Articoli miscellanea

citizenkane_window DISCO MIX a cura di Jedediah Leland
la musica che ci pare e piace


Gentile Jedediah, vorrei affidare a te queste parole, prima del mio suicidio digitale, affinché il mio cattivo esempio possa servire alle nuove generazioni per non commettere gli stessi errori. Sono le 4 e 30 di una lunga e livida notte di marzo: ho appena finito di scaricare "Il tesoro della Sierra Madre" di John Huston e cosi anche il mio hard-disk esterno da un Terabyte dedicato ai film è completamente pieno. Sono più di 1400 titoli. Ad oggi ne ho visti sette. Intanto, grazie ai miei abbonamenti Rapidshare, Megaupload e Hotfile, sto contemporaneamente facendo il download della discografia completa di Anthony Braxton in formato mp3, di un vecchio disco della Rah band di cui non harakiriricordo niente se non la copertina, di quattro o cinque gruppi della scena neo-folk tra cui Peasant, The Bear That Wasn't e First Aid Kit. Finiranno prima sul desktop del mio computer, dove già stazionano il nuovo Jay Farrar, l'ultimo dei Turin Brakes e una compilation di musica sudafricana, Soweto Township, Sounds from the Golden Age of Mbaqangwa. In seguito transiteranno da iTunes per finire nel mio iPod da 160 gigabyte insieme ad altri 2000 dischi, più o meno. Qui sono messo meglio: ne ho già sentiti almeno un centinaio. Poi ci sono i podcast quotidiani di 610, Caterpillar e della trasmissione settimanale di Rogie, The Vinyl sunday, novanta minuti di musica black, in tutte le sue accezioni. Siamo alla quinta puntata; ascoltata mezza. Questa sterminata massa binaria m'impedisce l'ascolto dei dischi che amo (e che oramai sono diventati solo un piacevole e sbiadito ricordo), impegnato come sono a decomprimere, aggiungere le copertine, classificare e infine dimenticare in un angolo recondito dell'inconsistenza digitale in cui oramai abito. Non ho tempo. E di conseguenza non ho nemmeno denaro. Così ho finalmente maturato il proposito di cancellare tutto, annientare ogni singolo bit della mia inutile e inutilizzata raccolta; con una semplice pressione di un tasto, da stanotte sarò di nuovo un uomo libero. Guardo per l'ultima volta il computer: il nuovo Moby, live da Montreal? Clic.

Image DISCO MIX a cura di Jedediah Leland
la musica che ci pare e piace


Ci sono festival e rassegne per ogni argomento (e per alcuni, anche più di uno): letteratura, scienza, filosofia, storia, filosofia della storia, storia della filosofia. E poi la mente, il mare e qualunque altro pretesto possa servire a convincere uno sponsor pubblico o privato. Un solo tema è pervicacemente sfuggito fino ad oggi: la musica. Certo, direte voi, la musica si ascolta e le occasioni, anche molto interessanti, ci sono. Vero; ma, lapalissianamente, parlare di musica non equivale ad ascoltarla. Qualcosa ogni tanto accade: a Genova, Giovanna Zucconi per i Lunedì FEG al Modena, ha intervistato diversi personaggi sulle canzoni della loro vita; e all'interno di "Fare gli italiani", il prossimo 29 marzo al Teatro della Corte, Ernesto Franco ernesto_francoanimerà una serata dal titolo "Sport e musica leggera" (speriamo non limitandosi ai terrificanti inni delle squadre o a De Gregori e alla sua sfiancata leva calcistica del '63). Ma sono casi sporadici, che non hanno nulla a che vedere con manifestazioni come il festival di Mantova per la letteratura, Modena per la filosofia o Genova per la scienza: insomma, siamo certi che un'iniziativa di questo tipo – tre giorni in un'amena località in compagnia di musicisti, autori, compositori, operatori, critici – potrebbe essere un'occasione per allargare il sempre più asfittico mercato discografico, oltre che un interessante momento di dialettico confronto fra chi la musica la fa e chi l'ascolta (o la subisce). Altrimenti tocca rassegnarsi e attendere che qualche artista di buon cuore passi da Fazio per presentare il suo nuovo cd o che Morgan dichiari di essere il figlio illegittimo di Fanfani, con conseguente speciale ad Anno zero; e sbarrare gli occhi di fronte alla puntata di domenica 28 febbraio dell'Arena condotta da Massimo Giletti, in cui Marino Bartoletti e Cristiano Malgioglio discettavano su Sanremo e sul televoto truccato, con Klaus Davi, Maria Teresa Maglie e Katia Ricciarelli a dargli manforte. Roba da rimpiangere il silenzio (magari nella versione di John Cage).

