Musica italiana

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PAOLO BONFANTI  & MARTINO COPPO - Friend Of A Friend

Sta diventando quasi imbarazzante scrivere di certi musicisti liguri. Almeno, di certi musicisti che proprio non riescono a muoversi in territori che non siano contraddistinti dall'eccellenza. E allora facciamo finta che quanto si scrive qui si mero prodotto di campanilismo, esaltazione da strapaese di quanto è avvertito come "nostro", a prescindere. Ma non è così. Martino Coppo, mandolinista bluegrass ( e non solo) virtuoso e Paolo Bonfanti, songwriter, bluesman, rockettaro indomito quando il gioco si fa duro e suonano solo i duri, magari sotto una scorza di tenerezza, sono gente tosta di cui andare fieri. E quando esce un disco così, sorridente e dimesso nell'apparenza con la copertina semplicissima, conviene mettersi in ascolto. Se ne caveranno emozioni acustiche che in genere bisogna andare a raccattare in dischi a Stelle e Strisce: ma dove la trovate una Going Down The Road Feelin Bad con le strofe alternate inglese e...genovese? E una Everybody Knows This Is Nowhere che farebbe venire i lucciconi a Mario Monti il Pietrificato? (Guido Festinese)

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STAR MATTER - ChemTrails_Era

Musik non stop, kosmik pop. Dunque, siamo dalle parti del duo elettronico e, per di più, italiano. Fonti di ispirazione senz'altro i seminali Krisma, che comunque la si pensi, ebbero intuizioni sublimi ma pure la Kosmic Musik teutonica. Apperò! Star Matter è l'ennesima incarnazione del baldo Claudio Dondo (tanto per citare il passato, Runes Order...ma se andate su discogs ne scoprirete una pletora) che , in join venture per l'occasione, si affianca all'esotica Alex De La Siena per produrre un'efficace versione post moderna di gelide cavalcate di ibride valchirie e sinuose suggestioni cyber intellettuali. Il duo si compatta e coinvolge l'ascoltare in un viaggio che lascia poco tempo per la distrazione. Attenzione, è un disco suonato, strumentazione rigorosamente analogica e quindi non siamo dalle parti di schiaccio un bottone e torno dopo pranzo. Se poi si analizzano anche le tematiche facilmente desumibili dai testi presenti nella elegante confezione, si vedrà che siamo in bilico tra il quotidiano chimico che attraversa i nostri cieli (e che bene non fa) e la consapevolezza delle lentezza con cui un'era sta finendo dove gli "happy slaved can't be saved". Musica per viaggiare stando fermi, rave cosmico. Fuori dai nostri confini questa roba va a ruba, vediamo di non farli emigrare. Who needs the moon we got the stars (matter) ? (Marcello Valeri)

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LA COSCIENZA DI ZENO - Sensitività

Corsi e ricorsi, passata l’alba del duemila che non si è dimostrato millennio progredito, se non altro possiam dire che è millennio progressiv(ista?). Il Prog, dato per morto e sepolto sul finire degli anni’70, in realtà, come le figure mitologiche di cui spesso fu cantore, sopiva e non assopiva , soprattutto nelle orecchie italiche e, a giudicare dal neoitalianprog (boh…neologismo speranzoso), le nuove generazioni ne hanno masticato auralmente parecchio assai, chissà se tramite endovena genitoriale o altre vie più ardite e meno assoggettate ad altrui gusti. Comunque Genova , che di prog, tanto per citare almeno il Concerto Grosso dei New Trolls, qualcosa ne sa, adesso può vantare anche La Coscienza di Zeno, band di affiatati e raffinati musicisti che han tutte le caratteristiche per ritagliarsi una figurina di primo spicco nell’auspicabile album di figu come quelli che uscivano negli anni ’60 disegnati da Prosdocimi. “Sensitività” è il loro secondo lavoro che si snoda su sette tracce e che costituiscono, in qualche modo, una sorta di moderno concept , seguito ideale del primo omonimo del 2011 e degna continuazione di un discorso che è passato anche attraverso due brani, rispettivamente, per altrettante compilation. Il filo del discorso è l’approccio sinfonico al genere, un uso sapiente delle cavalcate tastieristiche dei modelli alti, una coralità d’insieme musicale e musicata, con una scelta, per quanto concerne i testi, di non facilissima fruizione, a meno che non si sia abituati a masticare poesia immaginifica o analisi del simbolo, alzi la mano chi lo fa quotidianamente. Una parola spesa per il cantato che si erge con irruenza teatrale senza sconfinare mai nel parodistico, e anche questo costituisce un notevole punto a favore, elemento da non sottovalutare in un genere che del bel canto aveva alfieri indimenticati, mentre nelle sue nuove incarnazioni , a mio parere, stenta a decollare proprio dal punto di vista delle voci (su tutti, Steven Wilson, che sarò anche sto genio ma dovrebbe trovarsi un signor cantante). Disco quindi da mettere nella propria collezione, tranquillamente insieme ai mostri sacri, e che vanta, tra l’altro, di splendida copertina evocativa, devotamente riconoscente alla grafica del passato. Prog on! (Marcello Valeri)

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MANAGEMENT DEL DOLORE POST-OPERATORIO - McMao

