Dopo l’uscita dai Byrds, nel percorso un po’ confuso della sua produzione solista, Gene Clark ha prodotto dischi di diversa caratura, forse per il perdurare della sua dipendenza da droghe e alcol o, più probabilmente, per la scarsa fiducia riposta in lui dalle case discografiche. Innegabilmente l’ex Byrd era un artista dotato: scriveva le sue canzoni, le cantava splendidamente e sul palco la ‘bella presenza’ faceva il resto. Nonostante questo i suoi dischi non ebbero mai il successo che meritavano; come spiegare, ad esempio, le non eccelse vendite dello splendido “Gene Clark/White Light”? Per la produzione di “No Other”, dopo l’ennesimo cambio di casa discografica (la Asylum di David Geffen), ci furono mezzi e budget adeguati e un produttore amico, anche se incline agli stessi vizi di Clark, Thomas Jefferson Kaye. Anche questa volta, non ci fu riscontro di vendite ma “No Other” è un gran disco, con un filo conduttore esile, quello del country-rock, nel quale si insediano le mille influenze musicali che da sempre segnano la produzione artistica di Clark: il gospel, qui testimoniato dall’inclusione di un nutrito coro femminile nel pezzo d’apertura “Life’s Greatest Fool” e un certo suono soul dell’epoca di cui si fregia il brano che dà il titolo al disco, probabilmente il più ‘diverso’ della selezione assieme a “Some Misunderstanding”, otto minuti di solenne delirio mistico. Accanto a questi esperimenti sono presenti anche potenziali singoli quali “The True One” dalla deliziosa linea melodica contrappuntata dalla steel guitar e la ballata “Lady Of The North” che chiude l’album. Questa riedizione è arricchita da molti brani in versione demo tra i quali emerge una strepitosa “Silver Raven” in versione acustica.
(Fausto Meirana)