Image DISCO MIX a cura di Jedediah Leland
la musica che ci pare e piace


È uscito negli Stati Uniti, ma chissà se sarà mai tradotto in Italia, "Sound Targets: American Soldiers and Music in the Iraq War", uno studio di Jonathan Pieslak sulla musica che ascoltano i soldati americani durante le operazioni di guerra. I risultati non sono sconvolgenti e tutto sommato prevedibili. Secondo l'autore (qui riprendiamo l'articolo di Katia Riccardi su Repubblica) "in Iraq o in Afghanistan le playlist sono dominate da Slayer, Metallica e Eminem". Infatti l'heavy metal, tra chitarre e batteria, è una buona base per prepararsi a una missione perché, scrive Pieslak, "ha un suono simile a una scarica di proiettili sparati da un'arma automatica". pieslakChissà perché, lo sospettavamo. Non ce li vedevamo proprio i nostri eroi, torturare qualche disgraziato a Guantanamo ascoltando "My funny Valentine" cantata da Chet Baker o darci sotto con i bombardamenti notturni sulle popolazioni civili sulle note di "Pink moon" di Nick Drake. Sarebbe interessante scoprire cosa accade quando i soldati tornano dal fronte: continuano ad ascoltare trash-metal e gangsta-rap oppure si riconvertono a Beyoncé e Garth Brooks, nella speranza di un matrimonio felice con barbecue il sabato pomeriggio con gli amici (tutti reduci)? Ma per noi, sarebbe ancor più fondamentale scoprire che cosa ascoltano i protagonisti delle nostre 'missioni di pace' all'estero: probabilmente Toto Cutugno e il suo "Italiano" e, solo per i carabinieri nei secoli fedeli, il trio Pupo, Emanuele Filiberto e il tenorino, così da esser pronti a un eventuale ritorno dei Savoia (a guerra finita ovviamente) o all'ancor più temibile vittoria dell'UDC. Infine, per gli amanti della sociologia ad alto rischio, ci sarebbe anche da promuovere uno studio sul contenuto dell'iPod del tredicenne sicario della camorra o del killer della 'ndrangheta in trasferta a Duisburg. Noi, per iniziare, possiamo solo dire ciò che non contiene: né "Masters of war" di Dylan e nemmeno "War" di Edwin Starr, anche nella versione del Boss. Alle quali vi rimandiamo per una pacifica settimana musicale post-Sanremo. 

Ecco i nostri imperturbabili eroi in una pausa dell'estenuante serata. A breve i voti della giuria di qualità (la nostra).

La votazione (vedi sotto):

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festival-si-sanremo-2010"Non siamo la Gialappa's. Ma porteremo un po' di rock al teatro Ariston" John Vignola, firma di punta di "Mucchio Selvaggio" e conduttore televisivo radiofonico, avrà il compito ingrato di sostituire gli ideatori di "Mai dire Gol" per il commento via etere del Festival di Sanremo. Una radiocronaca in diretta dai microfoni di Rai Radio Due con l'ausilio di Silvia Boschero, che avrà ospiti di prestigio come Enzo Jannacci e Manuel Agnelli e si collegherà ogni giorno con gruppi di ascolto da tutta Italia, fra cui il mitico "Disco Club" di via San Vincenzo, lo storico negozio di dischi genovese ritrovo di tanti appassionati musicofili.
Proprio la postazione diretta da Giancarlo Balduzzi e da alcuni dei suoi clienti più assidui e preparati farà da contraltare al taglio pop e glamour della manifestazione canora, con spunti molto vari, cacce al plagio e commenti tra il serio e il faceto che intratterranno il pubblico alternativo della kermesse. "Non abbiamo nessuna intenzione di copiare chi ci ha preceduto - precisa Vignola – e cercheremo allo stesso tempo di rifuggire un certo snobismo, ci accosteremo a Sanremo cercando di raccontarlo così com'è, anche perchè ormai non esistono più certe barriere fra rock e pop o musica underground: certo, gli ultimi Festival non sono stati un granchè e nei cosiddetti anni zero abbiamo assistito a edizioni dove a farla da padrone era più il conduttore che i cantanti. Sarebbe bello se quest'anno si invertisse la tendenza". Niente cattiverie, quindi, o comunque nessuna critica a prescindere, per un approccio laico, ma allo stesso tempo molto libero. "Andremo a Sanremo come dei turisti per caso – confida Vignola – magari con un buon bagaglio di guide lette alle spalle, ma saremo lì con tutte le nostre competenze. La scelta di "Disco Club", che verrà affiancato ad alcuni somelier catanesi, mamme filosofe e liberi professionisti disperatamente precari, è nata perchè anch'io, da buon ligure, quando ero un ragazzino andavo in pellegrinaggio in via San Vincenzo a comprare i dischi. E credo che ancora oggi questo negozio sia legato a una certa simbologia di piccoli punti vendita che resistono nonostante tutto" (Diego Curcio)

