Musica italiana

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HOMUNCULUS RES - Limiti all'eguaglianza della Parte con il Tutto

Il compito del buon critico è di essere tale, ovvero prendere in analisi l’oggetto e, attraverso il verbo scritto, discernerne e possibilmente renderne edotti ed interessati i lettori. Detto questo parlo di un gran disco. Homunculus Res si iscrivono di diritto al Club dei Brocchi di canterburiana memoria e attraverso una materia trattata anacronisticamente ci proiettano verso uno dei futuri possibili della musica peninsulare. Vado di recensione: tutto in questo disco parla in un idioma che, attraverso l’utilizzo di stilemi musicali che spaziano tra il prog spinto e, come sopra citato, la più preziosa scena di Canterbury, mira alla conquista di orecchie sopraffine e stomaci degni di Jarry. Tutto in questo lavoro parla di musica importante, si lavora assai su controtempi, aperture che richiamano i classici e contrappunti baroque’n’roll e, campanilisticamente, Picchio del Pozzo. Se proprio devo essere critico, non necessariamente buono, confido che i ragazzi di Palermo lavorino maggiormente sul linguaggio testuale: d’accordo che l’ispirazione musicale,a cui i musicisti in questione attingono. già traeva dal dadaismo e dalla patafisica ispirazione per testi che più miravano ad assonanze e suggestioni piuttosto che su significati (e qui il tentativo non manca, anzi) ma, mentre apprezzo molto il citazionismo palese di grandi autori della canzone italiana, consiglio di stare attenti a non scivolare in una simpatica goliardia che rischia di mettere in secondo piano la perfetta esecuzione di una musica che, ribadisco, essere importante. Non me ne vogliano i musici ma questo è l’unico appunto ad un’opera che, di per se, definirei perfetta, ivi compresa quella copertina con testone che tanto richiama ben altri maestri. Non aspettate vada fuori catalogo per pagarlo poi un sacco di euro, vi ho avvisati. (Marcello Valeri)

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CLAUDIA CRABUZZA Y CLAUDIO GABRIEL SANNA - Un home del país-Cançons i records de Pino Piras

Isole nella corrente della memoria. Una corrente forte scorre nei brani di Un home del país / Cançons i records de Pino Piras. La prima isola è la Sardegna, la seconda l'enclave algherese dove si parla il catalano, la terza isola è quell'uomo straordinario che ha lasciato un'opera ancora tutta da esplorare che fu Pino Piras, uomo di teatro, oltre che di musica, scomparso nel 1989, a quarantotto anni. Da anni Claudia Crabruzza e Claudio Gabriel Sanna (che gli appassionati di folk progressivo rammenteranno per la partecipazione a gruppi eccellenti quali Chichimeca e Càlic) si danno da fare per onorarne la memoria: hanno inventato un premio in suo onore, Sanna ha digitalizzato l'archivio edito ed inedito dei brani e dei manoscritti di Piras. Questo cd, autoprodotto e distribuito su tronosdigitl.it è un tassello di memoria poetico ed indispensabile: per far tornare la lingua saggia, leggera ed ironica di Pino Piras. (Guido Festinese)

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MATILDE POLITI - Vacanti Sugnu China

