Musica italiana

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GUANO PADANO - Americana

Chitarre riverberate che sembrano, assieme, piangere e ghignare sprezzanti, slide indolenti, tocchi spauriti e sparuti di pianoforte, banjo rotolanti e metallici, quel senso di tragica ineluttabilità che coglie chiunque contempli un deserto americano, anche nella declinazione più fumettistica e texwilleriana che conosciate. E ricordi che si affollano in  testa a ondate, Steinbeck e la Dust Bowl, Paris, Texas e gli amori che si perdono sorridendo tra la polvere, il  vento caldo che mozza il respiro, gli incontri che non promettono nulla di buono: al massimo uno svitato in più che tira a fregarti. E via citando, perché Americana di Guano Padano è tutto questo, in quel solco doloroso e reticente, ipercitazionista eppure reale che hanno indicato gente come 16 Horsepower, Calexico, Califone. Mettiamoci dentro ora anche questi notevoli italiani, che devono aver scambiato la piana del Po per Tucson, Arizona. Oppure, semplicemente, si sono ricordati di “Americana”, non la musica: l'antologia di Vittorini che tornò a far respirare libertà e scrittura a una generazione asfissiata dal fascismo. (Guido Festinese)

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VALERIO CORZANI/STEFANO SALETTI - Caracas

Non lasciatevi sviare dal titolo, che poi sembra anche essere il nome scelto da questo nuovo duo: Caracas qui è più territorio appartenente alla geografia sonora dell'anima che affondo nelle sensuali sonorità dell'America Latina. Il Duo è formato da Valerio Corzani, (Mau Mau, Ex, Interiors, nonché bella penna giornalistica e voce radiofonica di Radiotre) e Stefano Saletti, che molti ricorderanno accanto a Novalia, Piccola Banda Ikona, ed altre formazioni di confine. I confini, appunto: Caracas fa di tutto per saltarli a piè pari, con l'aiuto di un collante miracoloso, la battuta in levare, gli echi del dub. E se a volta la bussola punta ai Caraibi, state pur certi che nello spezzone successivo vi sembrerà di essere dalle parti di Catania, o in Giamaica, o in medioriente. Trovando lungo il cammino violini, marranzani, trombe e bassi profondi, oud e cavaquinho. Bello e spiazzante, insomma, ed il tutto avvolto in una nebbia ipnotica che potrebbe farne la vostra arma segreta, in caso di improvvisi incarichi da deejay nelle serata da spiaggia. Impossibile, dite? Allora per immediata necessità di note che, senza essere invasive, non abbiano dato all'ammasso il cervello. (Guido Festinese)

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PAOLO BONFANTI - Back Home Alive

Home, per chi suona musica di testa e di cuore da  una vita ed è, come si dice a Genova e lui stesso ha raccontato in una canzone, “di lungo in giro” , è una parola preziosa e a doppio taglio . Può significare una casa interiore e una fisica assieme. Quella fisica, per Paolo Bonfanti, è il punto dove ha scelto di vivere, a Casale  Monferrato, dalla originaria Windy Town con Lanterna. Un gran bel posto, finito nelle cronache sbagliate per la solita rabbiosa indifferenza di chi manovra soldi e destini infischiandosene della  salute della gente. La “home” interiore, per un musicista come Bonfanti, è quella magnifica, cangiante terra di nessuno che mette assieme una conoscenza enciclopedica di diverse forme di “popular music” afroamericane, da tutte sapendo scegliere la nota giusta, e intensità emotiva che trasforma anche una serata routinaria in uno scintillio prezioso di ricordi. “Di nuovo a casa, dal vivo” registra dunque una serata da tutto esaurito per Bonfa e la sua band al Teatro Municipale, 28 febbraio del 2015. Ospite Fabio Treves con baffi e armonica, sul palco la sua band “roots rock” fatta di musicisti col piede sull’acceleratore della vita: Roberto Bongianino alla fisarmonica, Nicola Bruno al basso, Alessandro Pelle alla batteria.

