| 25 Marzo 2012
DISCO MIX a cura di Jedediah Leland
Se non il primo, Giulio Casale è stato sicuramente il più mimetico: in "Polli d'allevamento" si calò nei panni del Gaber Giorgio, fino a ripeterne didascalicamente i movimenti, le espressioni, i gesti. Da quel momento si moltiplicarono le gaberizzazioni e oggi l'idea è stiracchiata in ogni sua possibile applicazione: il cantante da solo in scena a metà tra concerto e monologo (Rocco Papaleo, ancora Giulio Casale) lascia il posto al cantante che fa teatro tout-court (Simone Cristicchi), al cantante con lo scrittore, meglio se con pretese filosofiche (Gianmaria Testa e Erri De Luca), al cantante con l'attore (ancora Gianmaria Testa e Giuseppe Battiston: "Il pitone"), all'attore con il musicista (Elio Germano e Theo Teardo: "Viaggio al termine della notte"), al cantante con l'attrice che nel frattempo è diventata cantante (Mauro Ermanno Giovanardi e Violante Placido), al giornalista musicale con il cantante (Massimo Cotto ancora con Mauro Ermanno Giovanardi che deve averci preso gusto: "Chelsea Hotel"), fino al regista che interpreta monologhi tratti dai suoi film, con le musiche eseguite dall'orchestra (Nanni Moretti e le musiche di Nicola Piovani e Franco Piersanti). Questo solo per rimanere agli spettacoli attualmente in scena. I risultati, limitatamente ai titoli visti (e cioè tutti quelli citati, tranne i due con Giovanardi e a quello di Moretti), modesti se non imbarazzanti: operazioni costruite sulla carta, didascaliche e retoriche, in cui si resta a metà del guado, tra teatro e concerto, a dimostrazione che due malati cronici messi insieme non fanno mai un paziente sano.| < Prec. | Succ. > |
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