dal Corriere Mercantile di sabato 13 febbraio 2010

ImageDISCO MIX a cura di Jedediah Lelandbersani-ministrobersani-cantante

la musica che ci pare e piace


Fino a qualche giorno fa digitando le parole "Bersani" e "Sanremo" in un qualunque motore di ricerca Internet, sarebbe saltata fuori la notizia della partecipazione del cantautore romagnolo Bersani Samuele all'edizione del festival di Sanremo del 2000 (la canzone "Replay", si classificò al 5° posto, ottenendo il premio della critica). Da oggi, grazie al nuovo corso del PD, la pagina di Google si è arricchita di nuovi e irresistibili contenuti: infatti apprendiamo da un'intervista al settimanale "A", diretto dall'ineffabile Maria Latella, che il segretario del primo partito dell'opposizione sarà all'Ariston di Sanremo, insieme a una delle sue figlie, per seguire la finalissima del 20 febbraio. Come se non bastasse la tv democratica "Youdem", per la prima volta farà un suo dopo-festival. D'altronde, dice il Bersani Pierluigi, "il Pd è un partito popolare, senza snobismi, che va dove c'è la gente. Dove la gente ha dei problemi e soffre. Ma anche dove si diverte". Ecco, se il Pierluigi si fosse fermato in tempo, avremmo potuto condividere la sua affermazione; impossibile negare in questo caso, che il PD vada dove la gente soffre (altrettanto impossibile negare che spesso è proprio lo stesso partito a mettere in moto i meccanismi della sofferenza). Ma via, credere che la gente a Sanremo si diverta e soprattutto credere che, in questo sciagurato 2010, qualcuno voglia o possa acquistare i biglietti per tutte e 5 le serate (sì, non si può comprare la singola data, se non fuori dall'Ariston in caso di invenduti, ovviamente la sera stessa) al modesto prezzo di 1200 euro per la platea e 590 euro per la Galleria, è veramente un'idea bislacca. O forse l'idea bislacca è quella di credere che la sinistra dovrebbe distinguersi dalla destra, senza inseguirla sullo stesso terreno; e ad esempio presentarsi al Premio Tenco e senza nemmeno annunciarsi. Per dirla con il Bersani Samuele (uno che il Tenco l'ha vinto sempre nel 2000 per l'album "L'Oroscopo Speciale"): Chiedimi Se Sono Felice!

