Concerti

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Stasera concerto con soli posti numerati all'Arena di Ginevra, bella struttura nei pressi dell'aeroporto, la pista del quale è visibile dai bar e dai ristoranti del mezzanino. L'acustica di grande qualità sarà la caratteristica precipua della serata, mentre la prevalenza di spettatori seduti è destinata, come d'abitudine, a rendere il concerto un po' meno 'caldo' del solito. Sopratutto all'inizio, quando il concerto comincia senza che il pubblico sia ancora tutto entrato in sala. Alle 20 si comincia con la solita batteria di pezzi, cinque stasera, inclusa "Just Like a Woman', nei quali Dylan è alla chitarra.

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Niente 'Workingman Blues #2" stasera, la tradizione operaia di Torino evidentemente non è bastata. Non che siano mancate le sorprese, al concerto di stasera. Ma andiamo con ordine. Il Palaolimpico di Torino è un posto orrendo per i concerti, l'acustica è atroce, con i bassi distorti, e troppe luci artificiali in sala che annullano l'effetto delle luci di scena. Questo, insieme al cemento e ai seggiolini di plexiglass, danno al complesso lo sgradevole aspetto di un hangar. Il concerto comincia puntuale alle 21 e il secondo brano è una insolita, rispetto alle setlist di questi ultimi tempi, 'Times They Are a-Changin'.

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La Porsche Arena è una struttura nuovissima che viene utilizzata per concerti ed eventi sportivi. Sembra ancora più capiente dei 7500 posti dichiarati, e stasera è completamente piena; il che tuttavia non le toglie un aspetto un po’ freddo, da palazzetto dello sport (ma l’acustica si rivelerà molto buona), accentuato dal fatto che, quando il concerto comincia (alle 19.30), dalle finestre in alto piove ancora un po’ di luce sulla scena. “Tweedle Dee & Tweedle Dum” e “It Ain't Me, Babe” aprono bene il concerto , ma Dylan non sembra entusiasta e l’occhiataccia che a un certo punto lancia a uno dei chitarristi fa temere che la serata non sia fra le migliori.

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Lontana dalla città, la Jahrhunderthalle è una struttura relativamente piccola e gradevole. Lo si capisce immediatamente quando il concerto ha inizio: le transenne e il pubblico sono quasi addossati a un palco piuttosto basso; per gli spettatori seduti in fondo forse il risultato non dev’essere dei migliori, ma per la prima fila l’effetto è molto gradevole, con un’atmosfera più da club che da hall. Rispetto alla sera precedente la scaletta subisce diverse modifiche. “Cat’s in the Well”, “Dont’ Think Twice” e “Watching the River Flow” aprono il concerto, appare subito evidente che la band è concentrata e Dylan canta con grande cura.

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Con Bob Dylan in giro per l'Europa
ImageCi sono città nelle quali, in genere, ci si può aspettare che Bob Dylan offra buoni concerti. Amsterdam è fra queste, e infatti i biglietti della Heineken Music Hall (una sala polivalente, dall’ottica acustica, in grado di accogliere circa 5000 spettatori, con posti a sedere sul fondo e un’ampia pista davanti) erano esauriti da mesi. Due ore prima dell’apertura delle porte, prevista ed attuata alle 18 (i concerti in Olanda cominciano presto: alle 19.30 in questo caso), i più accaniti sono già in coda. Tutto è puntuale e ben organizzato e all’ora prevista la band è sul palco. Come sempre da molti anni a questa parte, il set si apre con un pezzo che serve per ‘scaldarsi’ (“Cat’s in the Well” entrambe le sere). Dylan sarà alla chitarra per le prime quattro canzoni, per poi tornare alla tastiera; è una sorpresa per questo tour europeo, dal momento che non la suonava sul palco da quasi quattro anni.
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ImageE’ voce antica, profonda a volte aspra quella di Rita Botto che ieri sera ha cantato al Teatro della Tosse di Genova nell’ambito della rassegna Il Canto della Terra ideata e curata dall’Associazione Culturale Coloriamo & Musica. Rita è siciliana colta nata alle pendici dell’Etna ma emigrante residente a Bologna. Negli anni ha mantenuto uno stretto rapporto con la propria terra sviluppando una musica sempre sospesa tra ricerca e tradizione: portatrice sana di sicilianità. Ed è un po’ obiettivo della rassegna dare spazio a tre grandi voci femminili del panorama italiano (Roberta Alloisio, Rita Botto, Lucilla Galeazzi che si esibirà il prossimo 12 aprile) interpreti di quello che in un bel libro Luca Ferrari ha definito “folk geneticamente modificato”, ovvero sia tutte quelle note popolari intrise (inevitabilmente) delle diverse sensibilità provenienti dal mondo della musica popular (nel senso di pop e non di popolare): musica mediata dagli strumenti della divulgazione e dell’informazione. Alla Tosse Rita Botto ha incantato con voce sapiente e elegante, genuina e gentile, inanellando molti dei brani del suo sinora unico cd, rigorosamente in dialetto, Stranizza d’Ammuri, non contando quello autoprodotto dedicato a Rosa Balistreri, signora assoluta del canto popolare. Un dialetto quello di Rita masticato, sgranato a raffica, sussurato, manipolato come pasta dalla sua voce che ha meravigliato il pubblico con Scioglilingua, un eccezionale esercizio d’abilità vocale che ha ricordato da vicino le improvvisazioni di un gigante del canto jazz italiano come Maria Pia De Vito.

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