Musica italiana

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CONFUSIONAL QUARTET - Confusional Quartet Play Demetrio Stratos

Non sono uno di quelli che storce il naso di fronte all'utilizzo di voci che non ci son più su musica muova, anzi. In fondo anche la letteratura ed il cinema spesso utilizzano sensazioni revivant per infondere nuove linfe artistiche in un mondo culturale sempre più assuefatto di tecnoditate e poco altro. L'esplosione Confusional Quartet paly Demetrio Stratos sta molto nel programmatico titolo: la voce, declinata in tutte le possibili modalità a cui lo scomparso e compianto Stratos ci aveva educato, è qui strumento tra gli strumenti, mai sovrasta e mai sorpassa. Il lavoro musicale dei Confusional Quartet, quartetto bolognese con nuovo si batterista ma storia musicale radicata nei primi anni ottanta è un profluvio innarestabile di convulsioni no wave, suggestioni etno parmigiane, propulsioni marinettiane e chi più ne ha ne metta ma mai, ribadisco, mai superando un gusto sopraffino nella composizione. L'utilizzo, con la benedizione della moglie di Demetrio e la cortesia di Gitti, detentore dei nastri, della voce, di "quella" voce è perfettamente coniugato al punto che, vien quasi da pensare, che con la curiosità intelletuale che lo contraddistinse, lo stesso Demetrio in universo parallelo, stia già tenendo concerti con i fantastici quattro. Oltrearea, se mai si può, e qui si può. (Marcello Valeri)

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CHIARA JERI E ANDREA BARSALI - Mezzanota

 

La bellezza di una voce intensa, colma d’emotività e ricca di sfumature delicatezza era già emersa chiaramente nell’esordio discografico di Chiara Jeri, Mobile Identità. In quell’album, la giovane artista dava prova di eccellenti doti d’interprete e di una profonda conoscenza della canzone d’autore italiana. Mezzanota offre un altro aspetto del talento di Chiara Jeri: quello d’autrice. Con il contributo dell’estro musicale di Maurizio Di Tollo, Chiara Jeri e l’eccellente chitarrista Andrea Barsali realizzano un album di grande suggestione lirica e sonora. Amore, desideri, pensieri che vagano alla ricerca della serenità perduta costituiscono la solida ossatura poetica di brani come La Ballata della Ginestra, Goccia a Goccia e l’intensa, suadente Vorrei. Il tutto suggellato da un tappeto sonoro di gran classe. Da segnalare anche l’omaggio a Francesco De Gregori che si concretizza in una bella cover del suo capolavoro La Donna Cannone. (Ida Tiberio)

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RICCARDO TESI E BANDITALIANA - Maggio

Mentre si scrivono queste note, Tesi sta preparando la festa per il cinquantesimo anniversario di Bella Ciao, lo spettacolo andato in scena al Festival dei due mondi di Spoleto nel 1964 che, in un mondo così lontano dal nostro, stretto tra lusinghe consumistiche e fedeltà ideologiche granitiche fece (ri)conoscere la canzone popolare. Intanto gustatevi il più equilibrato, filante e compatto disco che la  Banditaliana dell'organettista  Riccardo Tesi abbia mai realizzato. Un piccolo capolavoro di eleganza e sudore, leggerezza e sostanziosa profondità. Dove la “Merica” dei nostri migranti va a confronto con quanto succede a chi scappa dal Corno d'Africa, dove i Balcani vanno a Braccetto con le pulsazioni di un “maggio” antico che ci portiamo sotto pelle. Dover un set di valzer cerca (e trova) il confronto con una moresca. Fuori Italia lo sanno, qui da noi ancora no: Banditaliana “è” la banda italiana per eccellenza. Perché è l'Italia che si sa guardare attorno. Con saggezza e umiltà. (Guido Festinese)

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PAOLO BONFANTI  & MARTINO COPPO - Friend Of A Friend

Sta diventando quasi imbarazzante scrivere di certi musicisti liguri. Almeno, di certi musicisti che proprio non riescono a muoversi in territori che non siano contraddistinti dall'eccellenza. E allora facciamo finta che quanto si scrive qui si mero prodotto di campanilismo, esaltazione da strapaese di quanto è avvertito come "nostro", a prescindere. Ma non è così. Martino Coppo, mandolinista bluegrass ( e non solo) virtuoso e Paolo Bonfanti, songwriter, bluesman, rockettaro indomito quando il gioco si fa duro e suonano solo i duri, magari sotto una scorza di tenerezza, sono gente tosta di cui andare fieri. E quando esce un disco così, sorridente e dimesso nell'apparenza con la copertina semplicissima, conviene mettersi in ascolto. Se ne caveranno emozioni acustiche che in genere bisogna andare a raccattare in dischi a Stelle e Strisce: ma dove la trovate una Going Down The Road Feelin Bad con le strofe alternate inglese e...genovese? E una Everybody Knows This Is Nowhere che farebbe venire i lucciconi a Mario Monti il Pietrificato? (Guido Festinese)