Matilde Politi è nata a Palermo, e si è laureata nel 1999 in antropologia culturale presso la Facoltà di Sociologia della Sapienza di Roma. A questi due aspetti fondanti del suo carattere e del suo modo di guardare al mondo e alla vita, la sicilianità da una parte, la passione per le culture e il loro confronto dall'altra, Matilde affianca una formazione teatrale, avvenuta principalmente all'interno della Fondazione Pontedera Teatro, nell'ambito del teatro di ricerca. Un'esperienza teatrale, drammaturgica, che al canto la rende sottile e appassionata interprete, nel senso di ancor più veritiera, capace di custodire lo spirito, la funzione "concreta e magica", della musica di tradizione. Una musica folk, quella di Matilde, profondamente radicata nell'antica terra di Trinacria, attraverso l'uso di suoni, voci, dialetti, formule, repertori (si ascolti per esempio - qui - la resa impetuosa e corale del traditional "Ainavò", canto della mattanza, evocativa e drammatica descrizione in musica della tradizionale pesca del tonno in Sicilia), e strumenti della tradizione, e però innovata dall'interno, grazie ad un'intelligente apertura alle variegate sonorità del mediterraneo (africane, arabe, napoletane), e al gusto per la realizzazione di una nuova composizione popolare, splendidamente inscritta nel solco della formulaicità, e però attuale riflessione in musica e parole sulla profonda irrequietezza e instabilità, cha caratterizza il nostro agitato tempo presente. "Vacanti Sugnu China", infatti, armonico insieme di brani originali e tradizionali, sembra, la plastica rappresentazione, dal punto di vista femminile, dell'eterna dicotomia nell'animo umano tra staticità e dinamicità, tra il bisogno di restare, radicarsi, centrarsi, conservarsi, e quello di partire, muoversi, dimenticarsi, seguire il flusso della materia in movimento (si ascolti a questo proposito la conclusiva, sconsolata, e poetica "Mari mari"). Una dialettica destinata a non risolversi mai ovviamente, soprattutto in una cultura marinara e in una terra per molti versi così difficile come la Sicilia, e oggi ancor più esasperata in questo insidioso tempo di crisi che sfibra e sfilaccia, senza lasciare spazio a rassicuranti certezze. Ma è proprio su questa linea di confine tra i due stati d'animo, sorta di produttiva cresta d'onda sulla quale stare funambolicamente in equilibrio, che Matilde, nonostante il rimpianto, sembra trovare un senso di pace, ricchezza interiore, e leggerezza (d'altronde "vuota sono piena" recita il titolo dell'album). La Politi, come già detto, è una valente cantante, emozionante, trascinante, con una splendida voce, intonata sul registro medio alto, piena di forza e grazia, che pur conoscendo la lezione dirompente di una Rosa Balistreri, ricorda molto più da vicino (mutate le cose da mutare) le appassionate "scorribande" di una Teresa De Sio; e un'abile polistrumentista (chitarra, fisarmonica, tamburello, percussioni, marranzano), oltre che apprezzabile autrice e arrangiatrice. In questo lavoro coinvolgente e suggestivo, la accompagna un energico quartetto, spesso ardito nelle soluzioni armoniche e nella ricerca timbrica (pensiamo soprattutto alle corde di Gabriele Politi), perfettamente in sintonia con il suo coraggio e la sua vitalità, composto da Simona Di Gregorio (voce, organetto diatonico, marranzano, tamburello, percussioni), Gabriele Politi appunto (violino, viola, mandolino, oud, cori), Doudou Diouf (flauto tokhoro, voce, banjo, chitarra acustica, basso elettrico, djembe, percussioni), e Lelio Giannetto (contrabbasso, cori). Nell'alveo profondo della musica popolare siciliana, la fotografia di una moderna condizione esistenziale. (Marco Maiocco)

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ANTONY/BATTIATO – Del Suo Veloce Volo

Uscirà il prossimo 26 Novembre con il titolo “Del Suo Veloce Volo”. Si tratta di un album unico ed irripetibile che ripercorre la magica serata dal vivo che si è tenuta lo scorso 2 Settembre all’Arena di Verona. Uno show dove la storia della musica italiana ha incontrato la voce più interessante degli ultimi anni. Un concerto memorabile dove Antony e Battiato si sono esibiti insieme per la prima volta, accompagnati dalla Filarmonica Arturo Toscanini. Si sono conosciuti ai tempi di Fleurs 2, quando Battiato chiese ad Antony di poter inserire nel disco la rivisitazione della sua “Frankestein”, trasformata e adattata nel brano “Del suo veloce volo”. Antony poi partecipò alla registrazione duettando con il cantautore siciliano e si lasciarono con la reciproca promessa di fare qualcosa insieme un giorno o l’altro. Promessa che si è concretizzata in questo memorabile concerto dal vivo e nel conseguente album live che ripercorre i momenti più intensi delle due rispettive carriere. 

