Musica italiana

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ORCHESTRA COCÒ - Hot Club

Un po' di leggerezza non guasta, a volte, nell'assedio di cupezze e difficoltà quotidiane. Tutto sta a trovare la dose giusta, e soprattutto i musicisti giusti, che leggerezza sappiano dispensare senza farla diventare fatua inconsistenza. E' un rischio che non corre la formidabile Orchestra Cocò, che poi, a dispetto del nome, è un trio con due chitarre "manouche" e contrabbasso, quello di Lucio Villani, che poi è anche la voce solista. Qui c'è ospite anche Giorgio Conte, uno che poi non è molto distante dalle cose amate in casa Cocò: standard americani riletti con ironica distanza apparente, e molto affetto reale, swing italiano come piaceva al "nostro" Natalino Otto, Django Reinhardt. Per la prima volta, anche un paio di brani originali: del tutto in stile con quanto c'è attorno. (Guido Festinese)

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KIRLIAN CAMERA – Black Summer Choirs

Sono trascorsi due anni dal magnifico Night Glory e la creatura di Angelo Bergamini torna a calcare le scene con un nuovo capolavoro. Nell'ascoltarli, nel parlare con loro – si rilegga l'intervista che mi rilasciarono per questo sito – nell'apprezzare l'incastro rilucente di dettagli e sfumature che contraddistingue la loro musica, si comprende che i KC, nello scenario electro-dark contemporaneo, sono qualcosa d'altro, di diverso rispetto alle (tante) proposte di un panorama in crescita fluttuante. Con i quattordici brani di Black Summer Choirs, i KC ridipingono un approccio – il loro – davvero unico al mondo, unico in quanto figlio di una sensibilità che è raro rinvenire oggi. Questo nuovo disco sposa melodia e sperimentazione, elettronica e inserti cameristici, sintetizzatori futuristici e ricerca dell'origine, notte e giorno, luce ed oscurità. E' come se i KC giocassero a far incontrare il Sole del Mediterraneo e le nevi del Nord Europa: un'alchimia che si regge pure sul ricupero di gloriosi strumenti del passato (il moog theremin e l'arp odissey, suonati dalla meravigliosa vocalist Elena Alice Fossi). Angelo Bergamini dirige le proprie tastiere come fossero una grande orchestra, cerca il suono e i suoi cangianti significati, li declina, li fa incontrare in una maniera mirabile. Spesso l'elogio dell'articolista è una trappola, ma in casi come questo non si può non parlare d'autentica lezione di stile, di sentire puro. Le differenze con Night Glory, a questo punto: se le scelte timbriche restano fantascientifiche e classicheggianti insieme, epiche e solenni, sontuose e romantiche (in senso wagneriano), qui il taglio è più cupo, introspettivo ed evocativo: le atmosfere rimangono come sospese e avvolgono chi ascolta. Per portarlo altrove, dentro a un universo artistico e valoriale alieno e asimmetrico rispetto a quello odierno. (Davide Arecco)

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TEARS OF OTHILA - Way To Traditions

Il nuovo lavoro dei Tears of Othila, ensemble genovese guidato da  Marco G. Gardella, è stato concepito nell’ arco di alcuni anni ( a partire dal lontano 2007) nella suggestiva location del Lago delle Lame. Solo ora ‘Way To Traditions’ esce in cd, pur essendo stato registrato tra il 2011 e il 2012, e  trova il suo posto, senza indugio, nell’ambito del neo-folk. Nonostante la lunga gestazione, il contenuto è coerente ed omogeneo, anche se certe nuance dal sapore celtico sembrano affiorare da una ‘vita precedente’ del gruppo. I testi, complessi, sono ispirati alla tradizione delle saghe nordiche, ma una volta entrati nell’immaginario delle composizioni, tra Odino e Torlog, tra nebbie e Mito, è facile apprezzare gli accurati arrangiamenti, con archi e fiati che ben si abbinano alle  voci dei due cantanti, quella grave di Marco Gardella, e quella più dolce di Marta Defranchi. (Fausto Meirana)

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NICONOTE - Alphabe Dream

NicoNote alias Nicoletta Magalotti - italiana di madrelingua austriaca - non si definisce una cantante. Una delle voci più affascinanti del tempo recente a partire dai mitici esordi nell’underground degli anni ’80 quale voce dei Violet Eves, nella scuderia del rock italiano insieme a Litfiba , Diaframma solo per citarne alcuni. Da sempre NicoNote, ha seguito con spirito indipendente il suo richiamo per la scena, con sperimentazioni vocali, musicali e in teatro, per esempio con la Socìetas Raffaello Sanzio in giro per il mondo. Negli anni novanta è stata la ideatrice del mitico Morphine all’interno del Cocoricò insieme a David Love Calò - ambiente musicale d’avanguardia unico in Italia, dove creò NicoNote ovvero una entità di suono/presenza e condivisione al di là del mercato, in sintonia con il clima condiviso.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 11 giugno al prezzo di 11,90 €

vedi sotto video

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C.S.I. - Vicini per chilometri

L’occasione di ristampare nel 2013 la discografia dei C.S.I. in vinile suona ghiotta, considerando che all’interno del libretto del loro primo album, campeggiano queste parole: “Ko De Mondo è stato composto, concepito, arrangiato, suonato e registrato nei mesi di agosto e settembre ’93, nel manoir Le Prajou in Finistére, Bretagna”. Vent’anni di Consorzio Suonatori Indipendenti, in qualche modo, dunque. Ma, per introdurre i C.S.I., è impossibile non fare un passo indietro a Etica Epica Etnica Pathos: l’ultimo lavoro dei CCCP. In squadra, in quel 1990, oltre a Ferretti e Zamboni, entrarono nell’ordine Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli: due conoscenze approfondite poco prima, durante il tour condiviso con i Litfiba in Unione Sovietica. Contestualmente entrò anche Giorgio Canali, al mixer e poi alla chitarra. Il vento stava cambiando e Annarella e Fatur, che li accompagnarono negli ultimi spettacoli, fecero solo capolino durante le registrazioni nella villa a Rio Saliceto, tra aprile e giugno di quell’anno. Collaborò anche Ringo De Palma a quello che si sarebbe rivelato essere l’ultimo album cui partecipò, ché la batteria elettronica non poteva bastare per un suono che stava evolvendo così. 

Cofanetto di vinili in vendita da Disco Club a partire da lunedì 2 settembre 2013 al prezzo di 129,90 €
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UNIVERSAL DAUGHTERS - Why Hast Thou Forsaken Me?

Uno dei pochi musicisti italiani ‘alternativi’ conosciuti anche all’estero è Marco Fasolo. Con i suoi Jennifer Gentle può infatti contare su bella fama psichedelica e dischi pubblicati dalla gloriosa Sub Pop. Non è quindi casuale che si debba a lui, e all’amico e manager Marco Damiani, questo progetto che dovrebbe ottenere apprezzabili riscontri internazionali (sempre in ambito indie, s’intende). Fasolo ha creato per l’occasione una formazione in massima parte italiana, le Universal Daughters, ha scelto una serie di classici brani, soprattutto americani, racchiusi in un periodo fra gli anni ’20 e gli anni ’70 del secolo scorso e li ha affidati a un cast di voci stupefacente per varietà e talento: da Steve Wynn a Jarvis Cocker, da Alan Vega a Baby Dee, fino al sempre suadente veterano Swamp Dogg. L’orgoglio nazionale una volta tanto piacevolmente solleticato già dispone bene all’ascolto e basterebbero tre-quattro pezzi ‘d’affezione’ per sentirsi più che contenti.

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