Musica italiana

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PAOLO BONFANTI - Back Home Alive

Home, per chi suona musica di testa e di cuore da  una vita ed è, come si dice a Genova e lui stesso ha raccontato in una canzone, “di lungo in giro” , è una parola preziosa e a doppio taglio . Può significare una casa interiore e una fisica assieme. Quella fisica, per Paolo Bonfanti, è il punto dove ha scelto di vivere, a Casale  Monferrato, dalla originaria Windy Town con Lanterna. Un gran bel posto, finito nelle cronache sbagliate per la solita rabbiosa indifferenza di chi manovra soldi e destini infischiandosene della  salute della gente. La “home” interiore, per un musicista come Bonfanti, è quella magnifica, cangiante terra di nessuno che mette assieme una conoscenza enciclopedica di diverse forme di “popular music” afroamericane, da tutte sapendo scegliere la nota giusta, e intensità emotiva che trasforma anche una serata routinaria in uno scintillio prezioso di ricordi. “Di nuovo a casa, dal vivo” registra dunque una serata da tutto esaurito per Bonfa e la sua band al Teatro Municipale, 28 febbraio del 2015. Ospite Fabio Treves con baffi e armonica, sul palco la sua band “roots rock” fatta di musicisti col piede sull’acceleratore della vita: Roberto Bongianino alla fisarmonica, Nicola Bruno al basso, Alessandro Pelle alla batteria.

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RADIODERVISH - Café Jerusalem

La celebrazione di una città come Gerusalemme, città santa, ma difficile per l’incrociarsi di religioni e di conflitti è alla base del progetto Café Jerusalem, scritto per il teatro da Paola Caridi con le musiche del gruppo pugliese dei Radiodervish formato dal palestinese Nabil Ben Salameh e da Michele Lobaccaro; il gruppo è sulla scena da quasi   vent’anni, considerando che il secondo disco degli Al Darawish, dai quali il gruppo deriva, già si chiamava ‘Radio Dervish’(1996), attraversando fasi alterne, con dischi virati verso un pop raffinato ma un po’ algido come ‘L’ immagine di te’ o ‘Humans’ alternati a colonne sonore e album decisamente sbilanciati verso la musica del versante mediorientale del mediterraneo come ‘Lingua contro Lingua’. In ‘Café Jerusalem’ viene ovviamente utilizzato quest’ultimo registro, partendo dalla storia di una donna araba, Nura, che s’intreccia con la vita quotidiana della città; amori impossibili, canzoni e passioni nel crogiuolo multietnico dei bazar. Come al solito bellissime le melodie e la voce flautata di Nabil, ariosi gli arrangiamenti e, su tutto, l’oud e le altre corde maneggiate con sapienza e gusto da Adolfo La Volpe. (Fausto Meirana)

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CANZONIERE GRECANICO SALENTINO - Quaranta

E' una questione di stile e di consistenza di fondo, forse: c'è chi invecchia senza paura di mettere in mostra magagne e fragilità, vedi alla voce Leonard Cohen, e chi si ostina a fare il giovane sboccato ed elastico per sempre, e son figure patetiche. Vero Mr. Jagger? Sia come sia, è un rischio che per fortuna non si corre nei territori ampi e variegati del folk progressivo, dove a volte i decenni che passano sono più un mero marcatore cronologico che una iattura con annesse complicazioni reumatoidi. In Inghilterra ad esempio succede con i magnifici Fairport Convention, da noi con una formazione palpitante e matura come il Canzoniere Grecanico Salentino. Che con Quaranta festeggia una storia iniziata nel 1975, quando sui palchi giravano Nccp e Musica Nova, e prosegue a tutt'oggi con eccellenti risultati: peraltro ben messi in rilievo anche dalla stampa internazionale, dal Guardian al New York Times. L'ensemble pugliese guidato dal vocalist, percussionista e violinista Mauro Durante qui trova modo di collaborare con gente diversa e ugualmente valida come Ludovico Einaudi, Piers Faccini, Alessandro Gassman, Erri De Luca, che regala uno dei suoi testi incendiari e dolenti. Si rinnova il piccolo miracolo di note che sembrano ataviche e sono di oggi, sono state appena messe al mondo, e hanno il profumo del tempo meditato. (Guido Festinese)

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GIOVANNA CARONE/MIRKO SIGNORILE - Mirazh

