Musica italiana

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GIANNI MAROCCOLO E CLAUDIO ROCCHI - vdb23 / nulla è andato perso

Quanti dischi, ancora, possono commuovere e rompere la scorza dura del cuore, e colpendo nel segno sia che si tratti di ascoltatori abituali, sia che le orecchie e la mente in gioco siano di chi solo ora si affaccia al mondo delle note registrate? Una manciata, un elenco che non arriva, ogni anno, a coprire il numero di dita di una mano. Commuovere, si intende, nel senso vero: “Muovere con”. E qui, in vdb23 / nulla è andato perso in moto ci sono radiosa consapevolezza della fine di tutto ed aperture quasi cosmiche, crudezze da new wave che fu e parloe d’autore da antologia della libertà, psichedelia senza debiti d’ossigeno, dilatata fino all'impossibile e qualcosa di indefinibile e ossessivo che ti spinge a iniziare di nuovo l’ascolto ogni volta che si approda alla fine. Si sarà capito, è un disco speciale e bellissimo. Per niente facile, come diceva Ivano Fossati, per nulla difficile. Basta abbandonarsi. Ci trovate le ultime. meravigliose parole scritte e cantate da Claudio Rocchi, che ci ha lavorato fino all'ultimo dei suoi giorni in sodalizio con l’altro sciamano gentile e fiero Gianni Maroccolo (CCCP, CSI, PGR, e via citando). E poi, a dare una mano, senza supponenza, Miro Sassolini (primo vocalist dei Diaframma), Cristina Donà, Franco Battiato, Ivana Gatti, Piero Pelù, Massimo Zamboni, Emidio Clementi, Cristiano Godano, Chigo Renzulli e Fabio Peri. La sintesi l’ha già fatta Claudio Rocchi: nulla è andato perso. (Guido Festinese)

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FILIPPO ANDREANI - La prima volta

“Il  segretario è un linguista/frequenta nuove metafore e naviga a vista/nel mare democratico a sinistra. /E non conosco nessuno che sia pronto a giurare/ che dopo tanto parlare, dopo tanto navigare/ avrà qualcosa da dire./ Il sindacato ha firmato: le prime disoccupate saranno le strade/e dei  nostri sogni resterà solo un silenzio/che ricorda i marciapiedi quando nevica./ Non ci resta che aspettare il prossimo disco dei  Clash.” Versi tratti da “Il prossimo disco dei Clash”, di Filippo Andreani. Un combat rocker comasco non ancora quarantenne capace di enormi tenerezze, da scoprire una ad una nelle canzoni, e affilate durezze, per dirla con Paco Ignacio Taibo II. Capace, soprattutto, di evitare la trappola della contemplazione compulsiva del proprio ombelico, e lo slalom tra le parole da un colpo al cerchio, uno alla botte. Lui con questo disco sceglie di collaborare con Marino Severini dei Gang, Sigaro della Banda Bassotti, Steno dei Nabat, Rob dei Temporal Sluts, Robi degli Atarassia Gröp. E c’è anche la voce narrante di Adelmo Cervi. Suono teso, incendiario come si deve, occasionali derive in levare. Un gran disco. A proposito: le “strade disoccupate” sono un riferimento a Claudio Lolli ed al suo disco capolavoro. Uscì nel 1977. Lo stesso anno in cui nasceva Andreani. (Guido Festinese)

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ARTURO STALTERI - In Sete Altere

Anche chi crede di essere lontano dall'universo poetico composto e spesso contraddittorio di Franco Battiato presti orecchio a questo lavoro, il cui titolo arriva da una citazione di Carlotta Wieck: “Passavano donne bellissime, in sete altere”. Con l'ausilio solo dei tasti del pianoforte, a volte “trattati” quasi a simulare sagaci piccole incursioni elettroniche o elettriche il pianista Arturo Stalteri, nota voce radiofonica ed esperto di classica e di progressive rock (qualcuno ricorda i Pierrot Lunaire?) realizza un piccolo miracolo. E' l'incanto di brani che arrivano da molto lontano, dal canzoniere remoto del cantautore siciliano quando era ancora rubricato alla voce “musica sperimentale”, negli anni Settanta, o magari da quello più vicino. Ecco allora centro di gravità permanente, Meccanica, l'Egitto prima della sabbie.  A far la differenza è la diteggiatura di Stalteri, magnifico e meditato “rilettore” di composizioni altrui, ma anche ottimo improvvisatore. Qui in The Meeting Of The Gods, ispirato a Il mercato degli dei. (Guido Festinese)

