Musica italiana

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CHARLIE - Ruins Of Memories

Questo disco è genovese quanto un mugugno a mezza voce, davanti alla vetrina di Disco Club, mangiando focaccia con la cipolla il sabato mattina. Nasce, viene arrangiato, registrato e suonato a Genova (missato in America, a dare credito all’internet, ma sono sfumature). E però non lo diresti; che queste dieci canzoni di Charlie (Carlotta Risso, e dai con le cose che suonano genovesi) sono un bell’esempio di musica americana, rigirata pop. I pezzi (che a definirli country, folk, ballad e via importando, non sbagli) hanno quel piglio che ti prende di sorpresa: ritornelli, strofe e pause che suonano, senza apparentemente sforzo, naturali. È questa immediatezza melodica a rendere RoM degno di nota, in un panorama dove dischi che rispondono alla stessa descrizione (“musica americana, rigirata pop”, per auto-citarsi) si contano nelle migliaia. (Marco Sideri)

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ANCIENT VEIL - I Am Changing

Questa storia potrebbe iniziare così: c’erano una volta gli Eris Pluvia, gruppo genovese di progressive rock, molto apprezzato nell’ambito del genere pur avendo prodotto un solo vero disco, Rings Of Earthly Light, nel lontano 1991. Il seguito della storia dice che due dei componenti, Alessandro Serri e Edmondo Romano, lasciano il gruppo per dar vita agli Ancient Veil, che producono un altrettanto riuscito  disco, omonimo, nel 1995; di quest’ultimo I Am Changing è, infine, il degno seguito,  poiché in questi vent’anni  gli Ancient Veil  hanno partecipato solo ad alcuni  tributi ai grandi del  progressive rock.  Le fonti d’ispirazione più evidenti dell band sono i Genesis  degli inizi e la parte più melodica dei King Crimson, anche se affiorano qui e là deviazioni ‘canterburiane’ e sonorità folkeggianti, vista anche la prevalenza di momenti acustici. Il grosso del lavoro  di composizione è affidato ad Alessandro Serri,  che canta e suona molti strumenti, mentre la produzione artistica è condivisa tra lo stesso Serri, il fratello Fabio (che si occupa di tastiere varie) e il poli-fiatista Edmondo Romano. 

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CARLO MURATORI - Sale

E' da quattro decenni che il musicista ed autore Carlo Muratori sparge note preziose dalla sua isola, la Sicilia, dai tempi lontani del folk revival dei Cilliri, non disdegnando affatto la collaborazione a trecentosessanta gradi con altri musicisti sulla stessa lunghezza d'onda, ad esempio Riccardo Tesi, per le belle scorribande sonore di un disco assai riuscito di qualche anno fa, Thapsos. I dischi a suo nome non sono poi molti, indizio di un lavorio di preparazione sempre assai meditato. Alla fine ne salta fuori una miscela preziosa, come in questo Sale, che se da un lato mette in carnet echi evidenti d'autore di Ivano Fossati, di Gianmaria Testa, di Battiato (peraltro ospite del disco, qui, in una magnifica “quasi cover” di Povera Patria in siciliano) , dall'altro porta in dote ottima musica, via via declinata su versanti bandistici, etnomediterranei, jazzati, e via citando. La metafora del sale fino come sapienza e leggerezza e del sale grosso come ancoraggio alla terra e al mare e impegno tiene in piedi tutto: una grazia che avviluppa anche l'ascoltatore, regalando nuovi particolari ad ogni ascolto. (Guido Festinese)

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FEDERICO SIRIANNI - Il Santo

Il Santo è solo il quarto disco ufficiale di Federico Sirianni (anche se in realtà dovremmo contarne altri due: il ‘Dio dei baraccati’ in edizione limitata del 2013 e il cd allegato al libro/confessione ‘L’uomo equilibrista’ di due anni fa) ed è un disco maturo, completo anche se forse meno ironico e sereno dei precedenti, d’altronde i tempi sono questi...La scarsità di uscite  discografiche non fa che evidenziare l’intensità delle composizioni di Sirianni e, comunque,  gli anni che passano tra un disco e l’altro fanno lo stesso lavoro indispensabile del silenzio tra un nota e l’altra, con tempi ‘tecnici’ che sono da sempre occupati da una  serie di concerti che comincia ad assomigliare ad un vero e proprio ‘never ending tour’ in piccola scala.

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CHIARA JERÌ E ANDREA BARSALI – Mezzanota

Nel 2009, con il toccante e splendido brano intitolato Notturno dalle parole scomposte, la livornese Chiara Jerì vinse il concorso 'Un notturno per Faber', organizzato dalla Fondazione De André. Quel pezzo si può ora riascoltare nella versione rimasterizzata di Mezzanota (fantastico gioco di parole) della vocalist toscana e del chitarrista Andrea Barsali, pubblicato inizialmente nel 2012. Si tratta di nove eccellenti composizioni, di grande intensità, che il duo offre all'ascoltatore più attento. Chiara e Andrea si muovono tra cantautorato acustico e folk mediterraneo, lei con una voce nera, che viene dal r 'n' b e dal soul, lui con arpeggi chitarristici lunari eppure incisivi: canzoni magnifiche, delicate e sofferte, di grande poesia, sognanti ed evocative, pregne di atmosfera e suggestioni. Molto bella anche la reinterpretazione de La donna cannone di De Gregori. Della Jeri segnalo, altresì, Mobile identità (Multimedia Pr.), altro gioiello che la vede alle prese, tra le varie tracce, con il tradizionale Maremma amara, con Ed io tra di voi (da Aznavour), Amara terra mia di Modugno e in particolare Moon River di Henry Mancini (resa immortale da Colazione da Tiffany). Mobile identità è un altro disco raffinatissimo e 'sentito', realizzato con uno stuolo di ottimi musicisti, tra i quali Alessandro Corvaglia (Maschera di Cera, Real Dream), anche autore di Dimmi dove sei. Chiara parla al cuore, e va ascoltata. (Davide Arecco)

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 LELLO VOCE /FRANK NEMOLA - Il fiore inverso

Il Fiore inverso, secondo il poeta trovatore del dodicesimo secolo Raimbaut d'Aurenga, è la poesia: che cresce al contrario, con le radici in cielo, perché deve scardinare l'ordine ovvio delle cose, mettendo in circolo nuova energia. La metafora dà titolo al cd ed al libro che lo contiene, dove troverete anche i disegni di Claudio Calia, uno dei più innovativi fumettisti italiani, ed un saggio di Lello voce stesso (considerato da Nanni Balestrini il miglior poeta d'oggi in Italia) a proposito della spoken music, la poesia che per farsi tale deve saper recuperare quell'unione alchemica con la musica che aveva alle origini. I versi scanditi e ritmici di Lello voce non sono per nulla accomodanti, sia chiaro. Sono sferzanti e intelligenti, lampeggiano cesure e sbigottimenti, non arcadie consolatorie. Sotto, attorno, assieme, c'è la polpa elettronica delle tastiere di Frank Nemola, la tromba come sempre fatata di Paolo Fresu, il violoncello barocco di Eva Sola, la viola di Luca Sanzò, il violoncello di Irene Pardi, l'inserto rap duro e crudo di Kenzo. Ed anche la chitarra elettrica di Dario Comuzzi, la fisarmonica di Simone Zanchini. Un antico futuro poetico. (Guido Festinese)

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