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PINK FLOYD - The Piper At The Gates of Dawn (EMI 1967) Hot

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Syd durante le registrazioni di the Piper
5 Agosto 1967 - 5 Agosto 2007: quarant'anni di Piper

 

Il 5 Agosto 1967 è la data ufficiale di rivelazione al mondo intero, ma la storia inizia un anno prima, con due avvenimenti cardine della nascente controcultura britannica:
14 Ottobre 1966, Londra: party inaugurale della rivista underground/alternative "International Times", con esibizione dei Pink Floyd di Syd Barrett e altro, molto altro (nel mazzo, anche i Soft Machine di Daevid Allen), a palesare l'esistenza di una rivoluzione socio-culturale che dà alla musica "nuova" la dignità di arma del cambiamento;
23 Dicembre 1966, Londra: apertura dell'UFO Club (Unlimited Freak Out, nulla a che fare con gli oggetti volanti...); house-band i Pink Floyd, che iniziano ad inframezzare favoline storte con avveniristiche, interminabili escursioni soniche, aggiungendo sensazioni visive per espandere le coscienze (peraltro spesso già predisposte da additivi chimici...) con - prima assoluta - un rudimentale light show.
La lotta per mettere sotto contratto i Pink Floyd, già sulla bocca di tutti senza aver inciso una sola nota, fu serrata: la spuntò la EMI, che, intravedendo il grande potenziale della band, concesse un anticipo astronomico, promozione, assistenza incondizionata e, da fine febbraio 1967, lo studio 3 di Abbey Road (lo studio 2 era occupato dai Beatles in mutazione pepperiana).

Forse il piccolo Syd Barrett aveva avuto tra le mani "Il Vento Tra I Salici", un capolavoro della letteratura vittoriana per bambini (e non solo - come per i parti di Lewis Carroll, abbondano enigmatiche letture trasversali): il settimo capitolo del libro di Kenneth Grahame si intitolava "Il Pifferaio Ai Cancelli Dell'Alba", così misteriosamente evocativo da rivelarsi un ottimo titolo per il primo lavoro del suo gruppo (in effetti, questi Pink Floyd sono ancora il veicolo delle idee di Barrett, che firma 8 pezzi su 11; 2 strumentali sono accreditati al gruppo, un solo brano è di Roger Waters).

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Syd durante le registrazioni di the Piper






Il 5 Agosto 1967 è la data ufficiale di rivelazione al mondo intero, ma la storia inizia un anno prima, con due avvenimenti cardine della nascente controcultura britannica:
14 Ottobre 1966, Londra: party inaugurale della rivista underground/alternative "International Times", con esibizione dei Pink Floyd di Syd Barrett e altro, molto altro (nel mazzo, anche i Soft Machine di Daevid Allen), a palesare l'esistenza di una rivoluzione socio-culturale che dà alla musica "nuova" la dignità di arma del cambiamento;
23 Dicembre 1966, Londra: apertura dell'UFO Club (Unlimited Freak Out, nulla a che fare con gli oggetti volanti...); house-band i Pink Floyd, che iniziano ad inframezzare favoline storte con avveniristiche, interminabili escursioni soniche, aggiungendo sensazioni visive per espandere le coscienze (peraltro spesso già predisposte da additivi chimici...) con - prima assoluta - un rudimentale light show.
La lotta per mettere sotto contratto i Pink Floyd, già sulla bocca di tutti senza aver inciso una sola nota, fu serrata: la spuntò la EMI, che, intravedendo il grande potenziale della band, concesse un anticipo astronomico, promozione, assistenza incondizionata e, da fine febbraio 1967, lo studio 3 di Abbey Road (lo studio 2 era occupato dai Beatles in mutazione pepperiana).
Forse il piccolo Syd Barrett aveva avuto tra le mani "Il Vento Tra I Salici", un capolavoro della letteratura vittoriana per bambini (e non solo - come per i parti di Lewis Carroll, abbondano enigmatiche letture trasversali): il settimo capitolo del libro di Kenneth Grahame si intitolava "Il Pifferaio Ai Cancelli Dell'Alba", così misteriosamente evocativo da rivelarsi un ottimo titolo per il primo lavoro del suo gruppo (in effetti, questi Pink Floyd sono ancora il veicolo delle idee di Barrett, che firma 8 pezzi su 11; 2 strumentali sono accreditati al gruppo, un solo brano è di Roger Waters).
Il disco non tradisce le attese, ed è già "altrove", distante anni luce dalla "Summer of Love" che vorrebbe adornare di fiori ed arcobaleni il pianeta Terra.

