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I nostri preferiti Rock DENNIS WILSON - Pacific Ocean Blue (Columbia 1977)
 

DENNIS WILSON - Pacific Ocean Blue (Columbia 1977) Hot

ImageIl fan dei Beach Boy s’inchina davanti all’immagine di Brian Wilson (magari quella in cui apre il frigorifero per divorarne il contenuto), sogna pratiche vudù con il berretto di Mike Love, rispetta la memoria di Carl Wilson e stima il poco appariscente Al Jardine. Ma cosa pensa di Dennis Wilson? Dennis era il bello e impossibile del quintetto, l’unico che oltre a cantare il surf sapesse anche praticarlo e che, ironia del destino, morì annegato. Era l’edonista californiano frequentatore di sostanze e persone pericolose (Charles Manson, ad esempio). Era il batterista decorativo-sexy in concerto e superfluo in studio ed era il primo Beach Boy ad aver pubblicato, nel 1977, un disco solista forse bello e di sicuro introvabile. Ora Pacific Ocean Blue è stato finalmente (e ottimamente) ristampato e mantiene fede alla propria fama di disco affascinante, anche se parlare di capolavoro ritrovato è forse eccessivo. Dopo l’epica ballata ambientalista River Song i suoni si muovono fra un grintoso rhythm’n’blues losangelino alla Little Feat (Dreamer, What’s Wrong, Pacific Ocean Blue) e commoventi ballate a cuore aperto che possono richiamare l’Elton John di Madman Across The Water (Moonshine, Thoughts Of You, Farewell My Friend). Alcuni momenti sorprendono per ricchezza armonica (Rainbows), intensità emotiva (End Of The Show) e cambi d’atmosfera (Time) e solo You And I si perde in mollezze da risacca oceanica.

Che l’inquieto Wilson fosse in un momento di grazia e per una volta in grado di dare forma compiuta alle proprie intuizioni lo dimostrano le bonus tracks, due delle quali (Tug of Love e Only With You) sono all’altezza del materiale originariamente pubblicato. La confezione contiene anche un secondo cd che cerca di dare volto quasi definitivo a Bambu, l’album a cui Wilson lavorò disordinatamente tra la fine degli anni ’70 e l’inizio del decennio successivo. Ma qui purtroppo i soliti demoni sembrano aver preso il sopravvento e, nonostante la presenza del chitarrista Carli Munoz, suoni e giri melodici risultano stereotipati e oggi datati. Solo la voce intenerisce nella sua fragilità. La ristampa dell’anno, in ogni caso. (Antonio Vivaldi)

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