Musica italiana

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GANG - Sangue e Cenere

Si potrebbe metterla così, direttamente: un quarto di secolo dopo Le radici e le ali, capolavoro del folk rock italiano apripista per una seconda generazione di combat rockers, Gang ne ha scritto il seguito diretto, alzando più in alto l'asticella della sfida. Nulla rinnegando, tutto rammentando. Della propria storia, del reticolo di storie rintracciate, sviscerate fino in fondo. Perché, come dice Sandro Severini, non è vero che “La storia siamo noi. La Storia con l'iniziale maiuscola la scrivono i vincitori”, nelle cui fila sono pronti a saltare tutti gli opportunisti del caso. Noi siano “le” storie, quelle che non finiscono nei libri di storia ufficiali, quelle di una rete di resistenze, di piccole memorie condivise che tutte assieme ne fanno una grande.

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CISCO - Matrimoni e Funerali

Un concept sulla vita? Definizione che potrebbe ingabbiare il nostro Cisco, semplicemente un lavoro tanto lucido quanto dissacrante su quello che incontriamo, tocchiamo e conosciamo durante la nostra esistenza, un album che viaggia più veloce di un auto senza freni, lontano dai soliti slogan, con testi che presentano una rinnovata capacità di scrittura da parte di Cisco, divertito a tirare il sasso senza nascondere la mano. Molti i guest: Pierpaolo Capovilla, Massimo Zamboni, Angela Baraldi, Le Mondine di Novi e il Piotta che duettano con la corposa voce del cantautore. Un album scritto insieme all’amico ex-Ramblers, Giovanni Rubbiani e al sempreverde Kaba Arcangelo Cavazzuti, che lo vede anche impegnato nella produzione artistica del disco.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 3 marzo 2015 al prezzo di 14,90€
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DUO BOTTASSO - Crescendo

C'è anche la voce imperiale e ieratica di Elena Ledda, gran signora delle note mediterranee a nobilitare la splendida musica del Duo Bottasso, forse la più significativa novità ascoltata in ambito world music e dintorni in Italia nell'ultimo paio d'anni. Simone Bottasso suona organetto diatonico, flauto, sax baritono, e maneggia bene l'elettronica, Nicolò Bottasso suona perlopiù il violino, ma all'occasione sa disimpegnarsi bene anche a tromba e contralto. Oltre a Ledda, ci trovate anche il liuto cantabile di Mauro Palmas, e tanti altri scrigni sonori. Se il dato di partenza dei due fratelli del cuneese sono le note di tradizione piemontesi ed occitane in particolare, gli esiti qui si avvicinano al più intelligente e delicato “folklore immaginario” ascoltato nella Penisola: da Riccardo Tesi agli Avarta, per intendersi. E il futuro, evidentemente, promette altre sorprese, ed è in buone mani. (Guido Festinese)

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RUSTIES - Dalla polvere e dal fuoco

Qualcuno l'avra già sentito nominare quel titolo, da tempo: “Dalla polvere e dal fuoco” era come avevano reso liberamente in italiano Powderfinger la bella coppia Mimmo Locasciulli – Francesco De Gregori. C'è anche quella versione, in questo nuovo disco dei Rusties di Marco Grompi, la formazione che molti ricorderanno per essere stata negli anni proprio la migliore cover band di Neil Young, per poi approdare (nulla rinnegando del grande canadese: anzi!) a una Americana tanto semplice e diretta quanto efficace. Adesso i Rusties rilanciano, e propongono un intero lavoro di cover del cuore: ci trovate cose di Chris Eckman dei Walkabouts, della Willard Grant Consporacy, di Bruce Cockburn, di John Martyn, di Warren Zevon, perfino dei Supertramp. Neil Young ha il posto d'onore con il brano citato, e “La Signora”, che poi sarebbe The Old Laughing Lady. Il tutto funziona egregiamente, alla faccia di chi dice che in italiano certe cose non si possono sentire: non è vero, basta saperle rendere, le cose, e non necessariamente, come si dice in letteratura “Tradurre è tradire”. (Guido Festinese)

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GIANNI MAROCCOLO E CLAUDIO ROCCHI - vdb23 / nulla è andato perso

Quanti dischi, ancora, possono commuovere e rompere la scorza dura del cuore, e colpendo nel segno sia che si tratti di ascoltatori abituali, sia che le orecchie e la mente in gioco siano di chi solo ora si affaccia al mondo delle note registrate? Una manciata, un elenco che non arriva, ogni anno, a coprire il numero di dita di una mano. Commuovere, si intende, nel senso vero: “Muovere con”. E qui, in vdb23 / nulla è andato perso in moto ci sono radiosa consapevolezza della fine di tutto ed aperture quasi cosmiche, crudezze da new wave che fu e parloe d’autore da antologia della libertà, psichedelia senza debiti d’ossigeno, dilatata fino all'impossibile e qualcosa di indefinibile e ossessivo che ti spinge a iniziare di nuovo l’ascolto ogni volta che si approda alla fine. Si sarà capito, è un disco speciale e bellissimo. Per niente facile, come diceva Ivano Fossati, per nulla difficile. Basta abbandonarsi. Ci trovate le ultime. meravigliose parole scritte e cantate da Claudio Rocchi, che ci ha lavorato fino all'ultimo dei suoi giorni in sodalizio con l’altro sciamano gentile e fiero Gianni Maroccolo (CCCP, CSI, PGR, e via citando). E poi, a dare una mano, senza supponenza, Miro Sassolini (primo vocalist dei Diaframma), Cristina Donà, Franco Battiato, Ivana Gatti, Piero Pelù, Massimo Zamboni, Emidio Clementi, Cristiano Godano, Chigo Renzulli e Fabio Peri. La sintesi l’ha già fatta Claudio Rocchi: nulla è andato perso. (Guido Festinese)

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FILIPPO ANDREANI - La prima volta

“Il  segretario è un linguista/frequenta nuove metafore e naviga a vista/nel mare democratico a sinistra. /E non conosco nessuno che sia pronto a giurare/ che dopo tanto parlare, dopo tanto navigare/ avrà qualcosa da dire./ Il sindacato ha firmato: le prime disoccupate saranno le strade/e dei  nostri sogni resterà solo un silenzio/che ricorda i marciapiedi quando nevica./ Non ci resta che aspettare il prossimo disco dei  Clash.” Versi tratti da “Il prossimo disco dei Clash”, di Filippo Andreani. Un combat rocker comasco non ancora quarantenne capace di enormi tenerezze, da scoprire una ad una nelle canzoni, e affilate durezze, per dirla con Paco Ignacio Taibo II. Capace, soprattutto, di evitare la trappola della contemplazione compulsiva del proprio ombelico, e lo slalom tra le parole da un colpo al cerchio, uno alla botte. Lui con questo disco sceglie di collaborare con Marino Severini dei Gang, Sigaro della Banda Bassotti, Steno dei Nabat, Rob dei Temporal Sluts, Robi degli Atarassia Gröp. E c’è anche la voce narrante di Adelmo Cervi. Suono teso, incendiario come si deve, occasionali derive in levare. Un gran disco. A proposito: le “strade disoccupate” sono un riferimento a Claudio Lolli ed al suo disco capolavoro. Uscì nel 1977. Lo stesso anno in cui nasceva Andreani. (Guido Festinese)

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