ImageDISCO MIX a cura di Jedediah Leland

la musica che ci pare e piace

 "Se la leggenda diventa realtà, stampa la leggenda". Vero, ma anche Dutton Peabody, il direttore del giornale che pronuncia la frase nel film di John Ford “L’uomo che uccise Liberty Valance”, sarebbe stato in difficoltà di fronte alla strombazzata reunion dei New Trolls con Vittorio De Scalzi, Nico Di Palo, Gianni Belleno e Giorgio D’Adamo. Infatti come comportarsi con Ricky Belloni (componente storico della formazione e autore di brani come “Quella carezza della sera”) che si affretta a precisare che “i New Trolls non esistono più, ci sono due realtà che portano in giro la storia del gruppo che sono composte da ex componenti dello stesso, una è la mia che si chiama Il Mito New Trolls e poi ce n'è un'altra che invece gira col nome La Leggenda New Trolls la quale, mistificando la realtà, ha rivendicato una presunta reunion del gruppo”. Sono gli assilli della comunicazione contemporanea, che quotidianamente si ripropongono: come nel caso Morgan ad esempio, dove ministri, nani e ballerine (in Italia sono un’unica categoria) si sono affrettati ad alimentare un insulso bla bla bla, che di buono ha fornito solo l’articolo di Francesco Merlo su Repubblica del 4 febbraio (Morgan, il falso maledetto). È pur vero che nella musica, nel rock in particolare, realtà e leggenda vanno spesso a braccetto, anche perché non c’è niente come un’autentica leggenda (quasi un ossimoro) in grado di alimentare guadagni più o meno giustificati. Ne sa qualcosa Fabrizio De André, di cui in questi giorni si parla nuovamente perché il Comune di Genova ha messo a punto il bando di gara per l’aggiudicazione dell’ex negozio di Gianni Tassio, acquistato due anni fa per l’iperbolica cifra di 385.539 euro. Ovviamente uno dei requisiti è che la “destinazione dovrà tenere comunque conto del valore storico del negozio e mantenere quindi le caratteristiche di punto di interesse culturale”. Peccato che in quei locali De André non ci fosse mai entrato, visto che l’originale Gianni Tassio si trovava due-trecento metri più avanti! Ma di fronte alla leggenda, che importanza può avere la realtà?

La saracinesca di un negozio si alza tutte le mattine, domeniche escluse salvo sotto Natale.

La saracinesca di un sito non si abbassa (quasi) mai. Un sito è sempre aperto, basta digitare ed eccolo lì.

Ogni tanto, tuttavia, anche la saracinesca di un sito si abbassa e si alza di nuovo, e quando lo fa, il sito, dopo, è diverso. È quello che è accaduto alla nostra casa digitale, discoclub65.it, in questi giorni. In breve: ci siamo rinnovati. I tempi, del resto, lo impongono. Siamo diventati più belli, più funzionali, più pratici. Tanto è cambiato, ma le radici sono uguali: la nostra casa fisica, a Genova, in Via San Vincenzo 20r, i dischi che continuiamo ad ascoltare, amare/odiare e di cui continuiamo a scrivere.

Le novità, quelle pratiche, si possono elencare, ma ognuno le potrà incontrare nella sua navigazione. Innanzitutto, abbiamo introdotto i voti, da zero a cento, da accompagnare alle recensioni; speriamo che facciano infuriare i lettori e i recensori, che siano motivo di dibattito e schermaglia (“Ridicolo dare 77 a quella schifezza”/ “Solo 51 al mio disco dell’anno!”/ “Ci sono troppi 81. Non si capisce niente”)… Di solito è così.

Poi abbiamo cambiato faccia, ci siamo fatti un lifting, se preferite, anche se siamo sempre verdi, come i sacchetti del negozio.

Poi ancora ci sono nuovi e più veloci sentieri che legano i pezzi, i generi, gli autori e i commenti, strade telematiche complicate da capire ma facili da usare. E ci sono facebook, e twitter e tutto quanto serve a una cyber armata Brancaleone discoclubbiana come la nostra per restare al passo.

La vetrina di un negozio di dischi è il suo biglietto da visita, il suo volto, perfino.

È la vetrina che, da subito, ci dice cosa troveremo, o non troveremo all’interno. Chi ancora frequenta queste (rare) osterie del suono, lo sa. Può essere la vetrina nota del negozio di fiducia, che si conosce in ogni sfumatura, di cui si nota ogni variazione, o una vetrina sconosciuta, appostata da qualche parte, che spunta all’improvviso girato un angolo. Dietro, di solito, ci sono persone con cui parlare e ascoltare.

La home page di un sito è la sua vetrina. La nostra ha appena cambiato volto. Speriamo vi capiti di incontrarla, magari all’improvviso girato un angolo. Per chi invece già la conosceva, beh, bentornati. Noi, come si dice, andiamo avanti.

 

La Redazione

 

E grazie di cuore a Daniele, mente e braccio di questa ristrutturazione di inizio d’anno

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