Concerti

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Con l’esaurimento delle grandi scuole jazzistiche e, per contro, la massiccia infiltrazione del linguaggio afroamericano nella maggiorparte delle musiche popular del mondo, la parola jazz è diventata un concetto sempre più vago dal punto di vista stilistico, ma non da quello filosofico: sinonimo di mescolanza, sperimentazione, rischio, sorpresa, improvvisazione. Manifestazioni come Jazz Fuori Tema, quest’anno alla quarta edizione, fungono in questo senso da promemoria. Grazie all’attenta e demiurgica direzione artistica di Alberto Bazzurro, la tre giorni tortonese si è confermata come una delle realtà più stimolanti e trasversali dell’intero panorama. Nel centenario dalla morte di Giovanni Pellizza da Volpedo, socialista e grande pittore del simbolismo e divisionismo italiano, autore del celebre Quarto Stato, la rassegna si è aperta con il bassista elettrico Andrea Rossi Andrea, padrone assoluto del proprio strumento ma soprattutto artista visivo, filosofo del Fluxus e non solo, amante della percezione sinestesica. Molto sinteticamente, il Fluxus è un movimento culturale nato in Germania nei primi anni ’60 “che rivendica l'intrinseca artisticità dei gesti più comuni ed elementari e promuove lo sconfinamento dell'atto creativo nel flusso della vita quotidiana in nome di un'arte totale”.

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ImageBIGLIETTI

Costo dei singoli concerti: posto unico 12.00 € + prevendita

eccetto la serata del 28 luglio che è a ingresso gratuito.

Abbonamento ai 4 concerti: 35,00 € + prevendita.

PREVENDITE

Chiosco Genovainforma, Piazza Matteotti

Online su: www.happyticket.it

 

 

 

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Sono alla mia ultima tappa della tournee di Bob Dylan, che proseguirà invece sino al 5 maggio in Europa per poi riprendere da fine giugno in nord America. L’enorme Hallenstadion di Zurigo è gremito da un pubblico dall’età media decisamente più alta rispetto a quanto visto nelle due precedenti serate italiane; si tratta di un pubblico molto compito, che applaude educatamente fra un brano e l’altro ma non si lascia andare a manifestazioni d’entusiasmo, anche a causa di una security rigida che costringe tutti a restar seduti fino agli encores, quando qualche centinaio di fans riescono ad accalcarsi sotto il palco.

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Non c'è dubbio che il pubblico milanese sia stato trattato meglio di quello torinese, non soltanto per l'acustica della sala: a confronto del Palaolimpico di ieri, il solitamente deprecabile Datch, ex Filaforum, è sembrato infatti il paradiso della musica. Cosa più importante, il Dylan di stasera sembrava spiritato, senza i malumori che avevano adombrato la performance di ieri, ed anzi persino sorridente, in particolar modo durante le numerose jam nelle quali ha condotto la band nel corso della serata.

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Stasera concerto con soli posti numerati all'Arena di Ginevra, bella struttura nei pressi dell'aeroporto, la pista del quale è visibile dai bar e dai ristoranti del mezzanino. L'acustica di grande qualità sarà la caratteristica precipua della serata, mentre la prevalenza di spettatori seduti è destinata, come d'abitudine, a rendere il concerto un po' meno 'caldo' del solito. Sopratutto all'inizio, quando il concerto comincia senza che il pubblico sia ancora tutto entrato in sala. Alle 20 si comincia con la solita batteria di pezzi, cinque stasera, inclusa "Just Like a Woman', nei quali Dylan è alla chitarra.

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Niente 'Workingman Blues #2" stasera, la tradizione operaia di Torino evidentemente non è bastata. Non che siano mancate le sorprese, al concerto di stasera. Ma andiamo con ordine. Il Palaolimpico di Torino è un posto orrendo per i concerti, l'acustica è atroce, con i bassi distorti, e troppe luci artificiali in sala che annullano l'effetto delle luci di scena. Questo, insieme al cemento e ai seggiolini di plexiglass, danno al complesso lo sgradevole aspetto di un hangar. Il concerto comincia puntuale alle 21 e il secondo brano è una insolita, rispetto alle setlist di questi ultimi tempi, 'Times They Are a-Changin'.

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