Eppure le canzoni dei BHP, in particolare quelle di “2” (il loro album migliore) sono affascinanti, quasi pericolose nella loro suggestione. Come dice “When We Reach The Hill”: “Perché è qui che invecchieremo/ Da qui non ve ne potrete andare” (quasi una “Hotel California” adattata alle ansie del fine secolo imminente…). Il merito sta nella voce epica, dolente e a volte stranamente arcana (“Gently Off The Edge”) di Jenkins, in melodie che cercano di essere forti a dispetto della sofferenza (“A Light So Dim”) e in suoni teoricamente poveri (chitarra, piano, organo, qualche tocco di moog) ma che creano un effetto di pienezza, come in “Blue Tears”, degna del miglior Tom Waits. E se il parallelo con Waits è a tratti legittimo, siamo certo più vicini al mondo dei 16 Horsepower, Lì le ossessioni trascendentali, qui quelle terrene. In entrambi i casi il divertimento è poco, l’intensità molta. (Antonio Vivaldi)

