Musica italiana

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NICONOTE - Alphabe Dream

NicoNote alias Nicoletta Magalotti - italiana di madrelingua austriaca - non si definisce una cantante. Una delle voci più affascinanti del tempo recente a partire dai mitici esordi nell’underground degli anni ’80 quale voce dei Violet Eves, nella scuderia del rock italiano insieme a Litfiba , Diaframma solo per citarne alcuni. Da sempre NicoNote, ha seguito con spirito indipendente il suo richiamo per la scena, con sperimentazioni vocali, musicali e in teatro, per esempio con la Socìetas Raffaello Sanzio in giro per il mondo. Negli anni novanta è stata la ideatrice del mitico Morphine all’interno del Cocoricò insieme a David Love Calò - ambiente musicale d’avanguardia unico in Italia, dove creò NicoNote ovvero una entità di suono/presenza e condivisione al di là del mercato, in sintonia con il clima condiviso.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 11 giugno al prezzo di 11,90 €

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C.S.I. - Vicini per chilometri

L’occasione di ristampare nel 2013 la discografia dei C.S.I. in vinile suona ghiotta, considerando che all’interno del libretto del loro primo album, campeggiano queste parole: “Ko De Mondo è stato composto, concepito, arrangiato, suonato e registrato nei mesi di agosto e settembre ’93, nel manoir Le Prajou in Finistére, Bretagna”. Vent’anni di Consorzio Suonatori Indipendenti, in qualche modo, dunque. Ma, per introdurre i C.S.I., è impossibile non fare un passo indietro a Etica Epica Etnica Pathos: l’ultimo lavoro dei CCCP. In squadra, in quel 1990, oltre a Ferretti e Zamboni, entrarono nell’ordine Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli: due conoscenze approfondite poco prima, durante il tour condiviso con i Litfiba in Unione Sovietica. Contestualmente entrò anche Giorgio Canali, al mixer e poi alla chitarra. Il vento stava cambiando e Annarella e Fatur, che li accompagnarono negli ultimi spettacoli, fecero solo capolino durante le registrazioni nella villa a Rio Saliceto, tra aprile e giugno di quell’anno. Collaborò anche Ringo De Palma a quello che si sarebbe rivelato essere l’ultimo album cui partecipò, ché la batteria elettronica non poteva bastare per un suono che stava evolvendo così. 

Cofanetto di vinili in vendita da Disco Club a partire da lunedì 2 settembre 2013 al prezzo di 129,90 €
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UNIVERSAL DAUGHTERS - Why Hast Thou Forsaken Me?

Uno dei pochi musicisti italiani ‘alternativi’ conosciuti anche all’estero è Marco Fasolo. Con i suoi Jennifer Gentle può infatti contare su bella fama psichedelica e dischi pubblicati dalla gloriosa Sub Pop. Non è quindi casuale che si debba a lui, e all’amico e manager Marco Damiani, questo progetto che dovrebbe ottenere apprezzabili riscontri internazionali (sempre in ambito indie, s’intende). Fasolo ha creato per l’occasione una formazione in massima parte italiana, le Universal Daughters, ha scelto una serie di classici brani, soprattutto americani, racchiusi in un periodo fra gli anni ’20 e gli anni ’70 del secolo scorso e li ha affidati a un cast di voci stupefacente per varietà e talento: da Steve Wynn a Jarvis Cocker, da Alan Vega a Baby Dee, fino al sempre suadente veterano Swamp Dogg. L’orgoglio nazionale una volta tanto piacevolmente solleticato già dispone bene all’ascolto e basterebbero tre-quattro pezzi ‘d’affezione’ per sentirsi più che contenti.

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ANAÏS – Amoressia

Gran bel titolo, Amoressia: in epitome ragionata, nel gioco di parole, l'ellissi dei nostri tempi tra disperato bisogno di legami veri e voglia di mettersi da parte e lasciar perdere, al contrario. Non che le idee del quintetto qui si esauriscano, anzi: ci sono i testi di Francesca Pongiluppi che accarezzano – complice anche una voce che fa di tutto per sembrare spoglia e fragile, come quella di Lalli, e in parte è davvero così - ma lasciano anche tracce ruvide sulla pelle, ci sono le melodie pensate da quell'ottimo trickster dell'indie rock genovese (da quattro lustri almeno!) che risponde al nome di Franco Zaio. Qui lo trovate dietro a pelli e piatti, non con una sei corde in mano. Ottimo bilanciamento, anche, tra originali e cover: da Smiths, Yeah Yeah Yeah, Leonard Cohen, Velvet Underground, Cure, tutta gente che sull' "amoressia" ha ragionato parecchio, e cavandone tracce memorabili. Non che i bei dischi siano tali solo per la caratura delle cover: vero il contrario, sono belli perché quanto si scrive va ad incastro ragionato con quanto era già nell'etere sonoro, e attendeva di essere ri-raccolto. (Guido Festinese)

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MARCO IACAMPO – Valetudo

Rovistare in mezzo a paccottaglia, vecchie scatole, oggettistica strampalata di poco e infimo valore a volte ripaga con la scoperta di vere e proprie perle nascoste e inaspettate. Imbattermi in Valetudo è stata un'esperienza di questo genere, casuale, e forse per questo ancora più bella. Nella ricerca nel mare magnum delle uscite discografiche di un'idea, una melodia, di parole che siano in grado di lasciare un segno, una sensazione, la musica e il canto di Iacampo sono semplicemente un'epifania. Melodia, ballate e ritmo sono in perfetta armonia con una scrittura poetica gentile e delicata che ritrae e ferma istantanee di vivide emozioni. Nonostante la pacatezza e la delicatezza di un folk tradizionale che spazia da Nick Drake a Bon Iver, Valetudo è un lavoro di impatto che colpisce profondamente, entrando nella pelle e nell'anima. (Giovanni Besio)

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GRUPPO 2001 – L'alba di domani (ristampa)

Nei dischi di culto (per merito o rarità) delle band progressive rock italiane degli anni Settanta c'è anche l'unica testimonianza in studio dei sardi Gruppo 2001, anno di grazia 1972. Questa ristampa, arricchita da un ottimo brano originariamente presentato a Un disco per l'estate, Messaggio (ebbene sì, succedeva anche questo, ai tempi: ma ora certi gruppi indie non vanno a Sanremo?) è curata nella veste e nel suono. Che è un prog rock romantico e molto melodico, ai confini con la musica leggera, ma che nell'iniziale Maggio offre sei minuti da incorniciare: siamo a livelli notevoli, più o meno in zona Delirium. Altrove il riferimento potrebbero essere, mutatis mutandis, Le Orme storiche, o certi New Trolls più melodici. La sorpresa arriva con Sa Danza, un brano "etno" ripreso in chiave rock: non dura neppure due minuti, ma per i curiosi degli antenati della world music che poi si sarebbero "inventati" Mauro Pagani e Demetrio Stratos è un bello spunto di riflessione. (Guido Festinese)

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