
A inizio carriera gli Stiff Little Fingers, per promuovere un singolo, pensarono bene di spedire ad una casa discografica un demo in forma di pacco incendiario, analogo a quelli inviati dall’IRA in quello stesso periodo; non si conosce la reazione del destinatario, ma il gruppo non ebbe difficoltà a siglare poco dopo un contratto con la Rough Trade per un album d’esordio, che, forse in omaggio a una tanto atipica forma di autopromozione, venne chiamato Inflammable Material. Di notevole impatto anche la copertina che riproduceva un imballo di sicurezza per prodotti chimici. L’ascolto propone un punk rock serrato, grezzo e monolitico, più prossimo ai Sex Pistols che ai Clash, urlato dalla voce di cartavetro del leader Jake Burns che, aiutato dal reporter Gordon Ogilvie (vero e proprio quinto membro della band), scrive della disperata vita quotidiana in una Belfast trasformata in campo di battaglia. Amore tra il filo spinato, esistenze sprecate e il sospetto che avvelena le vite sono i temi principali dei testi, che peraltro evitano di prendere posizione per l’una o l’altra fazione e rifiutano l’idea dell’inevitabilità del conflitto. Alternative Ulster è il brano ‘manifesto’ dell’album mentre l’unica cover è un pezzo di Bob Marley, Johnny Was, otto incandescenti minuti di furore elettrico. Nel futuro degli Stiff Little Fingers non ci sarà un altro disco così denso ed epocale; cooptati da una major, la Chrysalis, scivoleranno nel breve spazio di tre dischi in un punk-rock istituzionale venato da influenze reggae-pop senza grande riscontro in termini di vendite. Sul finire degli anni ’80 si scioglieranno, per riformarsi in tempi recenti anche se soprattutto come live act.
(Fausto Meirana)