Musica italiana

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LASTANZADIGRETA - Creature Selvagge

A volte le buone creature sonore hanno bisogno di tempo e accudimento serrato per attecchire e poi apparire compiute. Lastanzadigreta, piccolo collettivo di musicisti di area piemontese attivi anche nella didattica musicale per i bambini, e come autori di colonne sonore, è assieme dal 2009. Questo disco l'hanno scritto, meditato, provato e riprovato per un paio d'anni, fino a quando non ha raggiunto la splendida forma finale, fornitaci dall'etichetta degli amici Yo Yo Mundi. Perché loro mettono al centro delle loro canzoni delicate e potenti assieme (si ascolti il climax quasi classic rock di Erri) un assortimento di corde e plettri contornati da oggettistica musicale (e no), anche la più imprevedibile, che funziona sempre: per dare una sfumatura di suono, un alone, un timbro. E sono metronomi, macchine da scrivere, vecchie fruscianti registrazioni di voci, un organetto Farfisa da modernariato. Come assistere a una jam d'autore tra un Tom Waits adolescente, i Tortoise degli esordi, il Battiato che si ascolta cantare stupito. A sostenere il tutto una marimba. I testi invece non hanno nulla di casuale, neppure indirettamente: e necessitano di ascolti attenti, per capire quanto lavoro c'è dietro, e quanta bellezza distillata in parole. (Guido Festinese)

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GNU QUARTET - Untitled

La musica, notoriamente, è arte asemantica. Di per sé non significa nulla, se non una “decorazione del tempo”, come diceva sua Maestà Beffarda Frank Zappa. Siamo noi che investiamo i flussi di note di significati. Per fortuna. Perché con un disco degli Gnu Quartet c’è da far lavorare la fantasia. Che deve mettere in conto di crearsi altrettanti film mentali ben stipati di emozioni quanti sono i brani di volta in volta presentati. Lo sappiamo,  anni e anni di presenza sui palchi, soprattutto, e in studio spesso a fianco di artisti eterogenei che più eterogenei non si potrebbe (senza snobismo, pressoché  da ogni mondo musicale)  hanno reso questo quartetto con archi e flauto uno splendido, sapiente, leggerissimo minotauro della musica che si aggira felice per un labirinto di stili. Bello allora che qui, in questo disco che inizia con un brano costruito su un’incalzante quartina di note che avrebbe fatto la gioia di Bacalov e dei New Trolls dei Concerti Grossi non ci siano neppure i titoli: solo il termine “idea” seguito da un numero. E che sulla quarta traccia, Idea 8, faccia una comparsata Giuliano Sangiorgi al piano: un bel modo per suggerire: “uno a rappresentare tutti”. (Guido Festinese)

 

 

 

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FABIO BIALE - La gravità senza peso

Appena un po' in ritardo, visto che il disco è uscito prima di Natale, vogliamo, e dobbiamo, parlare del secondo disco di Fabio Biale; lui è violinista con i Birkin Tree e soprattutto con i Liguriani, dove già canta, e bene, in un contesto di folk italiano che il gruppo ha saputo valorizzare e far conoscere anche fuori dall'Italia. Nonostante i numerosi impegni, la voglia di scrivere e cantare le proprie canzoni era evidentemente pressante e ha prodotto, nel 2012   La Sostenibile Essenza Della Leggera  titolo del disco d’esordio, che curiosamente gioca a rimpiattino con quello del nuovo disco. Lo stile di La Gravità Senza Peso varia tra la canzone d’impianto ‘politico’, come succede in Marzo dove riecheggiano vecchi canti partigiani (con un cameo di Dario Canossi de iLuf) e scattanti racconti autobiografici su basi swing manouche; non mancano però, nella piacevole varietà del disco anche momenti più intimi come la (quasi) conclusiva Tutto Sommato. Oltre al violino e al suo discendente Neolin a cinque corde, Biale si occupa di tastiere, basso, chitarra manouche e percussioni; Mauro Pirovano con la consueta verve fa il ‘cappello’ al disco  e ottimi musicisti come Riccardo Barbera, Fabio Vernizzi, Stefano Cabrera, Stefano Ronchi e Luca Falomi, tra gli altri, ci mettono del loro… et voilà! (Fausto Meirana)

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TALES OF KALEDRINA - Iscariot

Eccellente debutto, questo dei Tales of Kaledrina. Il gruppo di Genova – ma, forse, sarebbe corretto parlare più di un progetto – è composto da sette ottimi musicisti, molto preparati sotto il profilo sia compositivo sia tecnico-esecutivo. Iscariot si articola in tredici tracce, dall'ispirazione astronomica ed esoterica (come lo splendido artwork conferma pienamente). La musica è varia e molto moderna: un post rock elettronico, che alterna riusciti episodi ambient ad altri di prog spaziale pinkfloydiano e di dark wave anni Ottanta, filtrati tuttavia in maniera personale, attraverso una sensibilità artistica di classe e molto attuale. I Tales of Kaledrina puntano infatti sulla creazione di atmosfere evocative e suggestione pare essere la parola d'ordine di tutto il lavoro. I pezzi di Iscariot presentano una valida ricerca timbrica e una grande cura per il suono, in ogni sua declinazione.

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CHARLIE - Ruins Of Memories

Questo disco è genovese quanto un mugugno a mezza voce, davanti alla vetrina di Disco Club, mangiando focaccia con la cipolla il sabato mattina. Nasce, viene arrangiato, registrato e suonato a Genova (missato in America, a dare credito all’internet, ma sono sfumature). E però non lo diresti; che queste dieci canzoni di Charlie (Carlotta Risso, e dai con le cose che suonano genovesi) sono un bell’esempio di musica americana, rigirata pop. I pezzi (che a definirli country, folk, ballad e via importando, non sbagli) hanno quel piglio che ti prende di sorpresa: ritornelli, strofe e pause che suonano, senza apparentemente sforzo, naturali. È questa immediatezza melodica a rendere RoM degno di nota, in un panorama dove dischi che rispondono alla stessa descrizione (“musica americana, rigirata pop”, per auto-citarsi) si contano nelle migliaia. (Marco Sideri)

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ANCIENT VEIL - I Am Changing

Questa storia potrebbe iniziare così: c’erano una volta gli Eris Pluvia, gruppo genovese di progressive rock, molto apprezzato nell’ambito del genere pur avendo prodotto un solo vero disco, Rings Of Earthly Light, nel lontano 1991. Il seguito della storia dice che due dei componenti, Alessandro Serri e Edmondo Romano, lasciano il gruppo per dar vita agli Ancient Veil, che producono un altrettanto riuscito  disco, omonimo, nel 1995; di quest’ultimo I Am Changing è, infine, il degno seguito,  poiché in questi vent’anni  gli Ancient Veil  hanno partecipato solo ad alcuni  tributi ai grandi del  progressive rock.  Le fonti d’ispirazione più evidenti dell band sono i Genesis  degli inizi e la parte più melodica dei King Crimson, anche se affiorano qui e là deviazioni ‘canterburiane’ e sonorità folkeggianti, vista anche la prevalenza di momenti acustici. Il grosso del lavoro  di composizione è affidato ad Alessandro Serri,  che canta e suona molti strumenti, mentre la produzione artistica è condivisa tra lo stesso Serri, il fratello Fabio (che si occupa di tastiere varie) e il poli-fiatista Edmondo Romano. 

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