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PFM - Un'Isola

Sul fatto che la nostalgia canaglia (e frattaglia, e avvisaglia, e mitraglia) sia una costante dei nostri tempi c'è poco da discutere: è vero, punto e basta. Magari bisognerebbe esercitarsi invece nella (nobile?) arte del distinguo delle nostalgie. Chi ad esempio ha assistito nel cuore degli anni Settanta genovesi ai concerti nel glorioso Teatro Alcione della Premiata Forneria Marconi può essere oggi o persona del tutto disinteressata ormai alle vicende della musica di gioventù, o ricercatore di inesausta acribia in ogni residua testimonianza della sua età aurea. In tal caso, allora, sarà come una benedizione l'annunciata pubblicazione in quintuplo cofanetto dei concerti de “Il Suono del Tempo”, bel titolo per una raccolta di cinque cd che replicano cinque vecchi ellepì della gran formazione spaghetti-rock raccolti, risuonati dalla prima nota all'ultima, ed esattamente nella sequenza originale. Davanti a un pubblico giapponese, naturalmente. E naturalmente a Tokyo. Un'Isola è la prima riproposizione, titolo lievemente distante dall'Isola di Niente che fu. Gran suono, grinta ed efficacia, nuove energie strumentali del tutto degne, Di Cioccio Djivas e Mussida in piena forma, Via Lumiere (che poi era il vero brano capolavoro di un disco non certo amatissimo) per la prima volta incisa dal vivo dal palco. Manca un po' di fresca ingenuità dei tempi? Senz'altro. Manca altro? Giudicate voi. (Guido Festinese)

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FEDERICO SIRIANNI – L’Uomo Equilibrista – libro + CD (Miraggi Editore 2014)

Questo di Federico Sirianni non è, purtroppo, un nuovo disco, e per la verità  non è neppure un disco ma un libro. Dentro, però un disco c’è,  anche se rientra nella categoria delle antologie. Una raccolta, quando la discografia completa comprende solo tre dischi in dodici anni (escluso il bootleg natalizio dello scorso anno) si giustifica come compendio al libro e, comunque, per la presenza di un inedito dallo stesso titolo (o viceversa). Inoltre le canzoni sono tutte riregistrate per l'occasione, quindi piuttosto diverse e scarne.

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ROBERTA ALLOISIO - Xena Tango

Qualche anno di lavoro, ed alla fine un grande esito, uno di quei dischi importanti che marcano stretto un periodo e si fanno ricordare. Xena Tango va a concludere la sostanziosa trilogia di dischi di Roberta Alloisio dedicati a Genova di ieri, di oggi e, chissà, forse anche di domani, iniziata con Lengua Serpentina, proseguita con Janua. Se il focus delle prime due opere era una sorta di pendolo cronologico tra un passato genovese da “superba” e un presente fatto di urgente mediterraneità tornata cronaca (anche drammatica), Xena Tango va a indagare quanto c'entri Genova e la banda dei liguri in trasferta forzata, a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, nelle Terre d'America Latina dove cercarono e trovarono scampo a una miseria fattasi cupa. L'Uruguay, il Cile, l'Argentina infinita, soprattutto. E Buenos Aires, dove i genovesi in pratica resero un quartiere intero, la Boca, frammento di Zena a distanza di un oceano. Impastando ricordi e nostalgie nel cuore malleabile di una musica che aveva radici afroamericane, ma che come tutte le musiche afroamericane seppe accogliere tanta Europa. Il Tango. Alloisio ha inventato con Luis Bacalov e Walter Ríos un percorso tanghero inedito e splendido, tra Bindi e Gardel, Mario Cappello e Vittorio De Scalzi e Ivano Fossati. Ascoltare per credere. E per capire che Tango è una parola singolare con valore plurale. Per tutti. Disponibile anche in versione con libro accluso. (Guido Festinese)

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