Il MANAGEMENT DEL DOLORE POST-OPERATORIO è il gruppo musicale italiano che si è fatto più notare negli ultimi anni tra gli artisti emergenti: vince vari e importanti concorsi nazionali, come l’Italia Wave o l’Upload Festival, e porta il suo sound originale e sfrontato anche all’estero, al Popkomm di Berlino e allo Sziget di Budapest. Miglior band emergente live del 2013 secondo il M.E.I., il MaDe DoPo ostenta sempre una forte ed estrosa personalità, ad ogni concerto e in ogni singola canzone, con l’intento di scuotere l’opinione pubblica e individuale, per lasciare un segno indelebile nella memoria e nello stomaco di chi ascolta, così come è accaduto al concertone romano del 1° maggio scorso. A due anni dal primo disco ufficiale “AUFF!!”, il Management del Dolore Post-Operatorio presenta il nuovo attesissimo album “McMAO”, prodotto artisticamente come il precedente da Manuele “Max Stirner” Fusaroli, distribuito da UNIVERSAL Music Italia, per l’etichetta Color Sound Indie - Alternative Produzioni, in associazione con MArteLabel. Sulla copertina dell’album c’è l’omonima opera d’arte dell’artista di fama internazionale Giuseppe Veneziano, autore anche delle altre coloratissime immagini contenute nel booklet. Con le undici canzoni che compongono “McMAO”, il MaDe DoPo reinventa un cantautorato elettrico italiano simile a nessuno, che affonda le radici nel rock con una vera attitudine post-punk. Sfiora e oltrepassa il suono new wave, dopo averlo ingoiato e assimilato, sperimenta sonorità cariche di elettronica e gioca al limite del progressive. Nei testi si celebra la folle gioia di vivere male, come metodo di sopravvivenza alla precaria esistenza quotidiana. Introspettive e visionarie, le tracce del nuovo disco incitano a smascherare rigidità e preconcetti sulla vita, attraverso il ghigno beffardo e la malinconia inquieta di un clown che srotola la verità con la profonda coscienza della propria responsabilità sociale, dell’importanza della propria arte. Nel sentire “McMAO” si avverte uno strano, ma ormai familiare, senso di disagio, di pericolo, ma anche di urgenza di fare e di agire, prima che la crisi finisca di distruggere quel poco che ci rimane, portandoci via tutto, compresi noi stessi, perché: "il destino è un colpo di biliardo: a volte la buca la decidi tu, a volte chiudi gli occhi, tiri e non ci pensi più" (cit. da “La Scuola Cimiteriale" in McMAO). Il Management del Dolore Post-Operatorio è composto da LUCA ROMAGNOLI – voce; MARCO DI NARDO – chitarre, synth e cori; NICOLA CEROLI – batteria e cori; LUCA DI BUCCHIANICO, basso. 

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 11 marzo 2014 al prezzo di 12,90 €

vedi sotto video

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NADA - Occupo poco spazio

“Occupo Poco Spazio” è il nuovo lavoro di Nada ed esce per l’etichetta Santeria. Proseguendo nel suo originale percorso creativo tra canzone d'autore, rock'n'roll e letteratura, Nada Malanima ha creato infatti un'opera di grande intensità, in cui il richiamo alla tradizione musicale italiana (su tutti Piero Ciampi) si fonde allo spirito libero che la contraddistingue. Già capitolo fondamentale nella discografia dell'artista livornese, “Occupo Poco Spazio” contiene dentro il suo guscio stilisticamente elegante un'energica anima punk che dà vita ad un pop colto e graffiante che sicuramente lascerà il segno nell'ascoltatore. Suonato in presa diretta da una piccola orchestra di musicisti fra i più apprezzati nel panorama indipendente italiano (già con Afterhours, Baustelle, Le luci della centrale elettrica, Calibro 35, ...), qui magistralmente diretti da Enrico Gabrielli, il disco racconta di storie piccole e grandi, di amori silenziosi, di solitudini, di scelte di vita difficili in un mondo che sembra aver dimenticato il significato più vero della parola Anima. 

CD in vendita da Disco Club a partire da mercoledì 12 marzo 2014 al prezzo di 16,50 €

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HOMUNCULUS RES - Limiti all'eguaglianza della Parte con il Tutto

Il compito del buon critico è di essere tale, ovvero prendere in analisi l’oggetto e, attraverso il verbo scritto, discernerne e possibilmente renderne edotti ed interessati i lettori. Detto questo parlo di un gran disco. Homunculus Res si iscrivono di diritto al Club dei Brocchi di canterburiana memoria e attraverso una materia trattata anacronisticamente ci proiettano verso uno dei futuri possibili della musica peninsulare. Vado di recensione: tutto in questo disco parla in un idioma che, attraverso l’utilizzo di stilemi musicali che spaziano tra il prog spinto e, come sopra citato, la più preziosa scena di Canterbury, mira alla conquista di orecchie sopraffine e stomaci degni di Jarry. Tutto in questo lavoro parla di musica importante, si lavora assai su controtempi, aperture che richiamano i classici e contrappunti baroque’n’roll e, campanilisticamente, Picchio del Pozzo. Se proprio devo essere critico, non necessariamente buono, confido che i ragazzi di Palermo lavorino maggiormente sul linguaggio testuale: d’accordo che l’ispirazione musicale,a cui i musicisti in questione attingono. già traeva dal dadaismo e dalla patafisica ispirazione per testi che più miravano ad assonanze e suggestioni piuttosto che su significati (e qui il tentativo non manca, anzi) ma, mentre apprezzo molto il citazionismo palese di grandi autori della canzone italiana, consiglio di stare attenti a non scivolare in una simpatica goliardia che rischia di mettere in secondo piano la perfetta esecuzione di una musica che, ribadisco, essere importante. Non me ne vogliano i musici ma questo è l’unico appunto ad un’opera che, di per se, definirei perfetta, ivi compresa quella copertina con testone che tanto richiama ben altri maestri. Non aspettate vada fuori catalogo per pagarlo poi un sacco di euro, vi ho avvisati. (Marcello Valeri)

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