"Astronomy Domine" decolla con segnali morse e frammenti di radiocomunicazioni: un'astronave lanciata nell'iperspazio, alla ricerca di altri mondi ed altri (acidi) colori: giallo limone e verde limpido racchiudono gelide acque sotterranee, ma non è un cosmo placido e rassicurante. Giove, Saturno, Oberon, Miranda, Titania, Nettuno passano a velocità folle, le stelle terrorizzano, sfarfallii di luce accecante ... C'è Dan Dare, eroe dei fumetti di fantascienza anni '50, sorta di Capitano James T. Kirk ante-litteram, e nel gioco di citazioni non si può non notare che Oberon e Titania sono sì satelliti di Urano, ma anche personaggi del sogno di mezza estate shakespeariano (a suggerire che lo spaventoso viaggio non sia nello spazio esterno, ma nel centro della mente di Syd).

Con un cupo ed ossessivo giro di basso si piomba nell'oscurità: "Lucifer Sam", misterioso gatto siamese di Jennifer Gentle la strega, si aggira furtivo, setacciando il terreno in cerca di prede ... quello che in una stesura iniziale era, più prosaicamente, Percy l'acchiappatopi, è diventato un diabolico cacciatore notturno che cattura al primo ascolto.

"Matilda Mother" è la fiaba che la madre racconta al proprio bimbo, ansioso di sentire racconti meravigliosi: il Re governa la sua terra, sotto l'insegna dell'aquila scarlatta dagli occhi d'argento ... sono solo righe nere di un libro, ma basta leggerle e tutto risplende. L'intermezzo organistico di Wright è, appropriatamente, da "Mille E Una Notte", e il pezzo riprende col ricordo di tutto il tempo passato nella propria stanza ad ascoltare storie fatate, fluttuando su nuvole di luce. Si può leggere "lisergicamente", ma sembra più una genuina nostalgia dell'infanzia, e dell'innocente meraviglia del bimbo di fronte ad un racconto fantastico.

Meno innocente appare "Flaming", partenza spettrale ma inattesa svolta in filastrocca tra nuvole blu, unicorni, narcisi e denti di leone. "Hey ho, here we go, ever so high" è il prototipo del verso equivoco che le radio dell'epoca censuravano ...

"Pow R Toc H", strumentale accreditato al gruppo, è un'alzata di genio senza pari, e contiene germi dei Pink Floyd a venire: il rumorismo animale e le percussioni cicliche della parte in studio di "Ummagumma", linee melodiche pianistiche che odorano di "More", l'organo distorto di "Saucerful Of Secrets". In 4'25" sono ingabbiate e compresse idee per tre interi dischi futuri ... "Power To Cage"?

"Take Up Thy Stethoscope And Walk" è l'unico pezzo a firma Waters, ed effettivamente appare un po' fuori contesto, seppur nobilitato da un notevole a solo centrale di Wright (di netto sapore Soft Machine, ad onor del vero); curioso notare che già nel 1967 le tematiche di Waters girassero intorno al dolore della mente, al malessere ed all'alienazione che sarebbero esplosi in "The Wall", 12 anni dopo.

Qui finiva il lato A ... ma nell'era del CD lo stetoscopio fa una ben misera fine, schiacciato tra due colossi.


Image"Interstellar Overdrive" è il secondo strumentale accreditato ai quattro componenti, ed è un collaudato cavallo di battaglia, spesso tirato in concerto ben oltre il quarto d'ora: contrariamente ad "Astronomy Domine", l'astronave è ora sotto pieno controllo, pilotata con perizia per 9'43": dopo il decollo, con l'esposizione del tema, una magmatica parte centrale con larghi squarci di improvvisazione cosmica, ed il ritorno, con la ripresa del tema iniziale: prima appena accennata, poi ribadita con convinzione.

Spenti i retrorazzi, un ritmo metronomico introduce "The Gnome", esile racconto morbido e sognante sulla serena vita di Grimble Gromble e della sua grande avventura vittoriosa. Non ci è dato di sapere di più sull'avventura; il riferimento al "Signore Degli Anelli", proposto da alcuni, è troppo vago e fragile per essere convincente. Il brano è strutturato come "Flaming", egualmente descrittivo di fantasie, ma depurato dell'inquietudine iniziale, ed è una epitome della psichedelia inglese caramellata (quella dei "Tangerine trees and marmalade skies", per intenderci).

