Membro dell’Elastic Band di Joshua Redman e dell’ultimo, straordinario, quartetto di Wayne Shorter, il batterista Brian Blade firma il suo terzo disco da leader in otto anni. Alla guida di un sestetto con Kurt Rosenwinkel alla chitarra, cui spetta l’onore di aprire l’album, con la leggiadra introduzione di “Rubylou’s lullaby”, e ampio spazio in ogni titolo, Blade non ha smanie da protagonista: il suo drumming è puntuale, ma discreto, sia quando accompagna il sax coltraniano di Melvin Butler che l’alto di Myron Walden (anche al clarinetto basso in una toccante “improvisation”). Ma dove stupisce maggiormente è nella scrittura: brani come “Stoner hill” o la lunga suite che dà titolo all’album, potrebbero essere uscite dalla penna di una Joni Mitchell in stato di grazia. Una delle sorprese del 2008. (Danilo Di Termini)
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