Stampa
PDF
 
Miscellanea Articoli miscellanea Io, Fabrizio e il Ciocorì
 

Io, Fabrizio e il Ciocorì Io, Fabrizio e il Ciocorì

io fabrizioIn tanti se lo ricordano la sera del 21 giugno 1999, sul palco della Piazza delle Feste di Genova. C'era praticamente un fortunale in corso, l'acqua sferzava ogni cosa, colava per i piloni e le "vele" di Renzo Piano, il manager Vincenzo Spera spazzava via l'acqua dal palco con una scopa, qualcuno cercava di asciugare i cavi. Niente, l'acqua filtrava in ogni interstizio. La gente era assiepata da ogni parte, l'attesa era spasmodica. Poi, di colpo, smise di piovere. E in quella serata insolitamente fredda e di burrasca partì il primo omaggio a Fabrizio De André. A condurre era Flavio Brighenti, uno che nella vita avrebbe voluto fare il rocker, ed invece s'era trovato giovanissimo in una redazione a scrivere di musica, e anche d'altro. La redazione allora era quella del glorioso "Lavoro", i fatti della vita avrebbero poi portato Brighenti a Roma con Repubblica. Ma quella sera per la prima volta Brighenti saliva a presentare giovani e meno giovani musicisti genovesi, e lo fece con un piglio garbato e presente, perché c'era da salutare Faber con la sua stessa musica. Brighenti non ha mai voluto scrivere un libro su Fabrizio De André. Dice che ce ne sono già troppi, in giro. Si oscilla tra il dato maniacale, l'agiografia, il pretesto per parlare d'altro. Il contrario di com'era De André, fatta la tara ovviamente per alcuni testi davvero rilevanti. Eppure Brighenti De André lo ha incontrato e frequentato, da giornalista, a far data dal 1979, quando Fabrizio decise di provare ad avvicinare il suo raffinato cantautorato alle formule semplici, efficaci e fragorose del rock. C'era da stare sul palco con la Pfm. Fu un azzardo e una scommessa: azzardo rientrato, scommessa vinta. E lì Brighenti fece la sua prima intervista con De André. Inizio di un rapporto di due decenni. Molto di quanto si sono detti De André e il giornalista si può ritrovare nelle cronache stesse di Brighenti, spesso saccheggiate senza pudore da colleghi privi di scrupoli per le loro citazioni libresche. Molto è rimasto come un dolce rumore di fondo nella testa di un antico ragazzo che ascoltava i Free, gli Slade, i Beatles e i Rolling Stones. E allora un giorno Brighenti ha deciso di portare questo ronzio intelligente, questo rumore di fondo su un palco, prima che svanisse, e farlo diventare una sorta di conversazione teatrale in progress. Si intitola Io, Fabrizio e il ciocorì. In prima venerdì 20 e sabato 21 ottobre all'Auditorium di Palazzo Rosso, quello che per i genovesi è ancora la "Sala Garibaldi". Palco sapientemente lasciato spoglio (una macchina per scrivere, pile di cassette della frutta, la chitarra e la voce di Vittorio De Scalzi, i fiati innumerevoli di Edmondo Romano, la regia asciutta di Carmen Giardina. La "voce" di Faber è ripartita tra le corde vocali di Laura Monfersini del 29r di Via del Campo, e quelle di De Scalzi. Brighenti ha concepito il tutto come un intarsio di situazioni, di aneddoti, di racconti, di canzoni accennate che pesano come esecuzioni integrali, di ricordi che, col filtro dei decenni dovrebbero sembrare un po' svaniti, e invece conservano la fragranza schietta della vita quando scocca le sue saette imprevedibili ed affascinanti. Ne viene fuori un De André saggio e bambino, giocoso e profondissimo: come era lecito aspettarsi. Ma anche un uomo pieno di deliziose debolezze e di carica ironica, come certe imbalsamazioni cartacee vorrebbero proporci: alla notizia che uno dei carcerieri, quando fu sequestrato in Sardegna, aveva una certa cultura, tanto da rivelargli di preferire Guccini a lui, De André a bruciapelo dice " E non potevate prendere lui, allora?". E sbalzano fuori anche storie mai sentite: ad esempio quella di "Voi mi darete" , una canzone che sarebbe stata una magnifica fiaba avventurosa alla Corto Maltese, di cui si conosce parte della storia, e che Faber mai completò o incise. Brighenti racconta, riflette, sorride, non cerca l'effetto facile, e mette in conto, da "principe libero" delle parole, anche di dover fronteggiare un pathos travolgente senza nasconderlo. Succede, quando si parla di un amico. Il viaggio di "Io, Fabrizio e il Ciocorì" è iniziato. Qualcuno si ingegni di trovare nuove tappe al percorso, perché lo meritano tutti coloro che un giorno si innamorarono di un uomo che viaggiava con dolcezza "in direzione ostinata e contraria". (Guido Festinese)

Recensione Utenti

Nessuna opinione inserita ancora. Scrivi tu la prima!

Voti (il piu' alto e' il migliore)
Giudizio complessivo*
Commenti
    Per favore inserisci il codice di sicurezza.
 
 
Powered by JReviews

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Top ten del mese

1.
Valutazione Autore
 
94
Valutazione Utenti
 
0 (0)
2.
Valutazione Autore
 
94
Valutazione Utenti
 
0 (0)
3.
Valutazione Autore
 
94
Valutazione Utenti
 
0 (0)
4.
Valutazione Autore
 
92
Valutazione Utenti
 
0 (0)
5.
Valutazione Autore
 
91
Valutazione Utenti
 
0 (0)
6.
Valutazione Autore
 
87
Valutazione Utenti
 
9 (1)
7.
Valutazione Autore
 
86
Valutazione Utenti
 
0 (0)
8.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
9.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
10.
Valutazione Autore
 
84
Valutazione Utenti
 
0 (0)