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STAR MATTER - ChemTrails_Era

Musik non stop, kosmik pop. Dunque, siamo dalle parti del duo elettronico e, per di più, italiano. Fonti di ispirazione senz'altro i seminali Krisma, che comunque la si pensi, ebbero intuizioni sublimi ma pure la Kosmic Musik teutonica. Apperò! Star Matter è l'ennesima incarnazione del baldo Claudio Dondo (tanto per citare il passato, Runes Order...ma se andate su discogs ne scoprirete una pletora) che , in join venture per l'occasione, si affianca all'esotica Alex De La Siena per produrre un'efficace versione post moderna di gelide cavalcate di ibride valchirie e sinuose suggestioni cyber intellettuali. Il duo si compatta e coinvolge l'ascoltare in un viaggio che lascia poco tempo per la distrazione. Attenzione, è un disco suonato, strumentazione rigorosamente analogica e quindi non siamo dalle parti di schiaccio un bottone e torno dopo pranzo. Se poi si analizzano anche le tematiche facilmente desumibili dai testi presenti nella elegante confezione, si vedrà che siamo in bilico tra il quotidiano chimico che attraversa i nostri cieli (e che bene non fa) e la consapevolezza delle lentezza con cui un'era sta finendo dove gli "happy slaved can't be saved". Musica per viaggiare stando fermi, rave cosmico. Fuori dai nostri confini questa roba va a ruba, vediamo di non farli emigrare. Who needs the moon we got the stars (matter) ? (Marcello Valeri)

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LA COSCIENZA DI ZENO - Sensitività

Corsi e ricorsi, passata l’alba del duemila che non si è dimostrato millennio progredito, se non altro possiam dire che è millennio progressiv(ista?). Il Prog, dato per morto e sepolto sul finire degli anni’70, in realtà, come le figure mitologiche di cui spesso fu cantore, sopiva e non assopiva , soprattutto nelle orecchie italiche e, a giudicare dal neoitalianprog (boh…neologismo speranzoso), le nuove generazioni ne hanno masticato auralmente parecchio assai, chissà se tramite endovena genitoriale o altre vie più ardite e meno assoggettate ad altrui gusti. Comunque Genova , che di prog, tanto per citare almeno il Concerto Grosso dei New Trolls, qualcosa ne sa, adesso può vantare anche La Coscienza di Zeno, band di affiatati e raffinati musicisti che han tutte le caratteristiche per ritagliarsi una figurina di primo spicco nell’auspicabile album di figu come quelli che uscivano negli anni ’60 disegnati da Prosdocimi. “Sensitività” è il loro secondo lavoro che si snoda su sette tracce e che costituiscono, in qualche modo, una sorta di moderno concept , seguito ideale del primo omonimo del 2011 e degna continuazione di un discorso che è passato anche attraverso due brani, rispettivamente, per altrettante compilation. Il filo del discorso è l’approccio sinfonico al genere, un uso sapiente delle cavalcate tastieristiche dei modelli alti, una coralità d’insieme musicale e musicata, con una scelta, per quanto concerne i testi, di non facilissima fruizione, a meno che non si sia abituati a masticare poesia immaginifica o analisi del simbolo, alzi la mano chi lo fa quotidianamente. Una parola spesa per il cantato che si erge con irruenza teatrale senza sconfinare mai nel parodistico, e anche questo costituisce un notevole punto a favore, elemento da non sottovalutare in un genere che del bel canto aveva alfieri indimenticati, mentre nelle sue nuove incarnazioni , a mio parere, stenta a decollare proprio dal punto di vista delle voci (su tutti, Steven Wilson, che sarò anche sto genio ma dovrebbe trovarsi un signor cantante). Disco quindi da mettere nella propria collezione, tranquillamente insieme ai mostri sacri, e che vanta, tra l’altro, di splendida copertina evocativa, devotamente riconoscente alla grafica del passato. Prog on! (Marcello Valeri)

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