Sopravvalutati? Baciati da gloria effimera? Scaltri e presuntuosi dilettanti? Secondo alcuni è questa la banale realtà dei Doors. Nel loro destino ci sono polemiche, reazioni forti e atteggiamenti troppo velleitari.Ma è impossibile non intravedere un altro aspetto della stessa realtà: quell’intricato groviglio di contraddizioni è alla base del fascino ammaliante e seduttivo che i Doors hanno esercitato da subito, nei confronti di molti e senza alcuna fatica. Il loro primo disco viene pubblicato nel ’67, un anno denso di significati per la controcultura giovanile. Tra sogni di pace e d’amore universale, sulla spiaggia californiana di Venice spiccano l’ardore libertario e la bellezza inquieta di Jim Morrison. E’ lui, studente di cinematografia, aspirante poeta dai tratti surreali, il vero fautore del successo dei Doors. Il produttore Paul Rothchild coglie al volo l’enorme potenziale di una figura così carismatica e ne fa l’immagine stessa della band. Tuttavia, il primo album dei Doors non impressiona solo per la voce evocativa, straziante e magnetica di Morrison.