"Chapter 24" ha chiari riferimenti allo "I Ching", il "Libro Dei Cambiamenti": il capitolo 24 è quello del grande ritorno, del cerchio del tempo che si chiude, e le indicazioni piazzate da Barrett sono evidenti.
Il ciclo si compie in sei stadi, il settimo comporta il ritorno all'inizio del tempo; l'era settima sarà l'era della luce rinnovata, e si formerà incrementando di uno l'era dell'oscurità, la sesta; in un solstizio d'inverno un cataclisma azzererà l'era quinta, ma nulla si distruggerà definitivamente: questa sarà la base di una nuova rinascita.
L'importanza del contenuto fa passare in secondo piano l'aspetto squisitamente musicale del brano, che si svolge lento e solenne, come si conviene ad una lettura sacra che parla dell'eternità. L'assenza di pirotecnie spaziali o di acidità stralunate ha portato a considerare questa traccia come irrilevante, ma ingiustamente, perchè questo è un vertice della scrittura di Barrett, e dimostra uno spessore creativo capace di andare ben al di là dei fiabeschi mondi incantati e delle storie minime di gnomi.

"Scarecrow" è un'altra storia minima descrittiva, con uno spunto geniale: si cerca di entrare nei pensieri di uno spaventapasseri piantato in un campo d'orzo, rassegnato al suo destino immobile ed inutile (i topi che gli corrono intorno sicuramente non si curano di lui ...). Un ticchettio in 3/4, quasi a scandire il tempo che passa immutabile, e la musica che segue, discreta, la linea melodica del canto.

"Bike" chiude il disco in maniera splendida: divertissement sconclusionato, ai confini del non-sense ("ho una bici, col cestino e il campanello, se potessi te la darei, ma l'ho presa a prestito ... / ho un mantello stracciato, è rosso e nero ... / conosco un topolino senza casa, si chiama Gerald, sta invecchiando ma è un buon topo ... / ho un gruppo di uomini di zenzero ..."), ed una strofa finale folgorante: "Conosco uno spazio pieno di melodie, la maggior parte sono ad orologeria ... andiamo nell'altra stanza e facciamole funzionare"; segue un minuto e mezzo di superba rumoristica, chiusa da uno spettacolare coro di anatre meccaniche, ad ulteriore riprova della grande capacità di maneggio degli effetti sonori che sarà un marchio di fabbrica di tutta la produzione successiva.

Come ben noto, Barrett sarà presto estromesso (o si estrometterà), lasciando tracce flebili, sporadiche di genio in due dischi solo (già il titolo del primo, "Il Cappellaio Matto Ride", è tutto un programma), e confinato nella coda di "Jugband Blues" in "Saucerful Of Secrets". Ma i Pink Floyd del secondo LP saranno già altra cosa: perse per strada le filastrocche, accentuate le parti strumentali, volgeranno le spalle alla psichedelia orientando la prua, con decisione, verso il Suono Assoluto, verso l'infinito. Lasciandosi alle spalle il Capolavoro di Syd, l'amico perduto nei viaggi all'interno della sua mente. (Luciano Senes)

Curiosità ulteriori:

- l'edizione destinata al mercato statunitense, intitolata semplicemente "Pink Floyd", stravolgeva la sequenza brani, omettendo "Astronomy Domine", "Flaming", "Bike", sfumando "Interstellar Overdrive" ed inserendo, a cappello, il singolo "See Emily Play". Un vero massacro ...
- l'edizione del 40° anniversario riunisce le versioni britanniche originali mono e stereo, con sequenza brani identica ma missaggi sensibilmente diversi: confrontate "Pow R Toc H" per credere ...
- l'edizione speciale del 40° anniversario contiene un imperdibile terzo CD con i singoli del 1967 ("Arnold Layne"/"Candy And A Currant Bun", "See Emily Play" ed "Apples And Oranges"/"Paintbox"; "Scarecrow", lato B di "See Emily Play", è stato omesso perchè gia incluso nei dischi mono e stereo; in più, una alternate take di "Interstellar Overdrive", uscita solo su un EP francese, ed una versione stereo di "Apples And Oranges".
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