laswell e i Crimson. Per tutti costoro Bigazzi esce con questa colonna sonora da uno spettacolo multimediale con Caterina Meniconi,dedicato alla pazzia, con il suo basso puro o manipolato, chitarre, campionamenti, voci: il tutto immerso in a strana e avvincente atmosfera che sa essere onirica e molto concreta allo stesso tempo. (Guido Festinese)

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FRANCESCO DE GREGORI - Vivavoce

De Gregori rivede, reinterpreta, e in modo singolarmente cantabile (rispetto al suo solito), e quindi estremamente piacevole (ma senza nessun "ammiccamento" o quasi), una serie di suoi piccoli o grandi capolavori: un ascolto che consigliamo. Dice il "romanaccio" che voleva farsi un regalo e soprattutto ridare vita (in questo presente e per questo difficile presente) alle sue note e alle sue parole, soprattutto a beneficio dei più giovani, che oggi ascoltano le sue canzoni, magari su suggerimento dei genitori, ma (appunto) considerandole di ieri o "storie di ieri". In questo paese in affondamento rapido, sempre più "Titanic" in mezzo a marosi oceanici (o politico economici) incontrollabili (altro che iceberg!), o semplicemente in piena autodistruzione (e in effetti propendiamo per questa seconda ipotesi), riascoltare "Viva L'Italia" e "La Storia", in versioni splendide (per altro), forse le più belle di sempre, o comunque di molto "rinfrescate", può essere d'aiuto. Un "esercizio" corroborante, che potrebbe indurre a non lasciarsi andare al generale si salvi chi può. Ci limitiamo a dire solo questo, senza aggiungere altro, restando poi da capire come sia possibile che il signor Ligabue abbia potuto permettersi di cantare "Alice", forse l'unico vero neo dell'intera operazione. (Marco Maiocco)

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LIGURIANI - Stundai

Un tipo “stundaio”, in genovese, è uno un po' bizzarro, imprevedibile, spesso tutt'altro che privo di ingegno, ma che bisogna saper prendere. I Liguriani scelgono proprio quell'aggettivo per definirsi, e ci sta tutto: in fin dei conti, a rovesciare un assunto spesso considerato incontrovertibile, il “folk ligure” della band è tutt'altro che vacua ripetizione di un formulario tradizionale. E perfino l'assetto strumentale, magnificamente assestato sui flauti di Michel Balatti, voce violino e percussioni di Fabio Viale, la chitarra di Claudio De Angeli, organetto e mandolino di Filippo Gambetta, le cornamuse di Fabio Rinaudo, è un insieme di timbri funzionale, ma parecchio azzardato. Sta di fatto che i Nostri “stundai” al secondo disco, e dopo aver macinato qualche migliaio di chilometri in tour in giro per l'Europa, tornano con un lavoro filante e sontuoso, tanto semplice e coinvolgente all'ascolto(tante, tante danze gioiose) quanto meditato, nell'equilibrio perfetto tra “tradizione” e “composizione”. E ben suonato, soprattutto. Ospite Stefano Valla, il pifferaio magico delle Quattro Province. Altro gran “stundaio”. (Guido Festinese)

 

 

 

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TRE MARTELLI & GIANNI COSCIA – Ansema

Una collaborazione tra concittadini quanto mai benvenuta questa tra il fisarmonicista jazz Gianni Coscia e il gruppo di folk tradizionale Tre Martelli; sia Coscia che il gruppo sono infatti di Alessandria, e da molti anni calcano le scene, visto che per i Martelli si parla di trentasette anni d’attività, mentre per l’ottantatreenne fisarmonicista la tardiva carriera professionale viaggia verso il trentennale. Il disco, in gran parte registrato dal vivo, consta perlopiù di rifacimenti di brani consolidati del repertorio del gruppo, con un paio di brani nati per questa collaborazione. L’inserimento della ‘fisa’  nel collaudato e rodato ensemble  tradizionale funziona egregiamente, come si è potuto constatare  anche nell’esibizione di Castelceriolo (AL) dell’8 novembre scorso, nello storico cinema teatro Macallè, vero e proprio faro nella nebbie dell’alessandrino. I fraseggi jazz, le antiche melodie e gli strumenti tradizionali si sono amalgamati perfettamente, grazie soprattutto al lavoro del violinista Andrea Sibilio cui si devono gli arrangiamenti e all’esperienza dei musicisti e le voci.  Solo un appunto per la copertina, un po’ povera, ma qui, da piemontesi, si bada più al contenuto che alla forma. (Fausto Meirana)

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