Il viaggio inizia sulla tormentata, dolce bellezza degli arpeggi pianistici di Mirko Signorile, uno dei più raffinati pianisti jazz attivi nella Penisola. Non è un disco di jazz, però, questa nuova prova in duo di Carone e Signorile, esperienza già tentata anni fa con Far Libe. E' una sorta di “riflessione d'autore” ( testi di Marisa Romano e Luca Basso) sul tema del viaggio, quello fisico, e quello che la capacità evocativa della parola riesce a mettere in scena, sulle ali della fantasia. I testi alla base sono Le città invisibili di Calvino e Il libro dei viaggi di Beniamino di Tudela: meri spunti per creare dodici “stazioni musicali” scandite dal pianoforte, e dalla bella e misteriosa voce di Carone, in italiano e in yiddish. Viene in mente che, in una versione meno scarna e “autoriale”,  con arrangiamenti e strumentario adeguato (e immagini  a commento)  questo lavoro sarebbe una magnifica prova di neo prog o di art rock che dir si voglia. Chissà che non ci abbiano già pensato. (Guido Festinese)

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ARTISTI VARI - Bella Ciao

Come dicono i Gang, non è vero che “la storia siamo noi”. Noi siamo “le” storie, e solo nel momento in cui sappiamo recuperare frammenti dispersi di storia non ufficiale, riuscendo a metterli in relazione con l'oggi. Mezzo secolo fa, a Spoleto, il Nuovo canzoniere italiano di Amodei Straniero, Leydi e Mantovani  mise in scena al Festival dei due mondi di Spoleto Bella Ciao. Uno spettacolo di canzoni popolari italiani. Nell'Italia bigotta e retriva del '62 una canzone come O Gorizia tu sei maledetta, in cui si denuncia la mattanza di poveracci della prima guerra mondiale controllata da signori delle armi e generali pasciuti costò al Nuovo Canzoniere una denuncia per  vilipendio delle forze armate. Avevano toccato un nervo scoperto. Riccardo Tesi, gran signore delle note d'oggi che traggono linfa, struttura, intenti dal mondo popolare torna a rivisitare quello spettacolo spartiacque in questo nuovo disco creato col crowdfunding, e fortemente voluto da Franco Fabbri. S'è messo attorno gente di altissima caratura come Lucilla Galezzi, Elena Ledda, Ginevra di Marco (in pratica una sorta di accademia dell'eccellenza della vocalità femminile italiano meno scontata), Alessio Lega, Andrea Salvadori, Gigi Biolcati. Ha aggiunto arrangiamenti, concertazione e tocchi e fremiti del suo organetto fatato, sempre un passo indietro, e ha costruito un nuovo piccolo capo d'opera di artigianale maestria “folk”. Che serve al presente, recuperando una storia da non dimenticare. (Guido Festinese)

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BOBBY SOUL - L'insostenibile leggerezza del funk

Parte la pulsazione morbida e carnosa di Donna davanzale, ed è subito centro. La voce di Bobby Soul sembra sfiorare il testo, cercando di contenere un'energia che rischia di deragliare, tanto è costretta: tant'è che il tutto va davvero a deflagrare nella botta incattivita di funk che arriva subito dopo, Mi muove, e sembra, quasi quasi, di ascoltare un pezzo dimenticato dei gloriosi Blindosbarra. E' un Bobby Soul perfettamente lucido e in equilibrio, si sarà capito, quello che ha dato alle stampe un lavoro, che, rovesciando la citazione iniziale, si potrebbe anche definire la sostenibile pesantezza (e godibilità estrema) di chi sa danzare sul pentagramma più nero e faticoso che ci sia. Gli anni hanno portato qualche avvitamento malinconico, e non poteva essere altrimenti: i calendari si sgranano per tutti. Ma anche belle innaffiate di ligustico sarcasmo (Appena mi pagano), e un mestiere che gli può far fare qualsiasi cosa. In libera declinazione funk: vedi alla voce incredibile della versione del Don Giovanni di Battisti. Fender Rhodes a ricamare qui e là tra fiati e corde, un tono più da balladeur ritmico che da puro e crudo e filologo del verbo black. Partecipano La Decima Vittima, James & Black, i Belli Fulminati nel Bosco, e tanti altri amici: efficaci come serve. (Guido Festinese)

Top ten del mese

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