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RADIODERVISH - Café Jerusalem

La celebrazione di una città come Gerusalemme, città santa, ma difficile per l’incrociarsi di religioni e di conflitti è alla base del progetto Café Jerusalem, scritto per il teatro da Paola Caridi con le musiche del gruppo pugliese dei Radiodervish formato dal palestinese Nabil Ben Salameh e da Michele Lobaccaro; il gruppo è sulla scena da quasi   vent’anni, considerando che il secondo disco degli Al Darawish, dai quali il gruppo deriva, già si chiamava ‘Radio Dervish’(1996), attraversando fasi alterne, con dischi virati verso un pop raffinato ma un po’ algido come ‘L’ immagine di te’ o ‘Humans’ alternati a colonne sonore e album decisamente sbilanciati verso la musica del versante mediorientale del mediterraneo come ‘Lingua contro Lingua’. In ‘Café Jerusalem’ viene ovviamente utilizzato quest’ultimo registro, partendo dalla storia di una donna araba, Nura, che s’intreccia con la vita quotidiana della città; amori impossibili, canzoni e passioni nel crogiuolo multietnico dei bazar. Come al solito bellissime le melodie e la voce flautata di Nabil, ariosi gli arrangiamenti e, su tutto, l’oud e le altre corde maneggiate con sapienza e gusto da Adolfo La Volpe. (Fausto Meirana)

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CANZONIERE GRECANICO SALENTINO - Quaranta

E' una questione di stile e di consistenza di fondo, forse: c'è chi invecchia senza paura di mettere in mostra magagne e fragilità, vedi alla voce Leonard Cohen, e chi si ostina a fare il giovane sboccato ed elastico per sempre, e son figure patetiche. Vero Mr. Jagger? Sia come sia, è un rischio che per fortuna non si corre nei territori ampi e variegati del folk progressivo, dove a volte i decenni che passano sono più un mero marcatore cronologico che una iattura con annesse complicazioni reumatoidi. In Inghilterra ad esempio succede con i magnifici Fairport Convention, da noi con una formazione palpitante e matura come il Canzoniere Grecanico Salentino. Che con Quaranta festeggia una storia iniziata nel 1975, quando sui palchi giravano Nccp e Musica Nova, e prosegue a tutt'oggi con eccellenti risultati: peraltro ben messi in rilievo anche dalla stampa internazionale, dal Guardian al New York Times. L'ensemble pugliese guidato dal vocalist, percussionista e violinista Mauro Durante qui trova modo di collaborare con gente diversa e ugualmente valida come Ludovico Einaudi, Piers Faccini, Alessandro Gassman, Erri De Luca, che regala uno dei suoi testi incendiari e dolenti. Si rinnova il piccolo miracolo di note che sembrano ataviche e sono di oggi, sono state appena messe al mondo, e hanno il profumo del tempo meditato. (Guido Festinese)

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GIOVANNA CARONE/MIRKO SIGNORILE - Mirazh

Il viaggio inizia sulla tormentata, dolce bellezza degli arpeggi pianistici di Mirko Signorile, uno dei più raffinati pianisti jazz attivi nella Penisola. Non è un disco di jazz, però, questa nuova prova in duo di Carone e Signorile, esperienza già tentata anni fa con Far Libe. E' una sorta di “riflessione d'autore” ( testi di Marisa Romano e Luca Basso) sul tema del viaggio, quello fisico, e quello che la capacità evocativa della parola riesce a mettere in scena, sulle ali della fantasia. I testi alla base sono Le città invisibili di Calvino e Il libro dei viaggi di Beniamino di Tudela: meri spunti per creare dodici “stazioni musicali” scandite dal pianoforte, e dalla bella e misteriosa voce di Carone, in italiano e in yiddish. Viene in mente che, in una versione meno scarna e “autoriale”,  con arrangiamenti e strumentario adeguato (e immagini  a commento)  questo lavoro sarebbe una magnifica prova di neo prog o di art rock che dir si voglia. Chissà che non ci abbiano già pensato. (Guido Festinese)

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