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 26 novembre 2013 al prezzo di 20,90 €

vedi sotto video

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FRANCA MASU - Almablava

Franca Masu appare completamente avvinta dal richiamo della sua terra, "forza primordiale che non ti lascia mai", espressione di "quelle radici che ti sono date dal modo attraverso il quale i tuoi genitori ti insegnano a respirare la vita stessa e - prima di tutto - a stare al mondo nella tua terra, la terra che ti ha accolto"; quell'Alghero catalana, almeno dalla fine del '300, alla quale Franca Masu ritorna sempre, affacciata su un azzurro Mar Mediterraneo, misura delle distanze e delle lontananze, delle attese e delle speranze; un richiamo, quello della terra, che è più forte dell'amore che va via, capace di rifulgere metaforicamente soltanto un singolo giorno, e che è meglio vivere come in sogno, in un nostalgico, malinconico, rassegnato, a volte anche sereno rimpianto, continuamente trasportato dai "gomitoli" dell'ondosa risacca del "mare di mezzo", che bagna e asciuga, allevia e contorce un vivere diventato nel tempo metafisico e introspettivo, segnato dal tempo e dal destino. Questa è Franca Masu, autrice, ma soprattutto interprete, cantante intensa, emozionante e trascinante, formatasi attraverso il fado e il tango (ma non solo), due musiche popolari nate dall'incontro/scontro tra Europa ed Africa, due musiche afroamericane e al contempo mediterranee, nonostante Lisbona (la patria del fado) guardi verso l'aperto e imprevedibile Atlantico, che sulla malinconia (da una parte) e la passione (dall'altra) hanno fondato il loro stesso motivo d'esistere; una cantante, si raccontava, intrisa di un autentico, urgente e ineludibile sentimento, l'alma come direbbero a Lisbona, un alma blava (blu in catalano, il blu di un tormento vissuto in riva al mare, con la sola luna a far da testimone), come dichiara Franca Masu, inesauribile sorgente di una profonda ispirazione. Qui, al suo quinto album in studio, che si presenta come una vera e propria prova d'autore e maturità, accompagnata da un manipolo di collaudati musicisti (Salvatore Maltana al contrabbasso e alla direzione musicale, l'ispirato Alessandro Girotto alle chitarre, l'impeccabile Fausto Beccalossi alla fisarmonica, Oscar Del Barba al pianoforte, e Roger Soler alle percussioni), capaci di far convivere il jazz, la canzone d'autore e non ultime le musiche di tradizione, la Masu conduce l'ascoltatore alla scoperta del suo mondo interiore, tra le policrome sfumature della sua "almablava" (appunto), aprendo le porte della sua screziata, semplice e complessa intimità. Un'intimità costituita prima di tutto da una ricchezza culturale, articolata nelle tre fondamentali componenti identitarie di Franca Masu (quella sarda, quella catalana, e quella italiana), e poi musicale, grazie alla sua sapiente realizzazione di un composito e compiuto suono mediterraneo, dalla statura e il respiro internazionale, reale paesaggio sonoro, più che ideale o immaginario, evocativo di concrete connessioni interculturali, che fin dall'antichità contraddistinguono il bacino del Mediterraneo, e quindi di una permeabilità culturale veicolata dall'acqua marina, dalle sue risonanze e dai suoi rintocchi. Undici le tracce che compongono questo pregevole lavoro, scrigno di preziosità tutte da ascoltare (si presti attenzione solo che alle delicate, dense, appassionate e struggenti "Profumo e silenzio", "Vida", "Almablava", e ancora all'icastica e suggestiva "La nit/È doce morrer no mar" o all'ardente e passionale "Un Tango"), ciascuna delle quali è la sincera testimonianza del vitale esistenzialismo, che da sempre contraddistingue la generosa umanità e la musica di Franca Masu. Imperdibile. (Marco Maiocco)

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URIBÀ - QB

Fabio Rinaudo con la sua musette, I Liguriani di Filippo Gambetta in gran spolvero, la ghironda di Walter Rizzo, le tabla di fiamma precisa di Marco Fadda, ed altri ancora: c'è una bella parata di ospiti su Qb, primo disco per Uribà. Una formazione che si prefigge il compito arduo di tenere viva la tradizione musicale del Ponente alpino ligure, quella indagata con competenza e scrupolo da Lomax, e fino ad arrivare a Mauro Balma. Alla ricerca, anche, di assonanze tra il dialetto del Ponente e la parlata di Corsica. Niente sterile filologismo, né fughe in avanti dissennate: un saggio compromesso, come si suol dire, tra tradizione ed innovazione. Filastrocche, ballate, ninna nanne, canti strofici, strumenti acustici ed elettrici assieme, belle voci, una scaletta indovinata e una copertina spiritosa. Non poco, per un mondo che sta perdendo memoria di sé. (Guido Festinese)

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