Musica italiana

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ANAÏS – Amoressia

Gran bel titolo, Amoressia: in epitome ragionata, nel gioco di parole, l'ellissi dei nostri tempi tra disperato bisogno di legami veri e voglia di mettersi da parte e lasciar perdere, al contrario. Non che le idee del quintetto qui si esauriscano, anzi: ci sono i testi di Francesca Pongiluppi che accarezzano – complice anche una voce che fa di tutto per sembrare spoglia e fragile, come quella di Lalli, e in parte è davvero così - ma lasciano anche tracce ruvide sulla pelle, ci sono le melodie pensate da quell'ottimo trickster dell'indie rock genovese (da quattro lustri almeno!) che risponde al nome di Franco Zaio. Qui lo trovate dietro a pelli e piatti, non con una sei corde in mano. Ottimo bilanciamento, anche, tra originali e cover: da Smiths, Yeah Yeah Yeah, Leonard Cohen, Velvet Underground, Cure, tutta gente che sull' "amoressia" ha ragionato parecchio, e cavandone tracce memorabili. Non che i bei dischi siano tali solo per la caratura delle cover: vero il contrario, sono belli perché quanto si scrive va ad incastro ragionato con quanto era già nell'etere sonoro, e attendeva di essere ri-raccolto. (Guido Festinese)

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MARCO IACAMPO – Valetudo

Rovistare in mezzo a paccottaglia, vecchie scatole, oggettistica strampalata di poco e infimo valore a volte ripaga con la scoperta di vere e proprie perle nascoste e inaspettate. Imbattermi in Valetudo è stata un'esperienza di questo genere, casuale, e forse per questo ancora più bella. Nella ricerca nel mare magnum delle uscite discografiche di un'idea, una melodia, di parole che siano in grado di lasciare un segno, una sensazione, la musica e il canto di Iacampo sono semplicemente un'epifania. Melodia, ballate e ritmo sono in perfetta armonia con una scrittura poetica gentile e delicata che ritrae e ferma istantanee di vivide emozioni. Nonostante la pacatezza e la delicatezza di un folk tradizionale che spazia da Nick Drake a Bon Iver, Valetudo è un lavoro di impatto che colpisce profondamente, entrando nella pelle e nell'anima. (Giovanni Besio)

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GRUPPO 2001 – L'alba di domani (ristampa)

Nei dischi di culto (per merito o rarità) delle band progressive rock italiane degli anni Settanta c'è anche l'unica testimonianza in studio dei sardi Gruppo 2001, anno di grazia 1972. Questa ristampa, arricchita da un ottimo brano originariamente presentato a Un disco per l'estate, Messaggio (ebbene sì, succedeva anche questo, ai tempi: ma ora certi gruppi indie non vanno a Sanremo?) è curata nella veste e nel suono. Che è un prog rock romantico e molto melodico, ai confini con la musica leggera, ma che nell'iniziale Maggio offre sei minuti da incorniciare: siamo a livelli notevoli, più o meno in zona Delirium. Altrove il riferimento potrebbero essere, mutatis mutandis, Le Orme storiche, o certi New Trolls più melodici. La sorpresa arriva con Sa Danza, un brano "etno" ripreso in chiave rock: non dura neppure due minuti, ma per i curiosi degli antenati della world music che poi si sarebbero "inventati" Mauro Pagani e Demetrio Stratos è un bello spunto di riflessione. (Guido Festinese)

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ZEROTHEHERO - Horror Vacui

Diamo conto di questo bel disco, anche se è passata un bel po' d'acqua sotto il ponte di Santa Agata dalla pubblicazione. Riferimento campanilistico, voluto perché band e solista in questione ( Fungus e ZeroTheHero) da lidi liguri arrivano, e riferimento temporale pure, perché non è che i nostri siano di quei rocker ossessionati dall'up to date. Tutto molto tranquillo. Per fortuna che, trattandosi di (magnifica) musica esattamentre in bilico tra prog e space rock, non è che l'attualità urga, come ci va spiegando da diversi anni Steven Wilson. Sia come sia: ZeroThe Hero, nome d'arte evidentemente "gonghiano" del bassista dei Fungus è titolare di questo notevole Horror vacui. Che cita scopertamentre dolcezze floydiane e sinuosità alla Ozric Tentacles, richiami ai primi Haewkwind e finezze assortite che è bello riconoscere, ben dissimulate fra le trame. Lanciamo un amo: ad esempio Floating ha l'organo di Atom Heart Mother, e buona parte della struttura di If I Had The Time degli Uriah Heep più maestosi. Il resto potete divertirvi a scoprirlo voi. (Guido Festinese)

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DIAFRAMMA - Studio Session (95-96)

Dopo un oblio di oltre 15 anni tornano alla luce versioni inedite di 2 dischi dei Diaframma in puro stile anni '90 : "Non è tard"e "Sesso e Violenza"..in un unico cd insieme a 3 inediti dell'epoca, finalmente per i fans dei Diaframma una chicca che era tanto attesa.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 9 aprile 2013 al prezzo di 12,90 €
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MINISTRI - Per un passato migliore

I Ministri tornano con il loro quarto lavoro, programmatico fin dal titolo. Per un passato migliore è un album che s'impegna a mantenere vivo il filo della memoria, ma non no lo si deve considerare un discorso "impegnato". O meglio, lo è solo nella misura in cui ogni punto di vista sulla società può essere definito "politico". Si tratta piuttosto di un percorso empatico alla riscoperta delle radici, verso la forma più grezza, semplice e sonora del rock senza aggettivi (Le nostre condizioni, Spingere). La band, che dal vivo indossa sempre delle giubbe napoleoniche, ricompone un mosaico di esperienze poliedriche e si tuffa in un calderone di grandi nomi nazionali e internazionali dai quali emergono le strutture compositive degli Oasis, l'urgenza comunicativa del grunge e testi degni della canzone d'autore, con influenze che si amalgamano (Una palude) mostrando freschezza e intensità. D'altronde sono molti gli artisti che oggi sentono il bisogno di descrivere la situazione attuale – dagli Skunk Anansie ai Muse, che tra l'altro dal 2006 collaborano con Tommaso Colliva, responsabile anche della produzione di questo disco. Con la loro schiettezza, i tre ragazzi di Milano vogliono distaccarsi dal panorama della musica italiana degli anni Duemila, troppo spesso bloccata dai cliché dello star system ma, per la sensibilità lirica, l'impatto scenico e l'impatto auditivo, si potrebbe tentare un parallelo con alcuni gruppi cult come i Blastema o i Nobraino, i Marta sui Tubi o gli Afterhours. Federico, Davide e Michele ritrovano il valore di un tappeto ritmico dirompente sul quale piazzare testi carichi di rabbiosa denuncia o di nostalgia e raccontano il presente – un presente "storico", fieramente anacronistico – con l'ironia di immagini inconsuete. Sono parole che destabilizzano, sovvertendo il luogo comune e lasciando un velo di "disperata speranza", come ha detto il giornalista Antonio Vivaldi. Comunque è l'esempio lampante di questo meccanismo che sembra la continuazione ideale di Do the Evolution dei Peal Jam. Consigliato ai rocker e ai poeti. (Elena Colombo)

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